Il Parco Pop non è un luogo vuoto

Parco Pop: raccolta di idee per un parco partecipato

Ieri 14/9/2013 a villa Litta c’è stato un incontro di cittadini per raccogliere idee su cosa fare del Parco Pini Oltre il Pioppeto una volta che, l’accoppiata Comune e Provincia di Milano, abbiano deciso di abbandonare definitivamente la folle idea di cementificarlo.

Se approfondite cos’è il Parco Pop, leggendo il  documento stilato dai Costruttori di Urbanità,  avrete gli strumenti per proporre la vostra idea su come mantenere questa bellezza a Milano. Chi vuole conoscere i referenti di questa avventura può leggere il bel resoconto di un’altro incontro avvenuto a giugno a Milano con i Lunedì Sostenibili dove tutti i protagonisti sono seduti sulle balle di fieno dell’anfiteatro del Parco POP. Se siete come me tra quei cittadini che non capiscono perché bisogna lottare contro i propri eletti per difendere la bellezza che è un diritto inalienabile di tutti, seguite il sito del Parco Pop e nello specifico la  pagina Stop cemento! Non costruite sul parco. Mi raccomando partecipiamo perché, anche se sembrerebbe non concepibile, esistono e sono nei posti di potere, quelli che vedono il mondo solo sotto uno strato di cemento .

Il Parco Pop non è un luogo vuoto

Se avete seguito tutti i link precedenti sarete talmente edotti sul Parco Pop che potrete evitare di leggere le righe successive a meno che non abbiate voglia per un attimo di abbandonare un percorso logico, e farvi lasciare intrigare da cosa possono evocare tracce di parole dette durante quell’evento. Io ho fatto così e ho passato molto bene il mio pomeriggio.

La presenza di così tante specie a distanza ravvicinata dà vita ad un numero elevato di micro-habitat tra loro adiacenti (bosco misto, coltivi ed orti, piccole raccolte di acqua, frutteto, spazi aperti) che esaltano la biodiversità complessiva. In virtù delle sue dimensioni non trascurabili e della varietà della vegetazione documentata, questa area risponde ai requisiti per avere ruolo di rilievo nella rete ecologica urbana.

Un monitoraggio molto parziale del sito, ha già evidenziato 23 specie ornitiche, tra cui presenze di grande valore come il picchio verde e il picchio rosso maggiore legati ad ambienti forestali maturi.  (dati raccolti da Thomas Giglio LIPU Milano)

Nel Vallese nell’800, stava sparendo l’acqua. Anziché andarsene gli abitanti si sono uniti e hanno inventato un nuovo sistema idraulico. Vedevano questa cosa come necessità e quindi si sono organizzati, hanno costruito capacità nuove e qualcosa che dura nel tempo.

Sono i cittadini stessi che propongono e si costruiscono il loro futuro, quello che succede al Pini e’ qualcosa di simile. Pensate agli orti come ad un Commons. C’è una tensione una volta costruita a continuare di anno in anno. Vedere tra trent’anni un albero piantato da noi. Non aspettiamo ma facciamo. Immaginiamo il nostro futuro.

Pini Oltre il Pioppeto possiamo pensarlo come un luogo selvaggio. Oltre. Noi umani siamo un mondo non il mondo.

Quando nel 1905 Litta lascia i tenimenti con la villa, la parte a parco arrivava fino a Villapizzone e aveva una dimensione agricola. Tutto rimane così fino al 1927 quando passa al Comune. Villa Litta la chiamavano la “ca dei matt”,  perché allora loro lavoravano nel parco. È in quegli anni che iniziano a lottizzare distruggendo il patrimonio a verde. Modigliani quando ha lasciato aveva chiesto nel testamento che venisse mantenuta la sua identità verde e quindi quando gli amministratori non ricordano i patti che hanno sottoscritto, la storia di un luogo ….

non può nascere niente di buono ed è nostro dovere ricordarglielo anche perché è la natura che, imboscatasi dietro quel cancello, dimenticata da tutti, ci ha dato prova della propria forza e della necessità che noi abbiamo di lei.

E’ allora che le persone hanno abbandonato le loro sedie e divise in più gruppi hanno iniziato a raccogliere le loro idee su come volevano che diventasse quel gioiello che il caso ha ci ha tramandato. Partecipate al concorso e mandate le vostre idee mi raccomando.

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