Vendita Carne Razza Piemontese

Le opportunità della “filiera corta” agro-alimentare

Introduzione

Molto spesso, quando siamo seduti a tavola e stiamo gustando un’ottima bistecca alla fiorentina o ci troviamo davanti ad un bel tagliere di formaggi o ancora a delle verdure in pinzimonio, viene da chiedersi da dove provengano tali prodotti.
Questa semplice ma altrettanto arguta domanda è indice di sensibilità verso una precisa idea riguardo la qualità dei cibi: un’idea che esula dalle semplici caratteristiche organolettiche del prodotto, ma che si origina nella convinzione della bontà della provenienza a Filiera corta. Convinzione ormai molto diffusa tra i consumatori italiani, visto che vengono stimati in 8,3 milioni quelli che acquistano almeno una volta durante l’anno direttamente dai produttori (fonte Istat)
In realtà possiamo parlare di un ritorno alla filiera corta, in quanto solamente nell’ultimo dopoguerra nel nostro Paese abbiamo assistito all’affermarsi della distribuzione organizzata, a partire dalle grandi città; in confronto, attualmente, grazie anche alle nuove tecnologie, ci sono maggiori possibilità d’acquisto per il consumatore che sceglie di acquistare prodotti locali.
Questa tipologia di vendita ovviamente non coinvolge esclusivamente i consumatori, che sono gli “attori”, seppur principali, di soltanto una parte dell’atto di compravendita: dall’altra parte vi è un grande tessuto di aziende, per la maggioranza di medie e piccole dimensioni, che hanno investito tempo, denaro ed energie nella promozione di una tipologia di vendita che non molti anni fa considerata innovativa, dando vita a nuovi mercati alimentati da un numero di consumatori in crescita. […]

I canali di distribuzione dei prodotti agro-alimentari

La scelta aziendale di distribuire i propri prodotti attraverso un determinato canale, detto appunto di distribuzione, è liberamente affidata alle singole aziende che valutano dove risiede la maggiore convenienza, affidando a questa parametri diversi (economici, etici, ambientali, ecc.).
La filiera di distribuzione “tipo” dei prodotti agro-alimentari risulta essere quella così detta “lunga”, ovvero coinvolgente un consistente numero di soggetti economici; grossista e dettagliante sono in questo caso gli intermediari presenti, aventi il compito di fare da tramite tra il produttore ed il consumatore finale.
Altra tipologia è rappresentata dal canale di distribuzione corto, che prevede invece la presenza di un dettagliante come intermediario tra il produttore ed il consumatore; rappresenta colui che viene a diretto contatto con il consumatore finale, tramite la vendita in mercati o negozi.
Il canale di distribuzione diretto (produttore-consumatore) permette al prodotto di raggiungere direttamente il consumatore sul mercato; al suo interno si inseriscono la “vendita diretta” e la “Filiera corta”, intese nel senso comune del termine, cioè la prima riguardante le aziende agricole che scelgono di commercializzare direttamente i propri prodotti, e la seconda i consumatori alla ricerca di cibi dal minor impatto ambientale.
In conclusione, indipendentemente dal canale di distribuzione adottato, l’obiettivo di un produttore oculato è “produrre ciò che si vende” e non “vendere ciò che si è prodotto”.

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Caratteristiche della “Filiera corta”

La scelta di acquistare prodotti a “Filiera corta” apporta notevoli vantaggi al consumatore: riguardo al prodotto ne guadagna la qualità in termini di freschezza e stagionalità; è noto infatti che è molto stretta la relazione tra freschezza, intesa come distanza dal momento della raccolta, e stagionalità, e la qualità in termini organolettici e nutritivi del prodotto.
Da un punto di vista economico, la convenienza del prezzo dei prodotti acquistati è stata ed è ancora oggi un punto di forte attrazione per i consumatori: margini di risparmio relativamente ampi si possono raggiungere con prodotti freschi come frutta ed ortaggi, che non richiedono ulteriori lavorazioni dopo la raccolta; diverso invece per i prodotti trasformati, come formaggi e vino, che possono risentire dell’aumento di costi dovuto alle lavorazioni su piccola scala ed in modo artigianale.
Queste caratteristiche sono ovviamente valide in relazione all’onestà del produttore, dal quale dipende il rapporto qualità-prezzo della propria merce in vendita. Questo fattore, in molti casi, va affievolendosi, essendo quello della “vendita diretta” un metodo di compravendita caratterizzato dalla forte vicinanza dei rapporti tra produttore e consumatore, tra i quali spesso si instaura un bel rapporto di fiducia reciproca, che sconfina dal semplice rapporto commerciale.
Da un punto di vista etico, soggettivamente opinabile, la Filiera corta costituisce un forte mezzo di sostentamento per i tanti piccoli e medi produttori agricoli, già tirati fuori dai circuiti della grande distribuzione organizzata (GDO), e recentemente indeboliti, in modo maggiore rispetto alle grandi aziende, dall’attuale crisi economica.
In generale, la Filiera corta si propone, oltre come mezzo di compravendita, anche come mezzo di ricerca della qualità negli alimenti, ovvero come strumento per il mantenimento della salute psico-fisica attraverso il consumo di cibi esenti da residui di pesticidi e inquinanti, sempre in relazione al rapporto di fiducia con l’agricoltore o ad eventuali certificazioni rilasciate sui prodotti.
Gli acquisti effettuati da produttori locali o tramite vendita diretta si propongono non sostitutivi a quelli effettuati presso la GDO o piccoli negozi di alimentari, ma bensì integrativi: in relazione anche agli attuali standard di vita molto frenetici, è infatti fisicamente molto difficile, in particolare per chi abita in grandi centri urbani, riuscire ad acquistare tutti gli alimenti necessari da produttori locali.

Tipologie

La “vendita diretta” da parte delle aziende è ad oggi regolata da una serie di leggi, sia a carattere nazionale che, in qualche caso, regionale; si cita l’art. 4 del Decreto Legislativo n. 228/01 che permette agli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese, di vendere direttamente al dettaglio i prodotti provenienti, in misura prevalente, dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità. Risulta evidente quindi la possibilità per i contadini, la cui azienda risulta iscritta al registro delle imprese, di commercializzare anche prodotti di terzi, purché non siano prevalenti (50,1%) in termini di quantità o valore.
In merito alle tipologie di vendita diretta possiamo ricordare:

I mercati contadini: in inglese farmer’s market, sono manifestazioni pubbliche, stabili od occasionali, organizzate da enti o associazioni di categoria; vi partecipano diversi produttori agricoli, che mettono in vendita i propri prodotti grazie a stand o bancarelle.[…]

I distributori automatici in sede fissa: come già detto, l’esempio più eclatante è costituito dai distributori di latte crudo, un prodotto molto apprezzato da chi effettua i propri acquisti presso aziende agricole. […]

G.A.S. (Gruppi d’Acquisto Solidale): trattasi di un gruppo di persone, generalmente dal numero ristretto (20/30), che s’incontrano per acquistare prodotti di uso comune, rafforzati dal numero e spinti dalla consapevolezza di un consumo critico sulla scelta dei prodotti in base a criteri stabiliti da loro stessi. Dall’approvazione della Legge Finanziaria 2008, i GAS sono stati definiti “associazioni non lucrative costituite per acquistare e distribuire beni agli aderenti, senza alcun ricarico, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale”. Questo provvedimento consente ai Gruppi, costituiti in associazione, di svolgere le proprie attività nel pieno rispetto della normativa fiscale, equiparati a soggetti non commerciali. […]

Vendita diretta: si tratta della vendita diretta propriamente detta, effettuata presso lo spaccio aziendale, che può essere situato nei locali aziendali o in sede distaccata. […]

Il commercio elettronico: sviluppatosi ormai da diversi anni, nel settore agro-alimentare, rappresenta un’ottima opportunità per le aziende agricole e per le piccole imprese di trasformazione che tentano di instaurare un rapporto diretto con il consumatore. […]
Per maggiori approfondimenti si rimanda a: Il commercio elettronico come forma di filiera corta dei prodotti agroalimentari (Rivista di Agraria.org num. 96).

L’articolo è stato pubblicato sulla Rivista -> N. 126 – 15 giugno 2011 e l’autore è Luca Poli. Ne abbiamo riportato questo ampio stralcio perché sentivamo la necessità di rimettere nero su bianco la definizione delle parole di questo mercato. Il pay off di Ciboprossimo “Costruiamo insieme la filiera corta” viene proprio dall’avere ricompreso il senso dei termini e ridato a ciascun protagonista il ruolo che gli compete.  Tutto è nato dall’avere scoperto che negli altri paesi hanno fatto così. Definito il concetto, ad esempio Filiera corta, elencano chi e come fornisce il servizio in quelle modalità in modo semplice ed efficace. Provate a riguardare a tal proposito cosa fa il ministero dell’agricoltura francese.  Leggendo quell’articolo, anche voi siete rimasti colpiti dalla frase “il 71% dei francesi preferiscono acquistare prodotti locali” ? A proposito avete guardato bene la foto? Quella carne piemontese di altissima qualità si vende un solo giorno alla settimana per poche ore…

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