L’Orto di Giovanni Caputo e la Biodiversità Cilentana

Per entrare nell’orto di Giovanni Caputo a Castel Ruggero di Torre Orsaia dovete passare sotto quegli ulivi secolari e quando arrivate in fondo, vedrete alberi a destra e a sinistra: anzi vi renderete conto che anche gli ulivi sono parte integrante dell’orto. L’idea di ordine che regna qui, in questo magnifico pezzo di Cilento, è completamente diversa da quella che abbiamo descritto per il Pflegerhof. Lì erano le categorie mentali dell’uomo che organizzavano, qui la natura accompagna Giovanni a trascorrere bene il suo tempo.

L’organizzazione alfabetica della biodiversità  da un lato ci rassicura, sapendo che cosa vediamo non abbiamo paura dell’ignoto, dall’altro ci permette di farlo autonomamente, senza doverci confrontare con i locali.  Se là possiamo usare la cultura scritta qui abbiamo bisogno della trasmissione orale. Anche se riusciste a riconoscere le erbe del prato dalle loro foto, utilizzando le fonti che avevo fornito a suo tempo e dopo, con la didascalia di ogni foto, verificaste se le trovate tra i nomi delle piante sul sito del maso  vi mancherebbe sempre la voce di Giovanni che di ogni erba aggiungeva a cosa serviva. La grizza per curare le punture di vespa, la coda cavallina per la memoria, il meleo in infusione con l’aglio per il fegato delle galline, l’erba medica come integratore di vitamina B, potassio e magnesio e così via. Vi mancherebbe la gioia di  stupirvi nel riconoscere ceci e cicerchie in mezzo quel ben di dio e l’allegria di raccogliere il finocchietto selvatico o di fare un mazzo imponente di origano.

E non pensate di trovarle tutte vicine e ordinate. Alcuni come i fagiolini sono allineati e sorretti da bastoni di ulivo ma l’anno prossimo si sposteranno più a monte. Avete già visto gli ulivi all’ingresso ma gli alberi sono ovunque. Alcuni nascono spontanei altri rendono spontaneo il posto dove sono. Non c’è distinzione tra quelli piantati e quelli che crescono spontanei. Le more hanno la stessa dignità delle mele e l’eucalipto è altrettanto importante delle prugne visto che con il primo si fanno le tisane e con il secondo le marmellate. I frutti possono essere anche moderni come l’uva americana o di qualità antica come le mele. E se serve, vecchie qualità di pere, vengono innestate su fusti giovani e robusti.

A proposito quella mano che usa la foglia per raccogliere l’acqua è di Giovanni. L’abbiamo bevuta anche noi. E’ molto meglio dei bicchierini di carta che in tutto il sud vi offrono, con estrema intelligenza e cortesia, quando bevete il caffè. Come avrete intuito l’orto vi sfama con frutta e verdura  e vi disseta con la sua acqua. Giovanni quando è qua non porta niente da casa anzi se date un occhio potremmo dire che la sua casa è una dipendenza dell’orto. Orto per fare cibo, la prima sessione del nostro Ortofebbraiol’unica senza dibattito perché in città gli scopi sociali e il lavoro sembrano più importanti.

 

Come vedete aglio, cipolle, cipollotti, zucchine, peperoncino e origano messo a seccare. Nell’articolo ho evidenziato in grassetto tutte le frutte e verdure che sono nell’orto di Giovanni. Anche se vi sembrano molte non sono tutte e possono competere in numero con quelle di Pflegerhof. Spero che abbiate apprezzato la diversità  con cui il Cilento si confronta con l’Alto Adige. Ad onor del vero ci sono alcuni temi che in questo paragone non abbiamo affrontato tra cui gli aspetti commerciali. In Alto Adige la struttura mantiene la biodiversità e ce la offre in termini commerciali. Possiamo comprarla quasi online e viverla come esperienza nel pieno rispetto delle più moderne teorie di marketing. Qui tutto questo sembra mancare, ma essendo la vendita solo un tassello del problema, vi assicuro che sta per essere affrontato. E’ chiaro che saranno soluzioni specifiche e in quanto tali più complesse. Quelle che piacciono a noi di Ciboprossimo.

Quella falce attaccata alla cassetta non vi dice nulla? Giovanni Caputo, mitico bidello (come si diceva una volta), l’abbiamo conosciuto al Palio del Grano di Caselle in Pittari. Era il “capo” del suo paese nello sfalcio del grano. Ma questo apre tutto un’altro discorso ricco di ulteriori considerazioni che vi faremo presto.

Insomma che ne dite di come il Cilento affronta la sua ricca biodiversità?

 

2 pensieri su “L’Orto di Giovanni Caputo e la Biodiversità Cilentana

  1. Ciao, ho monitorato il tuo blog nelle scorse settimane. Ti contatto perché vorrei stringere una collaborazione a carattere informativo di notizie di rilievo del mio territorio (Valle Brembana, Bergamo). Nel link che vedi sotto, c’è un articolo relativo al primo Torneo Mondiale di Mungitura a Mano, organizzato dal Comitato Fiera San Matteo di Branzi, Latteria di Branzi, Formaggio Tipico di Branzi e Noi, che siamo la Baita dei Saperi e dei Sapori e avrà luogo il 28 Settembre nel paese di Lenna (Bergamo) Noi proponiamo due articoli di rilievo e nota a settimana, e se il blogger è interessato può riproporli sul proprio blog (integrali e anche rielaborati) e noi in cambio lo linkiamo e promuoviamo sui nostri canali social e di ritorno, quindi, daremmo ampia visibilità al tuo blog, ringraziandoti con nome e cognome e indirizzo del link.

    http://baitadeisaperiesapori.com/2014/09/09/il-campionato-del-mondo-di-mungitura-a-mano-di-vacche-in-valle-brembana/

    Francesco Maroni

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