CumianaFest: agricoltura contadina e musica.

Sabato 17 settembre eravamo a Cumiana per la 2. edizione del CumianaFest, tra un laboratorio e l’altro, e prima della musica, tanta gente che partecipa alla alla  tavola rotonda Agricoltura locale e globale: le comunità e le reti.

Raccontateci come nella vostra esperienza pratica costruite comunità è stata la domanda rivolta da Davide Giachino del CISV per aprire i lavori.  

Yakouba Sawadogo, l’uomo che fermò il deserto è il primo invitato a parlare:

“Vengo da un piccolo paese del Burkina Faso dove la terra non dava più vita e gli animali morivano, allora ci siamo messi insieme per cercare un modo per cambiare le cose. Avevamo avuto molte difficoltà perché la pioggia non si faceva più vedere e non avevamo più modo di lavorare la terra. La terra era arida e ci siamo detti o troviamo una soluzione o lasciamo il paese e cerchiamo un altro posto dove vivere. Mi sono messo a pensare camminando per i terreni, provando e riprovando tanti sistemi per produrre qualche cosa finché ho trovato questa tecnica zaï, che significa esperienza con gli occhi, con cui sono riuscito a rendere fertile la terra e a fare ricrescere l’erba dove nessuno pensava potesse crescere.

Ho impiegato 41 anni della mia vita per mettere a punto questo sistema e arrivare a questo livello, è stato molto difficile ma con la vita e l’esperienza si trova la forza per andare avanti ho così via, sono fiero di ciò perché in 41 anni ho fatto in modo che molte persone riuscissero ad utilizzare questa metodologia per continuare a coltivare. Ho portato quest’esperienza in molti paesi in Europa e in America, sono stato ad insegnare in Cina, e sono contento perché ogni volta che viaggio riesco ricevere cose nuove che mi aiutano a creare altre esperienze, e anche a dare. Nell’agricoltura non si può dire dire io ho creato, perché io do quello che ho e ricevo quello che altri mi danno, l’esperienza è come qualcosa che si coltiva. Ci sono ancora due cose molto importanti da dire: amare quello che fai, e amare la comunità in cui vivi perché da lì che parti per creare qualcosa che poi riesci a dare agli altri come esperienza.”

L’ Associazione Germinale partendo dalla realizzazione di orti sociali per integrazione del reddito ha sviluppato un progetto agricolo vero e proprio, ce lo racconta Roberto Schellino

“A Demonte il comune ha dato in comodato circa un ettaro di zona montana, poi abbiamo acquisito il terreno di un privato e altri se ne potranno aggiungere. Ci sono sei persone che lavorano costantemente in campo letterale e una piccola rete di altre persone accompagna il percorso sia in campo che fuori. Abbiamo 5000 mq coltivati ad orto patate e mais, forse il grano saraceno se se lo lasciano gli animali selvatici, e vorremmo che questo fosse lo spazio per sperimentare una dimensione comunitaria in agricoltura che permetta alle persone interessate ad iniziare un’attività in agricoltura, l’invito è aperto a tutti e ora ci sono richiedenti asilo e cittadini di Demonte che lavorano insieme.

L’agricoltura contadina a differenza di quello industriale consente una pluralità di modi di lavorare in cui ciascuno può collaborare con le proprie esperienze e competenze, anche partendo da zero, perché la dimensione collettiva facilita la partenza di chi non ha esperienza in campo. Ricostruire forme collettive in agricoltura aiuta a riportare l’agricoltura in una dimensione più agevole, lasciando anche del tempo libero a chi, ad esempio, sceglie di occuparsi degli animali.

Noi siamo partiti grazie a € 2500 messi a disposizione dall’associazione ma il futuro ce lo dobbiamo costruire  a partire dalle nostre idee”.

Marcella è una delle persone che lavorano a Demonte: “Non ho terra, sono sola e fare un orto per me sarebbe stato difficile letterale invece insieme a loro ho la possibilità di sporcare le mani e veder crescere quello che cucinerò. Da quando è nato questo progetto ho iniziato a da avere una rete sociale intorno che mi ha dato la possibilità di stare meglio, io  mi sento parte della comunità di Demonte pur non essendo nata e cresciuta qui”.

L’ Associazione Fondiaria Cornalin di Lauriano nasce invece per dare una risposta al problema delle frammentazione fondiaria e al conseguente  abbandono dei terreni avvenuto nell’ultimo secolo a causa del venir meno delle attività agricole per autosostentamento. Come è possibile arrestare il processo in corso? Dato che il problema era sentito sia dall’amministrazione comunale che dai cittadini si è partiti dalla creazione di un’associazione, Coltivare Risorse Naturali Lavorando Insieme, per far fronte al frazionamento con una gestione comune dei terreni, conferiti all’associazione dai 23 soci. In questo modo è più semplice trovare soggetti interessati a gestirli per attività agricole e si crea contemporaneamente una patrimonio collettivo e di interesse  comune.

Leah Lekanayia, Protagonista del film Masai in the alps, ha trascorso un’estate in alpeggio con una pastora piemontese, sulle Alpi Marittime, condividendo il lavoro e scambiando esperienze.

“Vengo dal Kenia, da una comunità Masai che si occupa di pastorizia. La prospettiva rispetto alla comunità di pastori che fa parte di una comunità di pastori mondiale, la comunità ha grandi spazi essendo nomade e l’essere nomadi è la soluzione per soddisfare i nostri bisogni ed esercitare sovranità alimentare che è ora in pericolo perché la popolazione è cresciuta molto di numero ed è difficile anche trovare cibo per gli animali, i pastori devono rispondere alla sfida di riuscire a trarre ciò di cui hanno bisogno da spazi sempre più piccoli per cui per cui una via d’uscita, come nel caso della mia famiglia è quella di diventare anche coltivatori. Però per diventare anche agricoltori occorrono competenze specifiche che mancano e i pastori hanno bisogno di altre soluzioni, migliori, che salvaguardino le tradizioni nomadi perché non possiamo perdere la nostra cultura e la nostra comunità.

Ad esempio tutte le comunità di pastori del Kenia sanno produrre solo latte, non sono in grado di trasformarlo in formaggio, in questo caso lo scambio di competenze con le le comunità di pastori italiane, anche grazie a Terra Madre, ha permesso di comprendere che si possono fare molte cose anche disponendo di spazi piccoli e mi hanno insegnato che la difficoltà stimola la creatività.”

Poi un po’ di domande ai protagonisti da parte del pubbico, a Yacouba viene chiesto come si può fermare effettivamente il deserto

“Bisogna osservare il terreno, cercare di capire la direzione in cui scorre l’acqua dopo la pioggia, quindi fare Le buche in cui mettere  i semi e poi coprirli con la paglia facendo in modo che l’acqua che riempie le buche più in alto quando tracima vada a colmare quelle a valle. Le  buche sono profonde dieci colpi di zappa. Talvolta vado in giro nel deserto e butto i semi a caso nelle buche, quando piove nasce sempre qualcosa e se alcuni semi vengono mangiati dagli animali, questi in cambio fertilizzano la terra con i loro escrementi. Le piante crescono da sole e quando semino fagioli  lascio le radici nel terreno per fertilizzarlo, non annaffio mai.”

Leah risponde a una domanda su quanto l’esperienza è stata utile al ritorno nella tua comunità

“Ho imparato molto, di base il lavori con gli animali è lo stesso, ma fare il formaggio è qualcosa che non esiste nella comunità Masai, così potete immaginare quanto io abbia imparato.  Poi la gestione di molti animali da parte di una donna, mentre la mia comunità non riconosce le capacità della donna nel condurre gli animali, è una enorme lezione per una Masai.  Inoltre la nostra gente ritiene la pastorizia un lavoro di basso livello e siccome gli africani guardano l’europa come modello da seguire, ciò rivaluta il lavoro del pastore agli occhi dei giovani che vorrebbero abbandonare le terre e fare lavori ritenuti più alti.”

Davide conclude con la frase di un ricercatore messicano che chiedendo ai contadini del suo paese quale fosse l’agricoltura ecologica si è sentito dire più volte: L’agricoltura ecologica è quella che si fa insieme agli altri

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