Il Grano Saraceno al Parco delle Cave ovvero la Natura e Noi Cittadini

Se avete letto l’articolo sul Diciotto, giornale della Zona 7 di Milano, sapete tutto del nostro sogno che giace all’Erbadigh. Avevamo seminato qualche mese fa del grano saraceno autoctono della Valtellina per riprodurne i semi e restituirli moltiplicati agli abitanti di Teglio per il raccolto autunnale e fare tutti insieme una grande pizzoccherata. Quello che vedete riprodotto nelle foto è il campo qualche giorno fa. Anche per noi milanesi è evidente che la natura ha fatto il suo corso, non decidendo se era meglio che raccogliessimo grano saraceno o loglietto, il precedente abitante dell’Erbadigh. D’altro canto non utilizzando assolutamente qualsiasi diserbante noi abbiamo dato un’indicazione precisa di come vorremmo fossero coltivati i campi a Milano ma, cambiare tecniche colturali, non è semplice ed è un percorso lungo che va condiviso con tutti.

Per sapere se il malato era grave abbiamo chiamato il miglior medico sulla piazza quel Patrizio Mazzucchelli e sua moglie Greta Roganti che, nella loro Raetia Biodiversità Alpine,  custodiscono e riproducono molte sementi antiche, tra cui questa varietà di grano saraceno. Hanno analizzato la situazione, ci hanno consigliato che far fare tappa alla Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile per discutere di questa esperienza di agricoltura urbana sarà una cosa molto importante, ma che, perché questo abbia un senso, bisogna concludere il percorso. Dobbiamo raccogliere il grano poco o tanto che sia. Come più volte ha ribadito Angelo se si semina, qualcosa si raccoglierà sicuramente riferendosi spero non solo all’esperienza.

Bisognerà dunque separare il grano dal loglio e Patrizio ci ha indicato come via i metodi usati in Nepal che la foto documenta molto bene. Come potete intuire la trasposizione tra una realtà rurale tradizionale e una evoluta metropoli occidentale non è immediata e tutto va  a scapito della seconda. Non abbiamo gerle, meno che mai potremo portarle così, ma la cosa più importante non abbiamo quella sapienza che ci permette di scegliere i chicchi maturi, raccogliere solo loro e lasciare che sulla pianta, quelli ancora verdi, possano crescere per essere raccolti in una successiva passata. Per ovviare a tutti questi problemi noi utilizziamo le macchine ma è chiaro che questo genera quello “spreco” di cui tanto si parla in questi giorni in città, spreco che deriva dalle caratteristiche del nostro sistema produttivo che privilegia la massificazione del risultato verso l’intelligenza della comunità.

Buchweizen-Ernte-Nepal

Per ovviare a tutti questi “insufficienze cittadine” ci consigliano di entrate nel campo, possibilmente in modo ordinato e sradicare le piantine di grano saraceno una ad una senza scuoterle, tagliare con una forbice la radice per lasciare sul campo la terra e mettere la spiga raccolta su un carretto che passerà ortogonalmente alle spalle dei raccoglitori. Le spighe verranno trasportate su un mezzo più grande che provvederà a depositarle in un’area protetta dove potranno riposare qualche giorno perché i semi possano assorbire le ultime linfe che la pianta ha preso dal suolo. Sono sicuro che tutti gli agricoltori veri inorridiranno di fronte a questo spreco di risorse e, prevenendo le critiche di antieconomicità che ci piomberanno addosso, ricordo che l’obbiettivo è avvicinare questi temi alla città e che il viverli in prima persona, con tutte le incongruenze del caso, è la via maestra per imparare. Anche l’idea di fare festa sia il giorno del raccolto che la settimana dopo, quella della battitura, dove verranno separati i semi dalle spighe fa parte del discorso per recuperare l’aspetto rituale come elemento costitutivo della comunità. Documentare tutto e fare poi un incontro in cui tutta questa esperienza venga razionalizzata perché diventi una lezione è un’altro modo tipico della nostra cultura per affrontare queste esperienze.

Le vedete quelle facce allegre? Era il clima che si respirava il giorno del sopralluogo all’Erbadigh e siccome non siamo egoisti vorremo che molti di voi possano godere dello stesso stato d’animo. Il giorno della raccolta e quello della battitura dovremmo essere almeno una ventina, ma saremo sicuramente di più non è vero? Ci contiamo molto e ne varrà sicuramente la pena e poi come in tutte le occasioni contadine non dimenticate la successiva festa. Crediamo che il tutto avverrà nelle prossime tre domeniche (si tre perché Milano non è sola in questo percorso) per cui tenetevi liberi.

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