Bio Aiuole a Teglio Valtellina

Questo weekend l’ho trascorso in Valtellina tra Ponte e Teglio per il ritorno all’attività del forno di Cleto a Berola. Sono stati due giorni intessimi e vorrei raccontarveli con un pò d’ordine. Come tutti i buoni racconti parto dall’inizio, non quello cronologico ma quello da cui partono i temi di questi incontri e ciò i campi dell’azienda agricola Raetia Biodiversità Alpine di Patrizio Mazzucchelli e di sua moglie Greta.

Come vedete ci siamo andati di mattina presto, sotto una pioggia fortissima, insieme a Cleto e dopo una lunga sosta in serra, quando il tempo ha iniziato a  permetterlo siamo usciti a gustare la bellezza di questo posto che nella volontà di Patrizio, oltre ad essere produttivo, deve avere un forte valore didattico. Provate a passare di là un giorno che c’è anche Greta e voglio vedere se l’entusiasmo che vi trasmetteranno non è contagioso!!!

Come al solito non riuscirò a raccontarvi tutto quello che ci siamo detti ma almeno tre temi mi sono rimasti impressi e mi fa piacere condividerli con voi.

Patrizio le chiama Bio Aiuole e me le ha descritte più o meno con queste parole “sono rialziate da terra. Si parte facendo uno scavo di  trenta centimetri di scavo. I primi quindici centimetri si riempiono di legnetto triturato, ci si rivolta sopra delle zolle, quindi ci si mette del letame poi del materiale in compostaggio, mi raccomando evitare assolutamente compost finito, e quindi si ripete il tutto ripartendo dalla terra, ancora materiale di compostaggio, il letame e infine ancora terra. Recinti il tutto con una rete o con materiale di recupero, ad esempio dei bancali. In Germania Patrizio ha visto dei recinti fatti con rami intrecciati. Riempi lo spazio tra la terra e recinto con della lana. L’insulsa legislazione italiana ha fatto diventare la lana un rifiuto speciale quindi questo è un ottimo modo ecologico per riciclarla. La pacciamatura la puoi fare con della paglia: lui ha usato quella di segale chiaramente uno può usare quello che preferisce. Ha accennato ad azienda di Gandino che partendo da questa difficoltà di smaltire la lana, hanno inventato un prodotto, precisamente un feltro, che può essere usato per pacciamare al posto dei teli di plastica. Guardando il mio sguardo stupito mi ha ricordato che con la paglia le piantine crescendo si fanno strada da sole: è così anche per la lana sui lati della serra mentre con la plastica e con questo feltro i buchi da cui crescono devi farli tu!!!! “.

Se avete un’aiuola alta e dovete lavorarci, non faticate come fa Patrizio piegando la schiena ogni volta che dovete prendere o mettere qualcosa!! Greta si è fatta un paio di sedie della giusta altezza. Dove la verdura cresce rigogliosa e si riproduce liberamente da un anno all’altro, mettete qualche pianta di euforbia. Le sue radici velenose terranno lontano le arvicole che sono ghiotte di tutto quel ben di dio. E’ uno spettacolo vedere le insalate sul lato dell’aiuola spuntare dalla lana. Pensate che bello sarebbe un’orto verticale!!! Come avrete intuito il terreno sotto la pacciamatura è morbidissimo. Anche se non avete avuto modo di vedere la facilità di estrazione dei vegetali lo potete intuire dalla quantità di terra che è rimasta sulle radici integre del paio di vegetali che Patrizio ha estratto in nostro onore. Quello che non era intuibile, fino al taglio, era la bellezza dell’interno della barbabietola di Chioggia. Ma se questo problema l’ho risolto per voi facendo una foto del suo interno quello che proprio non riesco a trasmettervi è la sua bontà. Dovete assolutamente assaggiarla.

In quelle aiuole cresce anche la perilla frutescens shiso. Viene da paesi orientali come Corea, Cina o Giappone. Patrizio quando ci stavamo proteggendo dall’acqua nelle serra stava strofinando dei rami di questa pianta per ricavarne i semi. C’è gialla e rossa e nella medicina tradizionale, i semi che stava ottenendo, sarebbero stati utilizzati come medicinale contro le intossicazioni da pesce crudo. Le foglie colorano di rosso le prugne umeboshi:  noi le mangiamo dopo che hanno passato tre anni in infusione con queste foglie. Era un piacere vederla svettare lì in queste aiuole incantevoli.

Se nell’azienda agricola biologica di Abbiategrasso ho mangiato delle erbe selvatiche direttamente dal campo, ieri Patrizio me ne ha fatte assaggiare altre che, tramite Raetia, la sua azienda agricola, sta preservando in accordo con Pro Specie Rarala fondazione di protezione di biodiversità svizzera. Della barba di becco si mangia la radice dopo due anni: i fiori e i germogli si fanno in pastella. Mentre quella gialla è ancora facile da incontrare, quella viola che vedete nella foto necessita di essere riprodotta per garantirne la sopravvivenza. Anche le Cipolle Sospese vengono da lì, ma curiosamente in altro orto, se non ho preso un abbaglio, sono diventate un “aglio che cammina“.  E’ il bello di queste gite: ognuno le ricorda con le immagini che l’hanno colpito di più senza che questo incrini la sensazione di piacere che destano.

Senza voler sminuire niente di quello di cui abbiamo parlato finora, sono i campi di cereali, al di fuori del recinto, che testimoniano l’importanza del lavoro che stanno facendo Patrizio e Greta. Quei cereali di varietà antica che vedete nelle foto, vengono coltivati per ottenere una quantità di semi sufficienti ad avviare una attività economica significativa. Abbiamo già parlato dell’orzo nudo e del grano di Solina: il primo cresce nonostante il mal tempo, il secondo, a giudicare dall’altezza che ha raggiunto, sembra non avere gradito il passaggio dall’Abruzzo alla Valtellina ma è la segale l’oggetto del dibattere tra Patrizio e Cleto. Coraggiosamente quest’ultimo, riapre proprio oggi il suo forno a Berola e ha puntato molto sulla produzione della segale di Patrizio. Cleto sta già utilizzando i semi prodotti da Patrizio l’anno prima, in un altro appezzamento di terreno, ed è pronto, insieme ad altri ad aumentare la produzione sia della segale che del pane, ma tutto dipende dalla capacità di Patrizio e degli altri di produrre la giusta quantità di semi perché tutta la filiera sia economicamente sostenibile. Che dire!!! E’ un posto che sembra isolato da tutto ma, con la sua energia, spero che abbiate compreso quanto contribuisce all’equilibrio del tutto.

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