Un Dono Per Tutti Noi

Tutto ha inizio l’8 gennaio di quest’anno. Mauro mi chiama e mi dice di passare in Cascina Linterno che, se voglio posso muovere un pò le mani per una causa buona. Quando arrivo vedo delle assi, anzi dei bancali in verticale che si appoggiano ad un palo centrale. E’ come un ruota. Mi presentano subito Ferruccio Vanzù l’anima del progetto. Senza la sua guida quello che stai vedendo non prenderebbe mai corpo. Vedrai che questo falò prenderà fuoco indipendentemente dal tempo che farà!!!

Il giorno dopo mi presento catastroficamente in ritardo. I “vecchietti” avevano già fatto tutto. Guardate la precisione della base della struttura. Mi sono perso una bella mattinata ma appena posto su Facebook mi dettagliano tutto quello che è stato fatto “Si nota la piattaforma sulla quale verranno posizionate le fascine di risulta dalle potature ed altro legname di scarto fino a formare una piramide “pensile” con al centro una sorta di “camino” per favorire la circolazione di ossigeno e quindi la combustione. La base del falò verrà solo all’ultimo momento riempita di carta di giornale e paglia che verrà incendiata contemporaneamente da quattro bambini nei quattro punti di accensione (uno per ogni punto cardinale) ricavati nella base. La catasta verrà anche avvolta da rami di conifera ricchi di resina per facilitarne la combustione. Il sistema è stato studiato per fare in modo che la catasta, a seguito della combustione della parte centrale, ad un certo punto imploda su se stessa. Si tratta del momento “clou” della serata dove si potrà giudicare la “qualità” del lavoro dei fuochisti. Finora i “fuochisti” della Linterno si sono dimostrati pienamente all’altezza del compito per cui credo proprio che la sera del 18 gennaio lo spettacolo sarà garantito anche con condizioni di tempo non ottimali. Lo scorso anno, ad esempio, al momento dell’accensione cadeva pioggia mista a nevischio. Nonostante ciò in pochi attimi le fiamme raggiunsero un’altezza impressionante!

Durante i due giorni successivi, il 10 e 11,  la struttura viene coperta e riempita di cassette piene di paglia. Mentre noi riempivamo le cassette, Ferruccio progettava facendo. Ogni singola cassetta trovava il posto che lui aveva riconosciuto essere giusta per lei. Solo i pompieri potevano stare sulla struttura che diveniva sempre più imponente.

Le cassette devono essere ricoperte. Quest’anno ci sono poche fascine e vanno poste con cura. Questo è stato il grosso del lavoro del 12 una giornata molto strana dai cambi di tempo repentini. Dalla nebbia allo splendore del sole

Il 15 è il giorno in cui il falò assume quasi la sua dimensione finale. E’ diventato un “antro per orchi“. Dopo le fascine per proteggerlo definitivamente dall’acqua vengono accatastati alla sua base gli arbusti. Molti sono alberi di Natale opportunamente tagliati. E’ impressionante camminare tra i camminamenti fatti il primo giorno. Ma rimango sempre affascinato dal fatto che nulla è lasciato al caso. Anche se di spalle Ferruccio mette quel pezzo di legno lì e non da un’altra parte. Ah dimenticavo il pomeriggio siamo tutti all’Urban Center per presentare alla città il calendario dei falò di Sant’Antonio ma noi il cartellone nel Parco delle Cave l’avevamo già.

Ed ecco il gran giorno il 18 gennaio. Il tempo è molto peggiorato. La mattina siamo venuti tutti a fare altre cassette per rafforzare lo strato di paglia. Il pomeriggio molti di noi hanno dovuto drenare l’acqua dal campo per non costringere le persone a dotarsi di pinne. Al calar del buio compare sul pennone il veggion: il vecchio anno è pronto per essere bruciato. Si vede poco ma c’è ed è il primo a sparire quando verranno accesi i fuochi a partire dalla porte. Tutto ha funzionato a puntino. Il fuoco si propaga dal basso e fa implodere la struttura, tutto nella massima sicurezza e sotto gli occhi vigili di Ferruccio. Lo spettacolo è maestoso. Il vin brulé è un’invenzione divina e tutti camminano nel fango per non perdersi un attimo. C’è la musica, la lotteria che chiaramente non vinco e tanta gioia.

Sant’Antonio Abate è il protettore degli animali ed è una figura molto venerata nel milanese. Da sempre si usa, nelle nostre cascine, far benedire gli animali in occasione della sua ricorrenza, che si celebra per antichissima consuetudine a metà gennaio. Oltre all’imponente catasta in fiamme ci si potrà scaldare con ottimo vin brulé, the e cioccolata calda e dolci volontà. Al termine, tutti insieme, “bruceremo la Barba di Sant’Antoni” il momento più atteso ed emozionante della nostra serata. I più temerari, con i forconi, scuoteranno con vigore le braci ancora ardenti facendo salire i lapilli incandescenti a grandi altezze che disegneranno nel buio figure di rara bellezza e suggestione. Così recitava l’evento su Facebook e aveva ragione.

Mi spiace di avervene parlato in modo dettagliato solo adesso. Ma anche se è passato un pò di tempo la magia di quei lapilli, la loro luce, il loro calore, lo stupore delle persone che con il forcone guardavano come si trasformava la brace che lanciavano in avanti, la cura con cui venivano guidati era veramente magica. Ed era stata tutta preparata con cura, con sapienza partendo molto tempo prima, dalla raccolta delle cassette, degli alberi di Natale, dai molti anni esperienza a fare questa struttura. Senza aspettativa di alcun ritorno era veramente un dono per noi e credo che sia giusto ringraziarli tutti di cuore a partire dalla maestria di Ferruccio Vanzù l’architetto di questa magia.

 

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