Il Permafrost della Val Bregaglia

La frana è la più imponente degli ultimi decenni nei Grigioni. Circa 4 milioni di metri cubi di roccia – l’equivalente di 4’000 case unifamiliari – si sono staccati dal Pizzo Cengalo, provocando un fiume di fango riversatosi fino al villaggio di Bondo. La frana ha distrutto due stalle e danneggiato una dozzina di rustici.

Ho  dovuto ricevere una mail di Patrizio Mazzucchelli per connettere che Greta Roganti, la sua compagna  è della Val Bregaglia. Nella successiva telefonata mi ha raccontato come sono andate le cose e mi ha detto che la famiglia di Greta è stata sfollata. Mi ha raccontato quanto Greta sta facendo per portare l’attenzione su cosa è accaduto e nello stimolare tutti a sostenere in modo fattivo gli abitanti della Val Bregaglia.

Quanto scrivo spero che vada in questa direzione colmando, spero, il mio ritardo ingiustificabile, sin qui accumulato.

Nella mail di Patrizio c’erano due link. Il primo mi forniva gli elementi per capire quanto è avvenuto in questi giorni in valle. Sono chiaramente partito da qui e googolando tra i molti documenti, capirete poi il perché, vi consiglio di ascoltare l’intervista ad un geologo, sullo scioglimento del permafrost, che trovate qui. Interessantissima la puntata di 60 Minuti Quando Crolla la Montagna.

Il secondo link puntava al servizio di apertura della Radio Televisione Svizzera andato in onda il 27 agosto 2017 alle ore 12.30. Purtroppo il link al telegiornale svizzero, dura solo fino al telegiornale successivo, per cui, vista l’importanza che gli dava Patrizio, ho trascritto il tutto e vi invito, se non vi fidate a cercare manualmente voi stessi il servizio.

E’ stata un nottata tranquilla a Bondo in Val Bregaglia, non si sono registrati nuovi smottamenti o crolli ma la soglia di allarme resta alta e secondo la Sonntags Zeitung la frana di mercoledì mattina è solo la punta dell’iceberg.

Citando l’ufficio federale dell’ambiente, il domenicale svizzero tedesco, afferma  che nelle Alpi sono oltre 100 le pareti rocciose, le montagne a rischio.

Bondo è solo l’inizio, così afferma la Sonntags Zeitung, che cita dei dati che fino ad adesso non erano mai stati pubblicati dell’ufficio federale dell’ambiente.

Secondo il domenicale il riscaldamento climatico scioglie i ghiacciai e il permafrost, lo strato montagnoso perennemente ghiacciato, rendendo instabile il terreno.

Secondo la Confederazione, nelle Alpi Svizzere, 100  tra pareti rocciose e pendii, sono monitorati in modo permanente da sensori, perché considerati a rischio di crolli. Uno di questi è stato installato ad esempio a Preonzo per tenere d’occhio la Frana del Valegion. Ne esistono anche sullo Jungfraujoch nel canton Berna o sul ghiacciaio Aletsch nel Vallese. In generale il rischio è più elevato proprio nei cantoni Grigioni, Berna e Vallese che contano 65 stazioni di misurazione permanenti oltre ad altri sistemi di allarme che avvertono di crolli e frane come è successo a Bondo.

La lista dei luoghi monitorati non è pubblica ma Berna la trasmette ai Cantoni.

I sistemi di controllo non riescono tuttavia ad evitare i danni delle catastrofi naturali che nel solo  2016 sono ammontate a oltre 300 milioni di franchi a cui si aggiungono le vittime oltre 110 tra il 1972 e il 2015. Anche la prevenzione ha i suoi costi, ogni anno in Svizzera si spendono quasi 3 miliardi di franchi per la costruzione o la manutenzione di strutture volte a minimizzare i danni provocati da inondazioni, tempeste, temporali, terremoti o ancora frane, smottamenti, colate di fango, valanghe e incendi senza dimenticare le spese per i premi assicurativi. E la tendenza preoccupa, negli ultimi 200 anni la Svizzera è stata colpita da  16 grandi  disastri naturali, 7 di questi però sono accaduti solo negli ultimi 30 anni.

Intanto il Comune di Bregaglia ha lanciato una raccolta fondi per venire in aiuto di chi sta subendo le conseguenze delle frane. Chi vuole contribuire può andare sul loro sito Internet.

Conoscendo bene con quanto impegno Patrizio approfondisce i temi che gli stanno a cuore mi è sembrato particolarmente significativo questo suo appigliarsi al senso comune de “l’ha appena detto la televisione” mentre discutevamo di quanto accaduto. Era come se mi dicesse:

Se lo dice la TV, le motivazioni di quello che è successo in Val Bregaglia sono vere e in quanto tale, a parità di condizioni, può succedere anche in Valtellina. Le due regioni sono contigue, le montagne sono analoghe e se l’origine è il cambiamento climatico, visto che il caldo è stato tremendo anche qui, non vedo perché il permafrost non potrebbe sciogliersi anche da noi….

 

Sappiamo benissimo che meno conosciamo più ci sembra lontano. Meno siamo certi e più pensiamo che non possa accadere anche a noi. Attribuire ad una fonte “autorevole” che la causa di quanto accaduto, anche a vostra moglie, sia lo scioglimento del permafrost, accorcia, ad un livello non razionale, quella lontananza che vi fa sentire non vostro un determinato evento. Il caldo di questi giorni, che state sentendo sulla vostra pelle  è “causa” e dunque “prova” del cambiamento climatico. Sappiamo tutti che i ghiacciai si stanno ritirando ma quante volte ci hanno detto che scioglie anche la terra ghiacciata. Il citare dati “mai pubblicati prima” non tranquillizza. Non dire che cosa si sta monitorando altrettanto. Tutto questo porta a creare connessioni arbitrarie e anticipa il giudizio su comportamenti che non possono essere conosciuti. Gli stereotipi che utilizziamo per giudicare le azioni di nazioni diverse non aiutano. Questo e molto altro è passato in quella lunga telefonata.

Per chi non li conoscesse ancora vi ricordo che Greta e Patrizio stanno facendo un lavoro eccezionale sulla preservazione della biodiversità. Loro la natura la preservano attivamente e quanto accaduto è a maggior ragione una ferita profonda che va al di là delle conseguenze specifiche. Ho avuto la sensazione che l’interpretazione di quest’evento è qualcosa che si aggiunge agli avvertimenti che con la loro azione quotidiana  ci danno sull’importanza dell’ambiente, della preservazione della biodiversità, di una nuova gestione del locale e per una agricoltura nuova. Ho avuto ancora la sensazione che stare vicini a loro può fare solo del bene a noi. Ricordate l’appello di Greta!!!!

 

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