U cantu de Foa

u cantu de foa

Lunedì 17 febbraio 2013 attraversavo la porta di Cascina Cuccagna e subito sono rimasto colpito dal giallo della mimosa. Non la vedevo dall’anno prima. “Sapete che potete mangiarla? La pastella è fatta con l’acqua gelata, il sale e la farina. Ci immergi il fiore e poi li friggi nell’olio. La puoi fare anche dolce. La ricetta è di Libereso Guglielmi. Ha 85 anni e vive a San Remo ed era il giardiniere di Mario Calvino il padre di Italo“. Come tutti i lunedì è giorno di mercato in cascina e chi mi parla è Noris Lazzarini di U Canto de Foa che in ligure vuol dire il cantuccio. Se guardate la foto potete osservare bene anche i semi: si anche loro partecipano ai Mandilli

Tornano a Milano una volta al mese e saranno oggi in Cascina Cuccagna. E’ un’occasione da non perdere. Visitate il loro sito 5 Elements e prendete nota dei prodotti che potrete assaggiare al mercato, ma soprattutto non perdete l’occasione di farvi raccontare qualche storia da Noris. Sentite come descrivono la località dove vivono: Foa, località d’Apricale, in provincia di Imperia, Ponente ligure. A metà strada tra Isolabona e Pigna si lascia la provinciale e si percorrono 7 km di sterrato e ci si trova in un luogo incantato dove la luce elettrica è arrivata solo nel 2005, lasciando tuttavia ancora tutto incontaminato. Un luogo dove è facile imbattersi in purissimi cristalli di quarzo disseminati sul terreno, essere assaliti dai profumi della natura e nell’imbrunire incontrare cinghiali, volpi e tassi. Chi conosce questa terra sa che non si tratta di coltivazioni facili, il terrazzamento a fasce non permette la meccanizzazione, se non parziale e, se si vuole rispettare la natura, molte sono le operazioni manuali.  L’impegno di salvare dall’abbandono queste terre risale a metà degli anni ottanta. Prima il disboscamento, poi il risanamento delle fasce per la coltivazione degli ulivi e l’orticultura con coltivazione biologica e biodinamica hanno portato la proprietà a rifiorire. Il territorio coltivato gode di un microclima che permette anche in periodo invernale coltivazioni senza utilizzo di serre, l’attenzione poi a tutti ritrovati naturali utili ad un’altissima qualità del prodotto, come il trattamento sistematico da settembre 2007 dei Microrganismi Effettivi ha rafforzato le difese naturali sia del terreno che delle coltivazioni”.  E’ il motivo per il quale se comprate le olive taggiasche non dovete assolutamente metterle in frigo dopo averle aperte, altrimenti i microrganismi si addormentano. Quest’idea che tutto vive diventa ancora più forte quando parla delle galline felici. Queste nascono lì e sono libere di andare ovunque. La sera tornano a casa perché infastidite da volpi e tassi. Passano lì tutta la vita e Ines mi racconta che fa un pò di fatica a trovargli qualche badante che le faccia invecchiare bene, nonostante l’utile lavoro di smaltitrici di compost che potrebbero allegramente fare sull’esempio francese.

Che dire? Ci vediamo in Cascina Cuccagna oggi pomeriggio?

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