150° anniversario dalla nascita di Nazareno Strampelli: dalla battaglia del grano agli agricoltori custodi

Quando allo scambio dei semi a Costa Volpino, in Valcamonica, Christian Benaglio, mi disse che voleva festeggiare il 150° anniversario della nascita di Nazareno Strampelli, devo essere sincero, non ci ho fatto molto caso. Il clima di quel giorno era troppo intenso e bello per pensare a qualcosa che sembrava lontano, ma maggio è arrivato e non a Crispiero di Castelraimondo ma a Rezzato si ricorderà proprio Nazareno Strampelli, il padre del “grano antico” Senatore Cappelli.

Christian ha messo i semi al centro dell’attività dell’Azienda Agricola Benaglio e sin da subito si è reso conto che era necessario comunicare questa centralità attraverso l’incontro diretto tra i produttori e i consumatori. E’ così che l’abbiamo incontrato: come noi di Ciboprossimo, ha fatto partire e sostiene attivamente, un mercato contadino e, per non lasciar dubbi alla missione che gli ha assegnato,  l’ha chiamato Mercato AgroCulturale

Se sono riuscito a dirvi il perché di un  FESTIVAL AGROCULTURALE 2016 non posso non darvi qualche stimolo per contestualizzare il sottotitolo: dalla battaglia del grano agli agricoltori custodi.

Partiamo da cosa fece Nazareno Strampelli: nato il 29 maggio 1866 a Crispiero, frazione del comune di Castelraimondo, in provincia di Macerata, e laureatosi in agraria a Pisa, cominciò agli inizi del ‘900, senza conoscere le scoperte di Mendel, a studiare il frumento con l’obiettivo di migliorarne sia la qualità sia la produttività.  Strampelli si concentrò soprattutto sul miglioramento genetico del grano tenero attraverso incroci (“ibridismo”) con semi provenienti da ogni parte del mondo, contrariamente all’opinione dei suoi oppositori, come Francesco Todaro, che sostenevano il “selezionismo” suggerendo invece una lenta selezione dei frumenti autoctoni scegliendo di volta in volta le piante migliori per le caratteristiche desiderate. Todaro considerava l’apparizione degli ibridi una “moda” destinata a passare. La storia gli avrebbe dato torto.

Sin dalla metà del XIX secolo il grano Rieti Originario, coltivato da tempo immemorabile nel capoluogo sabino, era molto apprezzato in tutta Italia, tanto che nel 1879 veniva venduto a 50 lire il quintale contro le 24-32 lire degli altri grani. Tutti in Italia lo volevano seminare. Scriveva il Comizio agrario di Cremona:

…S’è visto infatti che gli stessi appezzamenti di terreno seminati parte a grano rietino, e parte a grano nostrano somministrano prodotti per qualità e quantità differentissimi, avendo i primi superato sotto ogni rapporto, di gran lunga questi ultimi…

Era talmente desiderato che la produzione non riusciva a soddisfare tutte le richieste, e molte erano le frodi in commercio, con altri grani meno pregiati spacciati per Rieti.

Il Rieti ha il grosso pregio di resistere ad una malattia, la ruggine, ma ha il difetto di essere soggetto all’”allettamento”, cioè al ripiegamento fino a terra della pianta a seguito di vento o pioggia.

Strampelli, che nel 1903 vinse la “Cattedra ambulante di agricoltura” a Rieti, era molto incuriosito dalle qualità del Rieti:

“Naturalmente, trovandomi a Rieti, i miei lavori dovevano cominciare dal frumento Rieti il quale, coltivato da tempo immemorabile in quella vallata fredda in inverno, calda-umida in estate, in ambiente estremamente favorevole allo sviluppo delle ruggini, è andato selezionandosi attraverso i secoli, acquistando rusticità e divenendo assai resistente agli attacchi dei detti parassiti.“

Scriveva al ministro dell’agricoltura

“Eccellenza, le buone qualità del grano da seme di Rieti son dovute esclusivamente alle speciali condizioni del clima e di questo suolo l’uomo non ha fatto mai nulla per cercare di aumentarne i pregi mentre con accurata selezione fisiologica e metodica si potrebbe arrivare a fare del grano di Rieti il migliore dei frumenti da seme con grande vantaggio di tutta la granicoltura nazionale.”

In uno scritto del 1932 Strampelli spiega che il metodo “selezionista” in voga all’epoca fosse inutile su grani, come il Rieti,  le cui caratteristiche genetiche forgiate dall’ambiente e dal clima erano rimaste immutate per secoli. Volendo inserire delle nuove caratteristiche era necessario “prenderle” da altre varietà (Strampelli sarebbe sicuramente stato entusiasta delle moderne tecniche biotecnologiche che permettono di inserire geni provenienti da varietà e specie diverse per donare le caratteristiche volute).

Ecco allora che Strampelli inizia a raccogliere grani dai quattro angoli del globo -ne collezionò più di 250- per cercare di inserire delle nuove caratteristiche nel Rieti tramite incroci.

Strampelli aveva già effettuato degli incroci, per fecondazione artificiale, a Camerino, come descrive lui stesso:

“A Camerino, sin dal 1900, praticai l’ibridazione del frumento Noè con il Rieti. Mi prefiggevo di ottenere un frumento resistente contemporaneamente all’allettamento ed alla ruggine, per avere una varietà adatta ai terreni del Camerinese […] ove per elevata fertilità il Rieti corica sempre, ed il Noè, che non corica, a causa delle abbondanti nebbie, è fortemente danneggiato dalla ruggine”

Il Noè era una selezione francese di un grano russo. Uno dei primi grandi successi di Strampelli fu il grano Ardito, ottenuto incrociando il Rieti Originario, che resisteva alla ruggine nera, con il Wilhelmina Tarwe, varietà olandese ad alta produttività, e successivamente incrociando il risultato con l’Akakomugi, un frumento giapponese di scarsa importanza agronomica ma caratterizzato dalla taglia bassa e maturazione precoce. A sua volta il Wilhelmina era un incrocio tra una varietà locale olandese (Zeeuwse Witte) e una inglese (Squarehead).

L’Ardito maturava 15-20 giorni prima del Rieti, era alto 80-100 cm, resisteva al freddo e alla ruggine, ed era molto produttivo.

Fu grazie all’Ardito e agli altri grani di Strampelli che il regime fascista, in quella che venne chiamata retoricamente “la battaglia del grano”, riuscì ad aumentare la produzione italiana di frumento dai 44 milioni di quintali prodotti in Italia nel 1922 agli 80 milioni di quintali del 1933, senza quasi aumentare la superficie coltivata. [Continua a leggere da Dario Bressanini]

Se avete speso quel minuto per vedere il video di Expo sarete pronti a rispondere alla domanda “chi riuscirà di nuovo a moltiplicare i pani“?  Se l’agricoltura intensiva sta perdendo la sua capacità moltiplicatrice, mostrando la vera faccia di distruttrice di quelle risorse necessarie a preservare l’equilibrio di Gaia, cosa riuscirà a sostituirla?

Se anche dal video emerge chiaramente la figura di Strampelli come precursore di Norman Borlaug e della cosiddetta Rivoluzione Verde e quindi protagonista di quell’agricoltura ecologicamente insostenibile, che senso ha festeggiarne la nascita? Quanti di voi hanno preso il Senatore Cappelli come un “Grano Antico”? Quanti sapevano della sua vera storia?

Ma quanti conoscono cos’è una selezione varietale? Potremmo parlare del Miglioramento Partecipativo di Salvatore Ceccarelli non conoscendo cos’è il Senatore Cappelli?

Strampelli ha vinto una Cattedra Ambulante di Agricoltura. Esistono ancora oggi? Quali sono attualmente gli strumenti che vengono utilizzati per trasmettere le competenza agricole?

Con Strampelli inizia quello spostamento delle conoscenze agronomiche dai campi ai laboratori. I contadini diventano sempre più parte di un processo produttivo dove le competenze, gli strumenti e soprattutto le materie prime, a partire dai semi, vengono dall’esterno. E’ possibile invertire questo processo? Come farlo? Di quali strumenti abbiamo bisogno? Gli agricoltori custodi sono la soluzione?

Forse nelle parole del mio amico Peppino, del Consorzio Fai, c’è una prima sintesi alle molte domande che abbiamo appena posto. Il Senatore Cappelli è un stimolo autorevole per riproporre un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, rispettosa di noi stessi. Ha il giusto peso simbolico per essere il centro di tutte quelle domande che dobbiamo porci per ripensare il modello agricolo.

Se vi ricordate avevo iniziato l’articolo raccontandovi come avevo preso sottogamba la nascita di questo evento, per cui ho dovuto ricostruire le motivazioni, che hanno spinto Christian Benaglio a organizzarlo, dal titolo dell’evento e dal programma di incontri che ci ha messo a disposizione. E’ veramente un piatto ricco a cui non  mancherò di partecipare spero fortemente in vostra compagnia.

Festival AgroCulturale 2016

Ecco il programma del Festival: per gli aggiornamenti seguite l’evento Facebook.

SABATO 28 MAGGIO

(8-12) Mercato Agroculturale
(9-18) Libero scambio semi – mostra trattori e macchine d’epoca
(11-18) Asini in cascina
(12.30 ) Pranzo con degustazione di prodotti tipici e di filiera corta
(14 – 15) Tavola rotonda con le associazioni di agricoltori custodi e seedsavers
(15 – 16) Incontri col personaggio : N. Strampelli – Dalla battaglia del grano al miglioramento genetico partecipativo [con Salvatore Ceccarelli]
(16 – 17) Conferenza : ‘Le radici umane dell’agricoltura’ [con M. Angelini]
(17 – 18) Pentagora edizioni – un laboratorio editoriale tra terra e cielo
(18 – 20) agriapericena
(20 – 21) cineforum agroculturale >> parole chiave :
salute a tavola-disinformazione-agroindustria-ogm-sovranità-alimentare-cultura

DOMENICA 29 MAGGIO

(11 -12) presentazione del progetto scuola ambulante agricoltura Sostenibile: ‘POTERE ALLO SCIAME’ – “per un’apicoltura sostenibile”
(12-18) Asini in cascina
(12 -13) Oggi 150° anniversario della nascita di N. Strampelli :
Incontro di presentazione : Le banche del germoplasma per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità vegetale [con P. Cauzzi]
(13 -14) Pranzo con degustazione di prodotti tipici e di filiera corta
(14 – 15) Laboratorio di riciclo creativo per bambini
(15 – 16) Spettacolo agroteatrale
(16 – 17) Mini-corso di danze folk a cura del ‘Gruppo Ritminfolk’ di Rezzato
(18 ) Agriapericena
(19 ) Proiezioni AgroCulturali

 

Centenario della nascita della varietà Senatore Cappelli – 1915/2015.

 

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/22/il-senatore-cappelli-e-gli-altri-grani-di-nazareno-strampelli/

 

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