Vinix La Consegna

Vinix

Abbiamo seguito Vinix dalla sua nascita e visto che condividiamo pienamente l’approccio tecnologico con cui Filippo Ronco ha sempre trattato il mercato del food & wine ci sembra giusto evidenziarne qualche peculiarità.

In una lontana intervista su Fanpage a Vinix veniva attribuito un “business model ibrido basato su account “pro” a pagamento con ulteriori servizi per professionisti, pubblicità contestuale basata su tag con sistema proprietario VTA, pubblicità display e servizi on demand come per esempio le traduzioni. A ciò si aggiungono i seminari di formazione che facciamo in giro per l’Italia”.

Vinix La CordataE’ di quest’anno il cambio di passo con il lancio del Vinix Grassroots Market infatti, in una intervista di giugno 2013, a proposito del modello di business Ronco dichiara “abbiamo quasi completamente accantonato il modello pubblicitario per perseguire un modello sostanzialmente freemium, con iscrizione pro con vantaggi crescenti e diversificati a seconda della categoria di appartenenza e dell’ambito di utilizzo della piattaforma. Il fiore all’occhiello dello sviluppo di Vinix è sicuramente Vinix Grassroots Market, un mercato diretto sul quale riponiamo gran parte delle nostre speranze di business per il futuro”.

Su Intravino leggiamo: in Vinix Grassroots Marketgli utenti possono unirsi in cordate e acquistare vino direttamente dalle cantine a prezzi particolarmente vantaggiosi. Certo, è possibile anche fare un acquisto singolo di minimo 12 bottiglie ed usufruire di uno sconto pari a circa il 10% rispetto al prezzo medio in enoteca. Ma la forza dell’idea è relativa all’acquisto condiviso: più si è, più si risparmia. Utenti geograficamente vicini hanno infatti la possibilità di unirsi in veri e propri gruppi di acquisto e lanciare cordate relative ad uno o più dei vini in vendita. Da quelle 12 fino ad un massimo di 480 (!) bottiglie. Ogni cordata può durare una, due o tre settimane e durante questo periodo di tempo gli altri utenti dello stesso gruppo di acquisto possono decidere se unirsi o meno.”. Le Faq sono molto dettagliate ed esiste anche un bel video e qualche considerazione di terzi.

Pochi giorni fa Ronco a proposito di Logiche di distruzione del made in Eataly , una lunga discussione sulle modalità di fare Business delll’azienda di Farinetti che vi invitiamo a leggere, interviene dicendo: “ponevo l’attenzione sul fattore distributivo e sulla genialità di questo “gestire il limite”. E mi domandavo – già allora – come diavolo avrebbe fatto a servire più di un negozio con prodotti di estrema nicchia considerata l’estrema esiguità di prodotto e avevo ipotizzato che ci fosse una turnazione meticolosa di piccoli artigiani in modo da avere sempre il prodotto disponibile ma di produttori diversi. In altre parole, tanti produttori diversi della stessa cosa per far fronte a una domanda altrimenti soddisfabile solo su logiche industriali. Ho pensato, genio! Ma poi è dura tenere un ritmo del genere e comunque credo che il prodotto non basti mai, quello vero dico. Quando guardo Farinetti vedo uno straordinario comunicatore / imprenditore / imbonitore che come giustamente dici anche tu mette in risalto i punti di forza glissando completamente sulle criticità. Come è ovvio che sia, del resto. Solo che gestire il limite è effettivamente un casino e siccome non lo fa nessuno lo fa lui (in questa nicchia) alle sue condizioni e con i suoi pro e i suoi contro. Tutto questo, come dici, è una bellissima esperienza imprenditoriale che però ha un po’ perso nei fatti quell’ancoraggio al buono pulito e giusto con cui mi era parso si fosse sposata. E a perderci sono un po’ entrambi. Il parallelo con l’autogrill-boutique è un filo ingeneroso ma tutto sommato calzante. Forse è anche impossibile spingersi oltre con questo modello o forse no. Posso dirti, per esperienza, che far convivere etica e commercio è impresa che va ben oltre la gestione del limite. E so di cosa sto parlando” 

Ma questi sono tutti i punti di cui ci siamo occupati anche noi di Ciboprossimo!

Da un lato la tecnologia. I principi implementativi di Vinix sono basati su analisi delle caratteristiche del mercato assolutamente non banali. Il valorizzare gli aspetti sociali dell’acquisto, come fa Vinix Grassroots Market, non è solo una modalità tecnica per implementare un sito, ma secondo noi nasce proprio nei concetti di analisi del limite che troviamo ben descritti a proposito di Farinetti. Il limite nella disponibilità di prodotto e i limiti nelle modalità di consegna non vengono superati costruendo nuove strutture fisiche ma sfruttando quell’intelligenza senza la quale non si possono superare tutte le condizioni di scarsità. Ecco le cordate, che possono comprare le disponibilità reali di prodotto, e le consegne al capocordata che non può essere molto distante dal gruppo che decide di fare qualcosa insieme. E la tecnologia, senza questa non sarebbe possibile implementare tutto questo.

L’altro lato. Eataly offre un servizio basato sulla presenza fisica nel territorio e deve partire dalla ricerca di capitale, che diventa disponibile in funzione delle aspettative di ritorno degli investitori. Il modello è noto e proprio per questo è possibile implementarlo solo all’interno di logiche economico/finanziarie consolidate.
Qualcuno, nella discussione, ha avvicinato Eataly a Autogrill e Ikea; infatti l’unica cosa che differenzia l’azienda di Farinetti dagli altri è la tipologia dei prodotti e la qualità degli stessi, perché le modalità operative non possono essere molto diverse, visto che sono connaturate all’idea stessa di grande distribuzione. Un punto vendita è caratterizzato dalla disponibilità costante di prodotti di una certa natura ed ecco qui la scommessa di Farinetti: adeguare a questa modalità distributiva produzioni con caratteristiche ben diverse, quelle descritte da Ronco.  Le caratteristiche di un modello di business così strutturato sono difficilmente modificabili, cosa che invece può essere fatta facilmente nel virtuale,  come testimonia la storia di Vinix. Attenzione che non basta avere un sito, perché lo shop di Eataly è virtuale ma ha le stesse caratteristiche del punto vendita e cioè prodotti definiti e disponibili che pur se consegnati a casa rimangono gli stessi prodotti che la struttura fisica e di marketing ha legato al brand Eataly. Vinix su questo fa un notevole passo avanti perché lega il prezzo alle modalità di consegna creando un qualcosa non rappresentabile nel modello di business della distribuzione ma, contrattualizzando i fornitori per ragioni commerciali, deve entrare in contatto con le modalità standard di quel mercato subendo quelle tensioni a cui fa riferimento Ronco quando parla di “far convivere l’etica e il commercio” e per le quali non si sente in fondo di criticare Farinetti come d’altro canto non facciamo nemmeno noi.

Vinix La Consegna

Sono le mani alzate in segno di gioia di quelli che ricevono la sospirata consegna la vera differenza tra Eataly e Vinix.
Ma noi di Ciboprossimo facciamo una provocazione: supponendo che tutti i caseifici artigianali italiani producano una ricotta senza caratteristiche particolari, quale è la soluzione migliore per venderle tenendo presente sia la lezione di Farinetti che quella di Ronco?

Un pensiero su “Vinix

  1. Bello! Non avevo visto questo articolo grazie per la segnalazione.
    Ulteriori novità introdotte di recente al sistema:

    – ordine minimo non più di 12 ma di 6 bottiglie quasi per tutti i prodotti
    – capocordata remunerato con 90 centesimi a cassa per lo sbattimento
    – molte casse miste disponibili nei singoli shop e pacchi prova misti

    Per essere sempre aggiornati sull’evoluzione della piattaforma:
    https://www.vinix.com/shop/faq_shop.php

    Un caro saluto, Filippo

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