Azienda agricola biologica Paolo Amato

Cerchiamo di riprodurre quello che avviene in natura con il metodo biologico e, per ridare energia al terreno, eseguiamo alcune pratiche che salvaguardano la fertilità della terra. Innanzi tutto sminuzziamo tutti gli avanzi della coltura precedente, poi concediamo al terreno un breve periodo di riposo che ne permette l’umificazione; subito dopo arieggiamo il terreno passando con un attrezzo chiamato ripper, che non rivolta il terreno, ma lo solleva e rompe la suola di lavorazione; passiamo poi alla concimazione con gli stallatici disidratati e infine fresiamo per preparare il letto di semina
Prima del trapianto della nuove piantine, disponiamo le manichette per l’irrigazione a goccia e poi la pacciamatura che limita la crescita di erbe infestanti riducendo l’intervento del diserbo, che è solo manuale .
Questo metodo, combinato alla pratica della rotazione delle colture, ci permette di produrre verdure sane e senza troppi problemi fitosanitari.

Trent’anni fa erano davvero poche  le persone che, senza provenire da una famiglia di agricoltori, decidevano di dedicarsi alla terra:  alcuni lo hanno fatto scegliendo da subito un approccio ecologico, e Paolo è uno di loro. “Dopo avere fatto venire i capelli bianchi a mio padre per la mia decisione” racconta “mi sono iscritto all’Istituto tecnico agrario di Treviglio dove mi sono diplomato nel 1984”.

Dopo una breve esperienza in una allevamento intensivo di bovine capisce che la sua strada è un’altra, è allora che un conoscente gli parla di Gigi Manenti e della sua azienda agricola. In due anni di pratica acquisisce lì i fondamenti dell’agricoltura biologica e per poi avviare la sua impresa.

“Saranno stati i geni di mio nonno che in Libia fu il primo a coltivare tabacco da seme, ma la passione è diventata professione e, collaborando con un amico che faceva giardinaggio, abbiamo iniziato a coltivare una prima piana per poi arrivare agli attuali 2,5 ettari”

Paolo Amato bio Valle San Martino

“Piana” perché i terreni sono a balze e non facili da raggiungere, siamo in Val San Martino a San Gregorio, frazione di Cisano Bergamasco, e probabilmente chi percorre la strada tra Lecco e Bergamo  non sospetta che a 5 minuti c’è una valle verdissima dove Paolo coltiva ortaggi, meloni, angurie e fragole. Nonostante sia la metà di dicembre ci sono ancora parecchi ortaggi da raccogliere e Paolo, dall’alto dei suoi venticinque anni di osservazione, sostiene che sia un regalo dei cambiamenti climatici “Fino a non molti anni fa a fine ottobre cessavamo la raccolta, ora proseguiamo fino a Natale” Vedo anche alcune fragole che spuntano, e mi spiega che sono i residui dei frutti dei trapianti estivi di stoloni che si sono sviluppati  e hanno fruttificato a ottobre/novembre, il freddo invernale predisporrà le piante  al meglio per la fioritura primaverile.

Mentre si cammina tra i vialetti in ombra coperti di brina ciò che balza agli occhi è un paesaggio molto curato, rispetto alla sottostante pianura, e la percezione di un’aria più pulita, in particolare in questo inverno secco. La bellezza dei luoghi ripaga in parte delle fatiche necessarie per coltivare in aree marginali: la manutenzione continua, la pulizia delle rive, l’onere di doverle risalire con i prodotti raccolti, la difesa dai roditori e da altri animali selvatici, e Paolo fa tutto con l’aiuto di un solo collaboratore fisso.

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A chiusura del cerchio Paolo decide di vendere tutta la produzione direttamente, nel piccolo spaccio aziendale aperto due giorni la settimana, consegnando ai GAS e partecipando al mercato settimanale organizzato da AIAB in via dei Castilla a Milano, perché il contatto diretto con chi mangerà il prodotto è sicuramente efficace per fare conoscere e apprezzare al meglio il proprio lavoro con la terra.

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