La filiera del Parmigiano Reggiano - Design Sistemico

Progettare la sostenibilità produttiva e ambientale del Parmigiano Reggiano

Durante le vacanze di Natale devi assolutamente leggere e devi staccarti da quel computer!!! Per cui giù libri e altri link che hanno tramutato la mia vacanza in qualcos’altro. Per non sentirmi troppo solo quando trovo qualcosa che possa stimolarvi a seguire le mie orme ve lo propongo. Non è il primo in ordine di tempo, ma fa vedere qualcosa di molto interessante. L’argomento è il Design Sistemico e l’omonimo libro, edito Slow Food, di  Luigi Bistagnino ed è intrigante perché propone esempi di reinterpretazione dei sistemi produttivi veramente stimolanti. Per invitarvi alla lettura ho preso da pagina 26 come questa nuova disciplina interviene a proposito delle attività agricole industriali.

Con la produzione di parmigiano reggiano, tutti gli output generati dall’allevamento bovino della vacca rossa reggiana avviano un nuovo sistema produttivo, che economicamente risulta essere molto più remunerativo del solo prodotto caseario e che diversifica le specialità agroalimentari del territorio.

La filiera del Parmigiano Reggiano - Design Sistemico

È sorprendente come possano essere messi in moto nuovi processi produttivi partendo da quelli esistenti semplicemente cambiando il punto di osservazione e di indagine. Ma quel che più stupisce è come possono nascere attività economiche completamente nuove considerando gli scarti non come rifiuto da espellere ed eliminare, bensì come materia prima. È evidente che le produzione attuali, concentrate solo su ciò che stanno realizzando, sprechino una quantità enorme di risorse solo perché non le conoscono. Viene quindi messa in risalto una forte richiesta di cambiare la cultura specialistica monosettoriale, in un ampia revisione di discussione tra diversi saperi, interconnessi in cui ognuno tragga la propria linfa vitale dal dialogo con gli altri. È una considerazione semplice e quasi banale, ma ha una forza dirompente. Infatti i progetti non potranno più essere chiusi in se stessi, ma dovranno essere inseriti nel contesto in cui prendono vita e considerare tutte le ricadute da essi generate. Questo continuo flusso di analisi e di retroazioni correttive dei processi non solo riuscirà a farci avvicinare a “zero emissioni” ma renderà parte integrante e positiva del territorio ogni attività, mantenendo con estrema semplicità le caratteristiche ambientali locali, conservandone la cultura materiale e stimolando la ricerca di continui migliori utilizzi degli output generati in sistemi produttivi aperti: una concessione positiva e dinamica della nostra vita e dell’ambiente in cui ci troviamo.

Questa nuova visione incentrata sul territorio circostante porta a rivalutare il “vicino”(locale) rispetto al “lontano” (globale) e a modificare i flussi di prodotti che, sfruttando una logistica sofisticata ed efficiente (ma estremamente dispendiosa in termini di energia utilizzata), arrivano da ogni parte del mondo a favore di quelli che si possono invece reperire con facilità sul posto con qualità decisamente superiore e a minor prezzo. Si ribalta il concetto economico collegato alla globalizzazione, in favore di uno sviluppo locale che reperisca facilmente nell’immediato intorno quanto può essere necessario, e si ribalta anche la divisione logistica interessata ad assolvere, con brevi distanze e con mezzi più piccoli, la richiesta di beni nell’area circostante. Si rafforzano di conseguenza anche il legame sociale sul territorio, favorendo il radicamento e il mantenimento della cultura autoctona e, in particolare, dell’immenso patrimonio di quella materiale.

Nella pratica, come potete notare dal Confronto Economico riportato a pagina 47, riutilizzando gli output di ogni produzione con un’ottica di Sistema è possibile creare nuove attività che, se da un lato aumentano il conto economico dell’area, perché si aggiungono a quelle esistenti, dall’altro aumentano anche i ricavi delle attività già presenti perché queste fanno sistema con quelle nuove che sono a loro intorno.

Confonto Economico Produzione Vacca Rossa Reggiana con Design Sistemico
L’approccio sistemico ha permesso l’individuazione di nuove filiere che possono integrarsi in maniera ottimale con le attività  già esistenti, ovvero l’allevamento della vacca di razza  rossa Reggiana e il caseificio del parmigiano reggiano, e con la conformazione del territorio. Ciò  è avvenuto perché l’obiettivo prefissato era quello di guardare al sistema nella sua globalità, andando però a valorizzare le particolarità di cui esso è  costituito; questo si traduce nell’accurata analisi degli input e degli output, e dell’area in cui si va ad agire, non tralasciando ovviamente i prodotti e i sottoprodotti che ne derivano. I problemi individuati attorno all’intera filiera attuale sono stati suddivisi in tre macro categorie

  • sotto utilizzo per quanto riguarda gli output: letame, siero, carcasse dei bovini morti
  • inquinamento, causato dall’utilizzo di detersivi e  disinfettanti di sintesi
  • perdita di valore della carne delle vacche a “fine carriera”, che vengono mandate all’ingrasso in allevamenti esterni non controllati
 
Questo caso studio può essere trasposto, considerando le diverse realtà, a livello di Presidio e dell’intero Consorzio: l’obiettivo visto gli ottimi risultati economici, potrebbe essere quello di passare da 270.000 capi allevati attualmente a 140.000 in modo tale che lo stesso territorio possa nutrire e sostenere l’intero sistema autonomamente, senza importare foraggi e mangimi dall’esterno. Inoltre, essendo il volume dei prodotti e dei sottoprodotti più elevati, oltre alle filiere già menzionate potrebbero nascere altre attività, come l’apicultura, la trasformazione del legno (foreste tampone), l’installazione di più di più biodigestori, in modo da contribuire a sostenere la richiesta energetica del territorio. Il numero di prodotti destinati all’uomo aumenta e si diversifica, andando valorizzare la biodiversità del territorio; il numero di attività aumenta creando più posti di lavoro e una diminuzione del costo sociale. Questo avviene ovviamente seguendo una logica sostenibile.
Un ritorno all’economia locale non significa un ritorno a economie arcaiche o autarchiche,. Le possibilità di mettere in relazione vecchi e nuovi saperi e tecnologie, di mettere in una rete globale tutte quelle economie locali le rende le forme economiche più adatte alle esigenze del mondo attuale. L’economia locale permette di controllare meglio i processi “aperti” che si sviluppano sul territorio e di sfruttare al massimo le possibilità, in una dimensione che non sfugge ma anzi che sa rispondere al grande bisogno di democrazia partecipativa che sentiamo oggi. Il cittadino si fa parte attiva, protagonista vero del processo di rinascita e si sente padrone del territorio, nonché della sua vita.

Un pensiero su “Progettare la sostenibilità produttiva e ambientale del Parmigiano Reggiano

  1. Ci siamo accorti di un errore nella parte sinistra della seconda tavola: i titoli corretti sono ebt per la prima colonna e ricavi per la seconda. Purtroppo l’immagine non e’ modificabile.

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