Api Alpine

Come molti di voi ormai sanno quando arrivo in una zona che non conosco, tra le prima cose che faccio, è quella di cercare un mercato agricolo. Arrivato in Alto Adige ho fatto così e il primo mercato che era in calendario, era quello di Fiè allo Sciliar. Sono stato molto fortunato perché ho scoperto, grazie ad una brochure recuperata su un banco, che quel mercato era espressione dei contadini di quell’area associati in cooperativa. Con quelle informazioni nei giorni successivi sono andato a trovarli. Essendo buona pratica provare anche i loro prodotti cerco sempre di mettere dentro qualche produttore di conserve, miele o simili in modo che sia indipendente dai frigoriferi. Non so mai quando potrò tornare a casa. E sono quindi partito dal produttore di miele della cooperativa: il maso di Hielber. Appena arrivato mi hanno subito colpito gli alveari. Erano tutti disposti intorno a casa, in un luogo da sogno era la loro forma. A prima vista mi sembravano diversi da quelli a cui ero abituato ma erano solo diferenze non strutturali. L’elenco dei gusti del miele era molto stimolante ma purtroppo come potete vedere voi stessi la madia era semivuota.

Se nel maso di Hiebler la forma degli alveari ricordava qualcosa di antico al Tasioler, gli alveari erano disposti l’uno accanto all’altro in lunghe file al qualche metro da casa e puntavano sulla serietà della forma. E’ con sommo dispiacere che ho comprato solo un millefiori.

Completamente diversa la terza situazione. Sul sentiero della posta vicino a Ceves, tra Laion e Sanpietro ci sono degli alveari nascosti. Non sono riuscito a sapere a chi appartenevano. Il posizionamento e la struttura devano l’idea dell’autosufficienza. Sono case per le api.

E’ interessante come in una zona dove domina la frutticoltura, nello specifico quella della mele, l’apicoltura esprima delle forme degli alveari diverse anche se basate sulla medesima tecnica di raccolta.

Assomiglia a quanto visto con i ventilabri, soltanto che qua stiamo parlando di strutture di produzione attive. Non ci sono le differenze che abbiamo trovato tra Italia e Nepal ma a me ha incuriosito lo stesso una biodiversità costruttiva anche su territorio tutto sommato abbastanza circoscritto. E’ interessante comparare la fantasia che mettiamo quando dobbiamo costruire le dimore per le api che usiamo per produrre miele rispetto alla fantasia che mettiamo per la costruzione delle case per  la api solitarie. Non avete la sensazione che quando sovrapponiamo alla natura le nostre esigenze produttive lo facciamo sempre limitando la nostra capacità di immaginazione?

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