OrtodiCarta – una microfattoria open source per la rigenerazione di un modello agricolo locale

A Lessolo, nel canavese delle sperimentazioni sociali ed imprenditoriali, assopito ma non definitivamente spento dalla crisi, si studiano e realizzano nuove forme di sviluppo legate alla produzione alimentare, all’ecologia e ad alla territorialità. Il progetto OrtodiCarta nasce più di 10 anni fa come esperimento famigliare e personale di ‘resilienza’, alla crisi economica attraverso l’autoproduzione e la razionalizzazione dei consumi senza, per questo, intaccare la qualità della vita anzi, possibilmente, migliorandola.
In dieci anni i suoi principali promotori, Nicola Savio e Noemi Zago, hanno creato un vero e proprio modus operandi per microfattorie famigliari. Un compendio di attrezzi, tecniche ed approcci alla piccola produzione alimentare locale, sana ed equa.

Pur non entrando nel merito di una critica all’agroimprenditoria, nella piccola realtà di Lessolo , Noemi e Nicola hanno iniziato, tre anni fa, a realizzare nella pratica questo modello di agricoltura, scollegato dalle politiche nazionali ed europee e dalle dinamiche, spesso condizionanti, delle imprese agricole.

Con una semplice partita IVA, applicando i principi di una produzione sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico, senza l’uso di combustibili fossili, fossili, rispettando le complesse leggi della biochimica della natura, il progetto OrtodiCarta ha trovato una sua messa in pratica, una concretezza, radicandosi e sviluppando i germogli di una simbiosi con il territorio sociale, economico ed ambientale.

Liberi dal mito culturale di un ritorno all’utopica ruralità fatta di saggi vecchi bruciati dal sole ma profondamente collegati con la Natura (mito spazzato via da un paio di guerre mondiali, un sistema agricolo basato sulla mezzadria ed il latifondo e tempestato da più di 50 anni di marketing dell’agricoltura di sintesi). Nicola e Noemi hanno iniziato a formulare un modello trasmissibile fatto di strumenti di progettazione, di gestione, di marketing e, soprattutto, di lavoro in campo. Hanno rintracciato le radici di una vecchia agricoltura ormai solo presente nelle pubblicità e da li sono partiti ma, come in un albero i frutti sono lontani e per nulla somiglianti alle radici che li hanno generati, anche il modello creato è sostanzialmente qualcosa di nuovo: un mix di vecchie competenze, nuove scienze, immaginario pop e ,soprattutto, una diversa consapevolezza e stabilità.

Portare avanti una microfattoria, indipendente dalle sovvenzioni che, contemporaneamente, funzioni da campo di ricerca ed incubatore per altre realtà simili, vuol dire non avere grandi ‘margini’ economici con cui ‘giocare’. Da qui la scelta di sperimentare una forma di finanziamento che fosse in linea con i principi del progetto stesso e che oltre alle possibilità di investimento diretto, generi nuove competenze da aggiungere al bagaglio condivisibile di OrtodiCarta.

Si è scelto, quindi, di aprire una canale di finanziamento diffuso: un Crowdfunding.

Attraverso una campagna di finanziamento diffuso sulla piattaforma web Indiegogo, OrtodiCarta, inizia una nuova sperimentazione da aggiungere al suo modello open-source di “microfattoria” e lo fa coinvolgendo non più solo la rete locale ma chiunque condivida l’idea di una produzione alimentare sfaccettata (fatta, si, di grande distribuzione a basso costo e di bassa qualità ma anche di prodotti locali di alta qualità a prezzi equi), resiliente e sostenibile permettendo a tutti di contribuire alla creazione delle infrastrutture necessarie a migliorare l’attività agricola ‘pratica’ e le possibilità di divulgazione e contaminazione del sistema.

Ma un crowdfunding non è ‘beneficenza’, chi partecipa è un investitore, finanzia perché vengano raggiunti degli obbiettivi a fronte di un riconoscimento del proprio investimento. Per questo motivo la maggior parte dei ‘perks’ (i ‘vantaggi’ che si ottengono a co-finanziare l’impresa) sono legati proprio alla realizzazione di orti, microfattorie o alla clonazione quasi perfetta del progetto stesso.

Vi invitiamo, quindi, a partecipare alla nostra impresa incuriosendovi, raccontandola o, direttamente, copartecipando con noi!

Abbiamo ricevuto questa mail qualche giorno fa e non potevamo non proporvela. Abbiamo conosciuto Nicola l’anno scorso alla fiera solidale Sana Terra a Ivrea. Attratti dai suoi Ostelli per gli insetti ho rischiato di bere il suo compost tea. Gli orti sono stati il centro della lunga chiacchierata e quando ho ricevuto quest’idea, una Microfattoria Open Sourcesono rimasto totalmente entusiasta.  Andate sulla piattaforma di crowfunding e scegliete come passare del tempo con loro imparando di tutto.  Mettete insieme un gruppo di amici per farvi spiegare come si fa un orto. Insomma inventatevi qualcosa perché questo progetto possa attuarsi. 

Per maggiori informazioni:

Nicola Savio

info[at]ortodicarta.eu
facebook Ortodicarta
instagram @ortodicarta
twitter @ortodicarta
per partecipare Indiegogo
www.ortodicarta.eu

6 pensieri su “OrtodiCarta – una microfattoria open source per la rigenerazione di un modello agricolo locale

  1. Fantastico, provate a raccogliere fondi con kickstarter e a diffondere la notizia in tutte le pagine facebook relative all’argomento “sostenibilità”, “biologico”, ecc…, vedrete che avrete un gran successo, in bocca al lupo!

      1. Lo so e mi dispiace ma ho tre problemi: il primo è che, per questa cosa del crowdfunding, dovevamo cercare di attraversare le alpi e, magari, anche gli oceani. Il secondo è che internet parla inglese e anche i testi di ricercatori italiani sono in inglese. Il terzo è che non ho più tutto il tempo per tradurre come quando mio figlio era piccolo (dormiva e basta lasciando un sacco di tempo per concentrarsi) e l’orto… pure…

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