Instagram – ovvero come si sviluppa un esperienza di community sul web

Confesso che queste settimane sono state delle settimane di esperienza entusiastica di un social web come Instagram.
La notizia dell’acquisto di Instagram da parte di Facebook mi hanno fatto avvicinare con curiosità a questo social incentrato sull’uso del proprio Smartphone e della sua funzione di macchina fotografica.

La domanda di base che mi spingeva a conoscerlo era naturalmente semplice: per quel motivo si spendevano centinaia di milioni di dollari nell’acquisizione da parte del sociale network principe Fb.

L’ingresso in Instagram è stato semplice.

Ero seduto sulla poltrona. Ho inquadrato il soggiorno ed ho scattato una foto. L’ho pubblicata.

Vi confesso che per qualche settimana l’uso sporadico mi hanno fatto domandare quale fosse la sua utilità.
In fin dei conti l’uso che ho sempre fatto della macchina fotografica è sempre stato saltuario.

Durante una gita con degli amici, mentre eravamo impegnati a giocare in un parco pubblico con i mi sono dedicato a fare foto (come sempre, quando si vuole portare a casa qualche ricordo). Mi sono ricordato di Instagram per il desiderio di condividerle. Ma con chi?
Ho usato per la prima volta il tag ovvero la pratica di descrivere con l’uso di alcune parole chiave. L’ho usato in inglese (superando l’imbarazzo di chi questa lingua la usa veramente poco).

L’effetto?

Immediatamente ho visto apparire dei like all’immagine. Nomi sconosciuti stavano dicendo: Mi piace.

E’ stata una scintilla. Un azione, come quella di fare una semplice foto, poteva mettermi in contatto con il mondo!

Il meccanismo mi aveva ormai intrigato. Ho iniziato ad usare con maggior frequenza lo sguardo e l’attenzione di cogliere dei momenti che mi appartenevano e di condividerli. Nei primissimi giorni le ragioni della connessione con altri utenti mi era inspiegabile. Solo una ragione di tag? In parte si. Ho iniziato a scoprire chi erano le persone che apprezzavano le mie foto. Entrando nel loro profilo potevo osservare qual’era il loro sguardo sul mondo. E’ stato emozionante trovare visioni simili alla mia ma anche spazi di ricerca visiva di una ricchezza per me inimmaginabile. Il meccanismo è diventato più semplice: iniziare a seguire chi trovavo più interessante. Ho ampliato il mio raggio con le ricerche per tag: quali luoghi vorrei conoscere, quali edifici vorrei visitare sono un architetto e la curiosità di girare il mondo alla scoperta delle sue architetture mi insegue sempre! Ho iniziato ad apprezzare tagli particolari, colori ed effetti che mi restituivano il piacere dell’osservazione.

Perché Istagram è un social vero e proprio.

Un flusso costante di azioni compiute dai suoi frequentatori. Ma in questo caso sono solo immagini, tutte prodotte dall’osservazione continua che viene fatta in giro per il mondo. Ho iniziato a seguire persone in Giappone, in Francia, in Svezia, in Malesia, negli USA, in Australia. E il seguire (semplicemente dicendo mi piace sulle immagini) ho generato l’essere seguito a mia volta.

Ho così iniziato la mia avventura in Instagram.

Giorno per giorno osservo il mondo, il mio mondo, fatto delle solite cose, delle solite abitudini, ma osservato con un po’ più di attenzione. Una luce, un ombra, un gesto, un colore al giorno da condividere con dei nuovi amici. Nuovi amici che mi raccontano giorno per giorno il loro mondo, che è diventato anche il mio.

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