Azienda Agricola Non Solo Piccoli Frutti

Il recupero di produzione del passato, e insieme la tutela di specie di interesse alimentare a rischio di estinzione hanno preso piede anche Lozio, grazie a una sinergia dedicata all’agricoltura di montagna: la rapa bianca, una sorta di endemismo che rischiava di sparire e i lamponi. Per entrambi i prodotti è stato avviato ed ormai vicino alla conclusione del percorso che porterà al riconoscimento della De.Co, la denominazione comunale. Attori dell’operazione il sindaco Angelo Giorgi e Marcella Bonariva titolare dell’azienda Non solo piccoli frutti nella frazione di Sommaprada.  “Il bene identificato da una denominazione comunale – spiega Riccardo Lagorio responsabile della certificazione – nasce da un ben limitato territorio e nessuno può ragionevolmente imitarlo; è un frutto della terra, un oggetto della tradizione. La rapa e nostri piccoli frutti ne son un esempio concreto: la De.Co. non è un marchio di qualità, ma la carta di identità di un prodotto. È una atto notarile sottoscritto dal sindaco a seguito della delibera comunale, che certifica, con pochi semplici parametri il luogo di nascita e di crescita di un alimento dal valore identitario”.  E la rapa di Lozio? Storica varietà che stava scomparendo, grazie a poche persone che producevano qualche decina di chili è stata salvata, e oggi il territorio ne sforna 20 quintali: un quantitativo in aumento che il mercato apprezza e offre una buona remunerazione. Puntare sulla rapa come prodotto tipico ci ha fatto anche riscoprire una ventina di ricette locali, che vorremmo inserire in un ricettario, e recuperare terreni ghiaiosi inadatti ad altre coltivazioni.

Il primo tentativo di Marcella Bonariva, portato ad una fase embrionale e poi abbandonato, vede delle capre come protagoniste: le camosciate delle Alpi. Ma l’impegno appare troppo per le quasi uniche forze. Ecco, allora, il secondo tentativo, più in sintonia con le reali possibilità, visto che nel frattempo Marcella è diventata mamma. Siamo nel 2009. Da sempre, in famiglia, specie quella del marito Maurilio, le donne preparano confetture con la frutta disponibile. Perché, allora, non provare, con in più sapore della sfida per i 1050 m della zona, considerate dall’agronomo un limite? Molti gli esperimenti, i tentativi, per arrivare a un prodotto che soddisfi in primo luogo i suoi gusti. Su questo punto le idee sono molto chiare, tanta frutta e poco zucchero, un 30%, di canna, sul peso della prima, succo di limone a conferire quando necessario la corretta acidità e mele di Lozio come addensante naturale.
Formula che appare banale nella sua semplicità ma che necessita di alcuni requisiti fondamentali le mele di cui si sfrutta la pectina vengono aggiunte in studiate proporzioni con la buccia (quasi superfluo dire che la stessa non deve essere mai stata trattata con sostanze chimiche), e questa integrità viene richiesta ad ogni frutto utilizzato. Il controllo è severo, Marcella in prima persona si fa carico di questa responsabilità sia per le proprie coltivazioni, che per la materia prima non reperibile negl’immediati dintorni.

Gli spazi verdi abbondano oltre l’abitato che non raggiungere 400 anime, e il biologico diventa una scelta naturale. “L’impollinazione è esclusivamente entomofila” spiega Marcella. Si può ricorrere all’inserimento di colonie di api o di bombi negli impianti per combattere i parassiti che l’industria di solito aggredisce con gli anticrittogamici. Dai ronzii operosi delle api intorno alle piantine si ricava un miele vellutato. Con vecchi rimedi usati dalle nonne vissute da queste parti, la cenere della stufa o l’acqua d’ortica macerata, si ottiene una difesa fitosanitaria contro pidocchi e formiche. Sinergie preziose che rendono unico il prodotto.

Le marmellate di lampone, fiore all’occhiello di Marcella, hanno ottenuto la denominazione comunale, un riconoscimento che molti Comuni in Italia si stanno attrezzando a conseguire per realizzare prodotti locali. La produzione di marmellate avviene con i tempi lunghi della massaia ormai scomparsa che, in grandi pentoloni, vede prendere forma la confettura in ore e ore di paziente attesa. La ricetta prevede rigorosamente poco zucchero versato tra una mescolate e l’altra, e un lungo riposo in vasetti sterilizzati. Il tutto poi prende la forma un negozio d’altri tempi: ripiani colmi di   composte dai frutti colorati e golosi.

Vi abbiamo riportato un estratto degli articoli di giornale che Marcella espone proprio dietro la cassa del suo bellissimo negozio. Dalle informazioni contenute, non c’erano le date degli articoli, diciamo che è passato un pò di tempo ma se osservate le fotografie sembra una descrizione della situazione attuale. Dalla presenza delle rape nell’orto, effettivamente fatto su un terreno pietroso, alla presenza delle api con davanti un bellissimo campo di lavanda per garantirne l’alimentazione, ai lamponi, agli alberi, spettacolare quello di pere tutto è come è stato descritto. I pentoloni per cuocere le marmellate luccicano in cucina e i barattoli erano tutti lì allineati a testa in giù per togliere l’aria. Pregevole anche il sistema di raccolta dell’acqua piovana e il dettaglio di nascondere il letame dietro le piante di topinanbur. Ci sembra giusto aggiungere un paio di dettagli che magari non emergono chiaramente: Lozio ha 400 anime ma la frazione Sommaprada ne ha solo 20 e Marcella con la sua attività ne è sicuramente l’anima, partecipando attivamente a tenere vivo quella parte del territorio in uno dei suoi elementi essenziali: il paesaggio. Il secondo è che, come potete constatare voi stessi guardando il video dell’evento sul suo sito Non solo piccoli frutti, la denominazione comunale dei Lamponi di Lozio è stata ottenuta ma paradossalmente, pur dovendo seguire un protocollo produttivo qualitativamente più stringente, dalle parole di Marcella, sembra essere meno utilie di una certificazione biologica standard. Insomma utilizzare pratiche quanto più naturali possibile nella cura della nostra salute non produce quel ritorno economico che a noi sembrerebbe doveroso.  Credo proprio che dovremo farcene carico noi, comprando i suoi prodotti, ogni volta che avremo l’occasione di andarla a trovare o quando la incontreremo al mercato.

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