Semi a Firenze, Mas d’Azil, Madison, Milano, Brivio e Sostegno

Carovana dei Semi Il 28 e il 29 aprile 2014, a Firenze, si terrà Festival dei semi, del cibo e della democrazia della terra intorno alla tappa italiana della Carovana Internazionale dei Semi che partirà in questi giorni dalla Grecia e si attenderà a  Mas d’Azil en Ariège, intorno alla mitica associazione Kokopelli per un Festival dei semi dall’1 al 4 di maggio.

Se tutto questo accade nella vecchia Europa, sentite cosa accade al di là dell’oceano e precisamente a Madison nel Wisconsin. Ho tradotto questo articolo e vedo se mi consegnano anche in Italia il sacchetto ordinabile a questo indirizzo.

Questa settimana, scienziati , agricoltori e sostenitori di sistemi alimentari sostenibili si riuniranno sul campus dell’Università di Wisconsin a Madison per celebrare un insolito gruppo di ospiti d’onore: 29 nuove varietà di broccoli, sedano, cavoli, quinoa e altre verdure e cereali che verranno pubblicamente rilasciate utilizzando una nuova forma di accordo di proprietà conosciuto come Open Source Seed Pledge. L’atto, che è stato sviluppato attraverso l’attività guidata dall’Università del Wisconsin a Madison noto come Open Source Seed Initiative, è progettato per fare in modo che tutte le persone possano fare crescere, riprodurre e condividere liberamente questi nuovi semi per l’eternità con l’obiettivo specifico di proteggere le piante dai brevetti e da tutte le altre restrizioni.

“Queste verdure sono parte del nostro patrimonio culturale comune, e il nostro obiettivo è quello di assicurarsi che questi semi rimangono di dominio pubblico e che tutte le persone li possano utilizzare in futuro “, dice il professore di orticoltura e allevatore di piante dell’università del Wisconsin -Madison Irwin Goldman, che ha contribuito a scrivere l’atto. Goldman rilascerà due varietà di carota sviluppate da lui che ha chiamato, Sovereign e Oranje, in onore dello spirito della manifestazione, in occasione della cerimonia pubblica che inizierà giovedì alle 11:00 sul prato di fronte alla UW-Madison’s Microbial Sciences Building, 1550 Linden Drive.

L’Open Source Seed Initiative (OSSI)  è stata istituita nel 2011 da allevatori pubblici di semi, agricoltori, personale di organizzazioni non governative e sostenitori di sistemi alimentari sostenibili provenienti da tutto il paese preoccupati per la riduzione della disponibilità di germoplasma vegetale e di semi che i coltivatori di piante e gli agricoltori possano utilizzare liberi da vincoli. Molti dei semi per le grandi colture della nostra nazione – i campi di mais e soia – sono già limitati attraverso brevetti, licenze e altre forme di protezione della proprietà intellettuale . Sempre più spesso, questo sta accadendo a verdura, frutta e piccoli semi di grano. I membri di OSSI temono che questa tendenza possa portare ad un momento in cui non ci sarà più alcun germoplasma vegetale a disposizione per uso pubblico .

“Già, molti allevatori pubblici non hanno la libertà di operare. Essi non possono fare quello che vogliono e quante volte lo vogliono”, dice Jack Kloppenburg,  professore a Madison di comunità e di sociologia ambientale e autore di ” First the Seed “, che ha fornito gran parte della linee guida per il gruppo OSSI.

All’inizio, ispirati dalla comunità del software open source, dove tutti condividono liberamente e collaborano a migliorare i loro prodotti, i membri Ossi iniziato ad esplorare come sviluppare licenze open source per i semi – ma hanno incontrato diversi ostacoli lungo la strada.

Questa primavera, per fare in modo che le cose potessero andare avanti di nuovo, Goldman e Kloppenburg hanno convinto molti nel gruppo ad abbracciare l’ opzione più semplice che avevano discusso: l’Open Source Seed Pledge . A differenza della licenza open source completa che il gruppo OSSI aveva inizialmente cercato di sviluppare, qui l’impegno è molto conciso .

E ‘ così breve che verrà stampato su tutti i pacchetti di semi Ossi. “E’ quasi come un haiku “, dice Goldman. “Si dice in sostanza questi semi sono liberi di essere utilizzati in qualsiasi modo si desidera. Essi non possono essere protetti legalmente. Godeteveli.”

Aprendo il pacchetto, una persona si impegna a mantenere quei semi – ed eventuali futuri derivati ​​vegetali allevati con loro, di pubblico dominio . “Si crea un sistema parallelo, un nuovo spazio dove chi alleva le piante e gli agricoltori possono condividere semi”, dice Kloppenburg . “E, visto che si applica ai derivati, si crea un pool di germoplasma in continua espansione che ogni allevatore di piante può usare liberamente”.

Anche con la nuova licenza a disposizione, Goldman, che alleva barbabietole, carote e cipolle, rimane intenzionato a concedere in licenza molti delle sue nuove varietà nel modo tradizionale attraverso la Wisconsin Alumni Research Foundation (WARF ), la divisione che si occupa della brevettazione e dei contratti di licenza dell’università di Madison, anche lei interessata alla storia dei semi open source. Dipende dalla situazione, egli osserva. Se Goldman sviluppasse una nuova varietà che vorrebbe vedere incorporata nei programmi di allevamento di grandi aziende sementiere  – per esempio, una nuova carota con una migliore resistenza alle malattie – molto probabilmente lavorerà con WARF per rilasciare l’uso dei semi mediante l’utilizzo di una licenza tradizionale . Ma Goldman è entusiasta di avere ora un’opzione alternativa, per quando vuole condividere nuove varietà con un pubblico ristretto di allevatori di semi o con  piccole aziende sementiere.

“Ci sono opportunità economiche qui “, osserva . “Si può vendere questi semi open source, proprio come ci si vende gli altri semi. La differenza è che i destinatari possono effettivamente fare delle cose con loro, ed è una cosa molto piacevole”.

Visto che l’Open Source Seed Pledge non è stato testato non è chiaro quale eredità potrà lasciare. Per ora, i membri Ossi si stanno godendo le loro recenti realizzazioni e sperano per il meglio . “Chissà che cosa accadrà, ma anche se l’Ossi non farà altro che contribuire ad aumentare la consapevolezza su quello che sta succedendo con i semi, questo sarà già un successo”, dice Goldman.

Ma il gruppo spera in molto di più.  Alcuni vorrebbero finire il lavoro e sviluppare una licenza open source per i semi più completa. Altri vogliono fare salire a bordo partner internazionali. “Questa è la nascita di un movimento”, dice Kloppenburg . “Open source significa condivisione, e le sementi condivise possono essere il fondamento di un sistema alimentare più sostenibile e più giusto“.

Che dire il tema è molto caldo tant’è che anche il Corriere della Sera, senza entrare nel tema della riproducibilità dei semi,  ma solo affrontando la spinosa questione connessa al salvataggio della biodiversità delle specie antiche di piante sostiene che può valere fino a 11 miliardi di euro. Visto che nell’articolo intervistano il presidente di Civiltà Contadina, mi sono permesso di riportare alcune delle foto che ho fatto ai semi di Teodoro Margarita durante la nostra lunga chiacchierata su questi temi alla recente edizione della Fiera Fa la Cosa Giusta a Milano. Lì Teodoro si diceva molto preoccupato dell’attività di Luigi Rossignoli. Un allevatore di piante da semi antichi, che opera a Brivio nel Lecchese, che ha un patrimonio di semi collezionati a partire dall’inizio del secolo scorso, che una venerabile età sta mettendo molto a rischio. A tal proposito i miei amici di Roppolo, che dovete assolutamente andare a trovare il 3/4 maggio mi segnalavano come producono frutta e ortaggi nell’azienda agricola di Gigi Manenti a Sostegno in provincia di Bielladi cui ho comprato e letto il bellissimo libroAlle Radici dell’Agricoltura“. Come avrete intuito il consiglio che vi posso dare è di informarsi e di partecipare visto che il tema è importantissimo per tutti noi.

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