Azienda Agricola Zaffaroni Domenico

Sono sicuro che un prato così non l’avete mai visto. Non che non ne esistano altri, ma quando ci passiamo vicino difficilmente ci soffermiamo ad apprezzarne la biodiversità.  Armatevi di pazienza e guardate la differenza tra un tipo di erba e l’altra. Non ho messo i nomi, l’obbiettivo è completamente diverso dalle catalogazioni che abbiamo visto in estate,  perché l’importante è vedere che sono tante e diversissime le une dalle altre.

E’ il prato stabile dell’Azienda Agricola Zaffaroni Domenico quello più vicino alla loro azienda. Approfittando dell’ultimo sole settembrino guidato da Domenico, passavo da un’erba all’altra. Loro hanno poca terra, non vorrei sbagliare mi sembra tre ettari, e sono tutti a prato stabile, a erba medica o a trifoglio. Le ultime due hanno la caratteristica di produrre importanti elementi di nutrizione del suolo e quindi oltre ad avere ottime qualità nutritive per il mondo animale, sono degli ottimi attivisti nella preservazione dello stato superficiale che ricopre la superficie terrestre. Se sono loro un fattore nutritivo, come potrete intuire,  la loro coltivazione, non prevede l’aggiunta di nessuna diavoleria chimica per incrementarne la crescita. Nell’Azienda Agricola Zaffaroni Domenico tutto quello che vi cresce è dunque fatto in assenza di qualsiasi sostanza chimica esterna sia come aggiunta per produrre di più, sia  come diserbo per togliere quello che non si vuole.

Il suolo deve essere aerato perché tutti le sue componenti interagiscano nella maniera più naturale possibile. Se ne hai poco e quel poco è vicino a casa, senza nessuna voglia di mitizzare un passato contadino basato sullo sfruttamento dell’energia umana, l’uso di un cavallo e di strumenti leggeri come gli aratri e l’erpice, che vedete tra le foto, può essere una soluzione attuale e molto intelligente. Il trattore, che uso eccome, in queste condizioni schiaccerebbe con il suo peso il suolo e non avrei quella duttilità che invece riesco ad avere utilizzando l’intelligenza del cavallo. E per spostare i pesi al’interno di questi spazi spesso il carretto è più che sufficiente. L’energia la uso per connettermi ad Internet e lì spesso il segnale manca perché non ho una connessione affidabile.

Se superate quella porta incontrate il risultato di tutto questo lavoro: i formaggi di capra. Chiaramente non possiamo dimenticare le protagoniste: capre di razza Camosciata delle Alpi. E’ con il loro latte che Laura fa i formaggi nel laboratorio che vedrete appena entrate. I formaggi sono tanti, non solo perché fanno più tipi, tra stagionati e freschi. Vi rimandiamo alle pagina Prodotti del loro sito per scoprirli tutti, io vorrei spendere due parole su quelli che abbiamo trovato noi in cella. I nomi ai formaggi delle foto li ha dati Laura, ma come potrete intuire voi stessi ognuno di loro trasuda di tutto quello che vi abbiamo raccontato: il fieno che hanno mangiato viene dal prato che abbiamo descritto e avrà i sapori di quella biodiversità e ogni volta che lo vogliate o no ne risentirà. E’ esattamente l‘inverso di qualsiasi prodotto industriale dove il sapore deve essere sempre uguale e a noi ci hanno insegnato che se ha un colore diverso o un sapore diverso potrebbe essere solo scaduto. Come vedete è tutto un altro mondo dove è la nostra intelligenza che produce, la qualità della nostra relazione certifica ed è la nostra curiosità verso la biodiversità che ci spinge a superare quella porta. Ho evitato a proposito di citare il gusto perché anche se vi posso assicurare che a me piacciono molto, non è detto che amiamo gli stessi sapori. Ma se non proviamo perdiamo la grossa occasione di uscire dagli stereotipi a cui ci hanno abituato. A proposito alcune capre, parenti di quelle che vedete in foto, sono emigrate ed adesso abitano presso la Famiglia Baroni. La collaborazione è un aspetto di noi umani che viene sempre più valorizzato ma deve essere basato sulla condivisione di una visione.

Come avevo fatto ad Abbiategrasso non ho potuto fare a meno di soffermarmi tra gli alberi da frutta. Là mele e kiwi erano ancora sugli alberi, qui invece troneggiavano le cotogne sia a forma di pera che di mela, ma se là il paesaggio intorno alla Cascina era bellissimo da qualsiasi parte volgevi lo sguardo qui lo è ancora tranne se volgete lo sguardo a sinistra della casa. Se dagli altri lati lo sguardo può andare molto lontano qui si ferma alla Pedemontana. Se prima il tuo sguardo poteva passare tra le fronde degli alberi adesso si può solo fermare sul cemento stradale. Da quelle rampe viarie la chimica è scesa e ha coltivato i campi a lei vicino fermandosi proprio al prato di cui abbiamo appena parlato. Stando dentro la fattoria di Domenico ho avuto la sensazione che sia un elemento che irradia all’esterno energia positiva. Immaginandomi a guardarla dall’esterno l’ho percepita come un baluardo a questo passato dove potevamo essere incuranti dei diritti della natura.

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