Salvatore Ceccarelli – Miglioramento genetico partecipativo

L’aumento della vulnerabilità delle specie coltivate, l’impoverimento del patrimonio genetico e le imprevedibili variazioni climatiche obbligano a un ripensamento dei metodi convenzionali di miglioramento genetico. L’approccio partecipativo coinvolge direttamente l’agricoltore nella sperimentazione, investendolo di un ruolo nel controllo e nella valutazione finale del processo di selezione, offrendo altresì l’opportunità di valorizzare le produzioni locali e di riflesso, il territorio che le ha espresse nel tempo.

Intervista al Prof. Salvatore Ceccarelli, che ha teorizzato e messo in pratica il Miglioramento Genetico Partecipativo in molti territori del Sud del mondo, ottenendo risultati eclatanti in aree critiche dell’Etiopia, Eritrea e del Sud del Mediterraneo; non si può escludere che in un prossimo futuro l’approccio partecipativo diventi la via da percorrere anche per gli agricoltori delle zone temperate.

Diminuzione della biodiversità, cambiamenti climatici e fame nel mondo, quanto sono fra loro interconnessi, può farci degli esempi?
Tra i maggiori problemi di cui il mondo scientifico si occupa oggi spessissimo ci sono quelli della biodiversità, dei cambiamenti climatici e della fame nel mondo.I tre problemi sono tra loro collegati anche se spesso vengono affrontati separatamente. La biodiversità è il deposito che assicura l’umanità con cibo, vestiti e medicine ed è essenziale per lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura e per la sicurezza alimentare. La diminuzione della biodiversità è stata in larga misura causata dall’agricoltura industriale che è basata su poche varietà, spesso imparentate tra di loro e che rispondono in modo uniforme a fertilizzanti, erbicidi e pesticidi.  Per dare un’idea della diminuzione della biodiversità agricola basti pensare che a fronte delle circa 250.000 specie vegetali che si stima vivano sul pianeta, di cui circa 50.000 sono commestibili, noi ne utilizziamo soltanto 250.  Di queste appena 15 forniscono il 90% delle calorie e 3 – mais, frumento e riso – forniscono il 60% delle calorie. Tutto ciò rende l’agricoltura molto vulnerabile e il nostro futuro alimentare molto insicuro.

C’è una relazione fra la diminuzione della biodiversità e salute umana?
Il punto di congiunzione tra biodiversità, cambiamenti climatici e fame nel mondo è rappresentato dai semi. I semi forniscono gran parte della nostra alimentazione (anche quando mangiamo animali, mangiamo indirettamente piante) e l’alimentazione ha grandi conseguenze sulla nostra salute. Perciò parlare dei semi vuole dire parlare della nostra salute. E se qualcuno, come in realtà accade, ha il controllo del mercato del seme limitando la diversità di ciò che viene coltivato,questo comporta una minore diversità di cibo. Questa, a sua volta, è stata messa in relazione con una riduzione della biodiversità microbica del nostro intestino che sembra associata a malattie di natura infiammatoria come l’asma e alcuni tipi di tumori.

La sua carriera professionale di genetista lo ha portato a lavorare in molte aree del mondo dove è difficile fare agricoltura. Cosa le ha insegnato questa esperienza che può tornare utile anche per i nostri agricoltori?
Ho imparato che gli agricoltori possiedono un patrimonio di conoscenze che è stato quasi completamente ignorato dalla scienza moderna, che gli agricoltori sono molto generosi nel condividere queste conoscenze con chi è in grado di apprezzarle e, infine, che gli agricoltori sono degli sperimentatori nati, anche se sperimentano con metodologie diverse da quelle dei ricercatori.

Lei è considerato il padre del miglioramento genetico partecipativo, ci può illustrare brevemente di cosa si tratta?
Il miglioramento genetico partecipativo è un tipo di miglioramento genetico capace di aumentare le produzioni agricole a livello delle singole aziende senza diminuire, anzi aumentando, l’agrobiodiversità. Questo tipo di miglioramento genetico sfrutta i vantaggi della selezione diretta nello stesso ambiente in cui la varietà verrà coltivata, incluse la coltivazione biologica o biodinamica, insieme alla partecipazione degli agricoltori (uomini e donne) in tutte le decisioni più importanti. Questo processo rimette gli agricoltori al centro delle attività che portano alla costituzione di nuove varietà e alla produzione del seme e differisce notevolmente dal miglioramento genetico  convenzionale che è invece condotto nelle stazioni di ricerca, senza alcuna partecipazione degli agricoltori, producendo varietà ideali per aumentare i profitti delle corporazioni sementiere transnazionali. Laddove è stato usato, il miglioramento genetico partecipativo ha avuto successo nell’aumentare le produzioni agricole e nel rispondere alle esigenze degli agricoltori negli ambienti marginali. I confronti economici effettuati tra programmi di miglioramento genetico convenzionali e partecipativi dimostrano che il rapporto tra benefici e costi è di quasi 4 volte maggiore nei programmi partecipativi. La maggiore differenza tra il miglioramento genetico partecipativo e quello convenzionale è che in quest’ultimo processo le priorità, gli obiettivi e le metodologie sono decisi da uno o più ricercatori senza nessuna partecipazione degli agricoltori, mentre nel primo le opinioni degli agricoltori e dei ricercatori hanno lo stesso peso.

Secondo lei il miglioramento genetico partecipativo può essere uno strumento utile anche per agricoltori che producono in aree non marginali o zone temperate come la nostra?
Il miglioramento genetico partecipativo può essere applicato a qualsiasi coltura e in qualunque ambiente perché sostituisce ad una o poche varietà che vanno “mediamente” bene per tutti, varietà specifiche per i diversi ambienti e per i diversi usi. Nel caso di varietà che debbono soddisfare standard di mercato, è sempre possibile ottenere varietà simili per quegli standard ma diverse per i caratteri che conferiscono adattamento ai diversi ambienti.

Come cambierà a livello globale, nazionale e locale il modo di fare agricoltura nei prossimi anni?
Il timore è che l’agricoltura diventi una attività senza gli agricoltori, dove macchine operate per remote control svolgono tutte le operazioni. L’auspicio è un’agricoltura in cui il controllo di ciò che si semina e di come lo si coltiva torni nelle mani degli agricoltori. Perché questo avvenga è necessario che gli agricoltori si riapproprino della produzione del seme e che le normative sulle sementi, che di fatto proibisce agli agricoltori di fare ciò che hanno fatto per oltre 9000 anni fino all’inizio del secolo scorso, vengano considerate biologicamente ingiustificate e ingiustificabili.

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