Mais Spinato di Seme Gandino

Prodotti agroalimentari di qualità a valenza identitaria

Forse nessuno dei melanconici custodi della memoria rurale (oggi attivi nelle varie iniziative e non) avrebbe immaginato di poter assistere a quello che sta accadendo.
Nel 2002 arrivano alle cucine della Sagra di Mezzago i primi asparagi coltivati in loco (dal 2004 De.co.). Attraverso alterne e sofferte vicende il Bitto “delle Valli del Bitto”, diffidato da usare questa sottodenominazione (che sta per ritornare legale), diventa nel 2010 “Bitto storico”, forte di una bellissima struttura inaugurata nel 2007 per la stagionatura e capace di contenere quattromila forme e completa di negozio e spazio degustazioni. Nel 2008 parte il Mais “spinato” di Gandino, con una serie impressionante di iniziative rievocative, culturali,gastronomiche. Nel 2009 viene costituita a Teglio l’Associazione per la coltura del grano saraceno di Teglio e dei cereali tradizionali alpini (il Presidio Slow Food esisteva,però, dal 2001) e nel 2012 ottiene in comodato gratuito dal Comune il ristrutturato e funzionante Mulino Menaglio da adibire a sede di svariate attività legate al grano saraceno, all’orzo e alla segale e a museo di se stesso.  Nel frattempo il comune istituisce la De.co. del Pizzocchero di Teglio (con la prospettiva di istituire anche quella del grano saraceno e di altri prodotti locali).  Nel 2011 la proprietà riprende in mano la conduzione del Vigneto Capretti ed avvia un’impegnativa opera di ripristino.

Mais Spinato di Seme Gandino

A Corna Imagna, nel 2011, si costituisce la cooperativa I tesori della Bruna per operare la caseificazione in comune (“a norma”) del latte di tutti gli allevatori del paese e,nello stesso anno, viene inaugurata la Casa dello Stracchino,sede della cooperativa, punto vendita e informativo. Nel 2012 si terranno per la prima volta la Festa del raccolto a Teglio, la Festa della Vendemmia al Vigneto Capretti, la Sagra dello Stracchino a Corna Imagna. Nel 2012 aprirà la Locanda dello Stracchino, collegata alla Casa dello Stracchino, con attività educative, degustazioni e alloggio. A Mezzago, oltre a dover risolvere il problema del reperimento di nuovi terreni per il rinnovo delle asparagiaie,ci si pone il problema di “andare oltre”, di allargare la sfera di iniziative e di affiancare agli asparagi altre coltivazioni in grado di mobilitare tessuto associativo (si pensa ad un vigneto civico per ripartire da dove la fillossera – e l’importazione di vino pugliese a buon mercato e di alta gradazione alcolica – avevano interrotto la storia vitivinicola del vimercatese). Il dato che la snocciolatura di questa cronologia conferma è una progettualità effervescente. Se c’era bisogno di una prova definitiva dell’esistenza di un denominatore comune sotteso a queste realtà, questa straordinaria sincronia di sviluppi e parallelismo dei processi in atto la fornisce senza alcun dubbio. In questo 2012 stanno avvenendo in diretta una serie di eventi che ci consentono – in modo privilegiato – di studiare un processo sociale nel corso del suo stesso svolgersi. Una circostanza che il carattere partecipato della nostra ricerca ha facilitato, in forza dell’elevato livello di interazione con l’auto-riflessività di molti soggetti locali e della loro grande disponibilità a raccontarsi (spesso con una franchezza e una trasparenza davvero inusuali). Grazie anche all’atteggiamento positivo verso la ricerca vista come un elemento di visibilità, di opportunità di scambio di esperienze, di migliore autocomprensione, di fattore di ulteriore crescita. Così la ricerca, il racconto, che è anche autoracconto, di queste storie diventa un elemento stesso di queste storie in divenire. Di ciò chi ha partecipato alla ricerca è consapevole considerandolo un privilegio. La ricerca è stata condotta sul campo nella primavera del 2012. In questo inizio di autunno tutte le nuove iniziative previste sono state realizzate o sono programmate. Non succede spesso. Ed è il segno che in Lombardia, presso le piccole comunità (proprio quelle che qualche tecnocrate vorrebbe azzerare), c’è una grande vitalità che merita attenzione.
C’è molto da imparare. []

Stracchino dei I Tesori della Bruna a Corna Imagna

Quello che avete appena letto è una sintesi dei casi di studio che, Michele Corti e il suo gruppo di ricercatori, hanno incontrato, per conto di Éupolis Lombardiain un lavoro per la Commissione Agricoltura del Consiglio regionale lombardo. Uno dei compiti della ricerca, dal titolo “Promozione di sistemi locali di produzione agro-alimentare di rilevante interesse“, era di formulare una metodologia di classificazione dei prodotti agro-alimentari che dia a noi tutti  un modo efficiente per riconoscerli e quindi eventualmente sceglierli. Il problema non è così semplice, infatti i sistemi di classificazione attualmente utilizzati, basati solo sull‘identificazione del prodotto stesso, indipendentemente dalla sistematizzazione delle caratteristiche culturali delle sue aree di produzione, come avrete capito voi stessi, non sono in grado di includere tutto l’entusiasmo che sosteneva la descrizione precedente.

Ecco come proseguono i ricercatori: per potere accedere al sistema di garanzia e acquisire una massa critica di prodotto, forza economica, commerciale e politica, le Dop e le Igp sono ricorse ad operazioni di “globalizzazione regionale” all’insegna della replicabilità tecnologica, finalizzate all’entrata di grossi produttori e trasformatori industriali.  Ciò determina un inevitabile distacco dalle “pratiche tradizionali costanti nel tempo” e il depotenziamento se non l’annullamento delle valenze culturali associate.  Le modalità di istituzione delle Dop/Igp sono inoltre fortemente caratterizzate dall’approccio up to bottom. I soggetti che promuovono l’iniziativa devono seguire un percorso preconfezionato “necessario” per conformarsi al tanto agognato riconoscimento attenendosi alle indicazioni dei funzionari regionali e ministeriali e trascurando quasi sempre le istanze dei piccoli produttori artigianali.  Dei limiti del rigido sistema delle “produzioni tipiche” sono consapevoli gli stessi ambienti politici e amministrativi.  Per cercare di superare i vincoli del sistemaDop/Igp le amministrazioni locali interessate a valorizzare la nuova valenza culturale ed identitaria, oltre che turistica, delle produzioni agroalimentari locali e tradizionali hanno sviluppato lo strumento delle De.co., cioè delle Denominazioni comunali.  Queste rappresentano, il vero, autentico passaggio dal generico “prodotto tipico” al “prodotto del territorio” agroalimentare spesso chiuso in una visione produttivistica. Gli sforzi delle De.co. si scontrano però con la normativa comunitaria che limita al sistema Dop/Igp le indicazioni di origine e geografiche. […]

Per definire dei sistemi in grado di comprendere in modo organico aspetti produttivi, sociali, culturali e paesaggistici, è stata formulata la definizione di Sistemi agroalimentari locali a valenza identitaria, Salvi, che si basa su quella di Sistemi agroalimentari locali, Sal.  Un Salvi deve necessariamente possedere dei requisiti che attengono alla dimensione storica (senza la quale memoria e identità non hanno la possibilità di costruirsi) e alla presenza di un capitale sociale che va oltre la rete di imprese coinvolgendo le realtà culturali, associative, il volontariato, che svolgono un ruolo di “fruitori” dei valori culturali connessi alla filiera agroalimentare locale, ma anche – in questo consiste la novità – di protagonismo e sostegno delle iniziative “agriculturali”.
Un punto di forza di una definizione di questo tipo consiste nel fatto che la qualificazione storico-identitaria, a differenza di altri sistemi di qualificazione della “tipicità”, è più difficilmente soggetta ai processi di esproprio perché basata su una dimensione collettiva e un approccio partecipativo. Oltre al controllo dal basso non è possibile la “riproducibilità” al di fuori del contesto. Grazie alla forma partecipata il Salvi diventa anche una base di negoziazione (per esempio rispetto ai sistemi di regolazione burocratica), di ricerca di consenso e di progettualità, pianificazione dal basso. []

Tra le fonti citate dalla ricerca ne ho trovata una particolarmente interessante “Paesaggio, sostenibilità, valutazione” a cura di Benedetta Castiglioni e Massimo De Marchi che metto qui a futura memoria e consiglio a tutti, come d’altro canto stiamo facendo noi di Ciboprossimo, di seguire il sito “Ruralpini” partendo magari dai personaggi che li ispirano.

E per tornare alla descrizione iniziale credo che non possiamo evitare di leggere il libro “L’albero e le parole. Autobiografia di Mezzago” di Sergio De La Pierre Franco Angeli

Un pensiero su “Prodotti agroalimentari di qualità a valenza identitaria

  1. Buongiorno son un ragazzo di rimini che come hobbi lavoro in campagna.. Volevo chiedere se si poteva avere o come reperire il mais spinato
    Grazie mille attendo risposta
    Il mio numero 340 4891217

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