La Tribù delle Noci Sonanti

La Tribù delle noci sonanti è una piccola comunità delle Marche che ha seguito fino in fondo i principi della decrescita e dell’armonia con la terra.

Una noce dentro un sacco poco rumore fa. Ma tante noci insieme suonano.

Riciclare, o fare buon uso di tutto quello che abbiamo a disposizione, dai manufatti alle energie, ai prodotti della natura, dell’agricoltura, della raccolta, della caccia, è stata una cosa perfettamente normale presso tutti i popoli e tutti i luoghi della terra, in ogni epoca. Solo da un pugno di anni la nostra società, o meglio noi, tutti noi, come bambini capricciosi e viziati, ubriachi di abbondanza e di inconsapevolezza ci siamo permessi, ci permettiamo, di vivere in maniera distruttiva e autodistruttiva. E’ stato questo a rendere necessaria l’invenzione della parola riciclaggio e la sua pratica, spesso un timido tentativo di tamponare il disastro non solo imminente, ma già presente.

Noi abbiamo scelto di ritornare a vivere sulla terra, a sporcarci di terra, ad odorare di terra, a dipendere dalla terra.

Questi toni forti non vorrebbero far sentire in colpa o mettere a disagio chi non ha fatto le nostre scelte di vita. Siamo convinti che ognuno abbia il suo percorso ed i suoi tempi e debba sentirsi fondamentalmente libero di vivere come vuole. Ma questi sentimenti ci nascono soprattutto quando usciamo dalla nostra piccola realtà rurale e ci troviamo a camminare ed a viaggiare fra file di capannoni industriali, mercatoni, discoteche, impianti turistici, strade, rotatorie e viadotti, the divorano e deturpano a velocità sempre maggiore l’ambiente naturale e i migliori terreni agricoli. O quando veniamo a contatto con giovani o meno giovani dediti alle mode, alla superficialità, alle droghe, all’evasione, al consumo, al mercato. Noi abbiamo scelto di ritornare a vivere sulla terra, a sporcarci di terra, ad odorare di terra, a dipendere dalla terra. Per essere sani, per essere liberi, per un forte senso di responsabilità verso tutto ciò che ci circonda. Per questo riciclare e non sprecare è prassi costante della nostra quotidianità. Come combustibile per cucinare e per riscaldarci usiamo la legna. Per lo più alberi secchi, potature nostre e recuperate dai vicini, alberelli e cespugli tagliati per liberare piante produttivamente più interessanti.

Per cucinare utilizziamo fino ai rametti più sottili, come pure i detriti che rimangono sul suolo della legnaia e le foglie. La cenere la usiamo per lavare i piatti e per concimare, talvolta per tenere a bada le lumache nell’orto. Cerchiamo di usare tutte le parti delle verdure the raccogliamo: le foglie delle carote e dei ravanelli, la radice e tutte le parti dei finocchi, le foglie e il torsolo dei cavoli, la parte esterna delle zucche ecc. L’acqua di cottura della pasta o di bollitura della cicoria la riutilizziamo per cucinare il riso, il grano, la polenta o qualche altro cereale. Il gabinetto è una buca fuori che periodicamente svuotiamo e gli escrementi li uniamo nel mucchio del composto a sfalci d’erba, scarti di cucina ed altri resti vegetali. Il composto, dopo del tempo per maturare, è il concime per i nostri orti. Al posto del rotolo della carta «igienica», nel nostro gabinetto ci sono sempre una o due bottiglie d’acqua per lavarci. Invece di rimanere pigramente sotto un getto troppo abbondante di acqua che ci cade dall’alto, ci laviamo usando un secchio e portandoci l’acqua al corpo con le mani o con un pentolino. L’acqua usata, purché non saponata, la usiamo per annaffiare. Per gli alimenti che ancora non siamo in grado di produrre, a volte utilizziamo quelli che ci arrivano gratis o fortemente scontati, perché la legge impone in modo relativo e arbitrario una data di scadenza. Non abbiamo l’energia elettrica. Per la nostra illuminazione notturna usiamo lampade ad olio. L’olio è quello di frittura che parenti, amici e conoscenti mettono da parte e periodicamente ci consegnano. Normalmente non compriamo vestiti. La maggior parte di quello che abbiamo addosso ci arriva attraverso vari canali da chi continua a comprare e buttare, inseguendo i cambiamenti della moda o dei propri gusti ed umori, sempre più rapidi.

Anche per quanto riguarda il nostro bimbo in arrivo, a quasi tre mesi dalla nascita abbiamo già una quantità più che sufficiente di vestitini per i primi anni di vita.
Per le nostre marmellate, per i succhi d’uva ed in parte per il miele, utilizziamo barattoli e bottiglie di vetro riciclati che laviamo accurata-mente rimuovendo etichette e sigilli dei prodotti originari. Per spedire il nostro giornale Seminasogni, i volantini dei mercatini che organizziamo, per le nostre lettere, quasi sempre fabbrichiamo le buste con i fogli dei quotidiani o ricicliamo buste già usate. Tutti i nostri mobili sono mobili usati, come pure le stufe a legna, i tappeti, le coperte, spesso gli attrezzi ecc. Non dobbiamo aspettarci che la società ricicli per noi. Ben vengano leggi ed iniziative che incentivano il buon uso delle risorse, il non spreco, il riciclo. Inutile solo criticare che le istituzioni o le ditte preposte attuano male le leggi e la raccolta differenziata. Noi pensiamo che ognuno di noi debba farsi carico di quello che usa, di quello che consuma, di quello che spreca, di quello che ricicla, della spazzatura che produce. Il cambiamento può venire solo dal basso e dalla presa di coscienza di ognuno di noi.
Di Fabrizio Cardinali

• Per gentile concessione della rivista Seminasogni, c/o Felice, loc. Palombara 9, 62027 San Severino Marche, Mc — tel 338 8685427. Il periodico si riceve su abbonamento o si può scaricare online su www.qualchicco.it/bio/seminasogni.htm Contatti: Tribù delle noci sonanti, via Torre 54, 60034 Cupramontana (An).

Googolando ho incontrato Fabrizio. Quello che vi ho riportato è un’articolo del 2008 .  Le immagini delle copertine di Seminasogni vengono da qualchicco dove potete trovare alcuni numeri completi della rivista da leggere. Esperienza che consiglio vivamente di fare. L’ultima rivista caricata sul sito è del 2010. Esiste anche un gruppo Facebook dallo stesso nome.  Ho letto che è ricollegabile a loro. Molto completo è il lavoro Ritorno alla Terra dove trovate la storia della Tribù, di Siddartha, come Mangiano, la loro Giornata Tipo e anche informazioni sul fratelloLa foto di testata viene proprio da Ritorno alla Terra.

Di video ce ne sono un pò. A me è piaciuto questo del 2014.

Molto interessante è anche Podcast di Lea Promaja del 2016.

Avrete intuito che è una sorta di mio promemoria  in attesa di conoscerli di persona. Chi avesse notizie più fresche o avesse una copia del Seminasogni si faccia avanti condividendoli con tutti noi.

Un pensiero su “La Tribù delle Noci Sonanti

  1. formidabili , ma per noi ormai abituati a certi agi ,non c’é ritorno -fate rivivere in me i ricordi di fanciullo quando il padre bacchiava le noci e con il pane ancora caldo uscito dal forno ne mangiavi con un gusto che oggi é restato solo nella memoria -bravi auguri

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