Cascina Casalina alla Biofera di Canzo

Nel 2013, l’8 settembre, alla BioFera di Canzo incontrai Giuseppe Oglio. Era un periodo che inseguivo le manifestazioni che lui frequentava per avere l’occasione di approfondire i temi sui quali mi aveva aperto gli occhi.

Nella magica Biofera il suo stand aveva dei cartelli che riassumevano i concetti che stavano alla base delle tecniche agricole che usava per produrre i suoi eccellenti prodotti. Oggi è ancora l’8 settembre, da Canzo non sono passato io ma dei miei amici. Il suo stand è là, non so se avrete l’occasione di incontrarlo ma non dovete perdere l’opportunità di provare i suoi prodotti.  Se andate informati potrete gustarli. Credo che sia giunto il momento di ottemperare alla  promessa che feci nel 2013 riproducendo in questo articolo i testi dei cartelli che tanto mi avevano intrigato allora e che so essere alla base dei suoi prodotti soprattutto oggi.

La Biofera è uno di quei luoghi dove è bello essere, soprattutto per gli incontri che puoi fare. Se non la conoscete ancora non perdete l’occasione di andare a trovare Giuseppe. Non se abbiamo a male Teodoro, Alice, Marco, Gustavo, Claudio, i genitori di Valentino e i tantissimi amici che casualmente anche quest’anno saranno lì. Chi ci frequenta sa di chi stiamo parlando e sabato o domenica non perderà l’occasione per incontrarli per progettare qualcosa insieme.

Il miglior futuro dai semi antichi

Giuseppe Oglio è un agricoltore della Lomellina, una zona agricola nella provincia pavese dove si coltiva grano, riso e farro. Da giovane era inscritto alla facoltà di agraria: voleva conoscere i metodi di coltivazione chimici e biologici. Scoprì suo malgrado che l’unica conoscenza rimasta nelle università era relativa all’utilizzo dei prodotti chimici, anche nel biologico, e decise quindi di lasciare l’ateneo per provare a fare da sé.
Quando era iscritto all’università infatti seguiva alla lettera indicazioni date dai tecnici ma non riusciva a fa nascere niente nei suoi campi: i trattamenti, costosissimi si susseguivano senza risultati e lui si ritrovò in breve senza soldi. Per una questione di sopravvivenza decise di fare un ultimo esperimento. piantare seme che aveva senza ascoltare nessun altro parere. Da li a qualche anno, il cambiamento. Lasciando crescere le piante da sole queste si curavano e si fortificavano col passare dei tempo: il primo anno si ammalarono le radici, l’anno successivo toccò al fusto, l’anno dopo alle foglie e infine ai semi. L’anno successivo più niente!

Le piante come gli uomini non crescono da sole

La debolezza, secondo Oglio, creata dalle manipolazioni dell’uomo sui semi e sull’ambiente per avere una qualità che avesse maggior resa e maggior profitto, era stata “curata e ripulita” nel Dna dalle piante stesse che erano ora pronte a dare nuovamente i frutti.

La sua teoria era che interagendo col terreno e l’ambiente in cui si trovano le piante ne assumono le caratteristiche energetiche e gli incroci ad opera dell’uomo, conferendo formazioni diverse dall’impronta genetica originaria, indeboliscono il chicco che così manipolato perde tutta la sua forza non sapendo più quale informazione seguire e non riconoscendo facilmente il luogo in cui vive. Gli agronomi di fronte alla perdita di energia del semi avevano trovato come unica soluzione la concimazione, sia organica che chimica, ma questo non risolveva il problema alla base: da lì l’idea di “Laboratorio a cielo aperto”

Probabilmente il paradiso terrestre non era una monocoltura biologica

“Ho capito che insieme, terra, piante e uomo, se fanno bene la loro parte, diventano una potenza”. Con pochi soldi – e poche spese – andava avanti sperando che la sua intuizione fosse giusta. Con i metodi tradizionali inizialmente in un metro quadrato crescevano 200 spighe e a fine anno rimanevano solo i debiti. Col nuovo sistema invece – senza interventi chimici o biologici – nello stesso metro quadrato c’erano 100 spighe ma a fine anno rimanevano i semi per l’anno dopo e qualche spicciolo. Come si faceva una volta.

Nei suoi campi succedeva di tutto. I tecnici e suo padre sostenevano che il riso non sarebbe mai cresciuto in mezzo all’erba ma lui perseguiva la sua idea.

Provando a piantare un ettaro di riso in permacultura – cioè seminando a mano senza arare in mezzo all’erba e lasciandolo crescere – creò un inselvatichirnento della coltura che la rese forte e rigogliosa.
Era l’integrazione fra i mondi della natura vegetale, minerale ed animale: vermi, piccole alghe e ciuffi di riso verde chiaro tutti insieme, senza disturbarsi l’un l’altro. Forte dell’osservazione che negli anni gli ha dimostrato la verità, Giuseppe ha molta fiducia in ciò che porta avanti e che applica nei suoi campi. E qualcosa di vero ci deve essere dato che alcuni medici e il CNR hanno avviato studi e sperimentazioni sui suoi risi per accertarne il carattere curativo per talune malattie. Questo modo di fare agricoltura che va oltre il convenzionale, il biologico e il biodinamico si sta espandendo: Oglio la chiama AGRICOLTURA NATURALE. L’utilizzo di varietà di semi antiche, le meno manipolate dell’uomo, che conservano intatto il loro patrimonio genetico – ciò che rende le colture più forti – è quello che ci prospetta. Semi antichi per un cibo sano e forte, coltivato con metodi naturali. Naturali veramente.

“Se volete parlare di agricoltura, non parliamo qui. Andiamo nei campi”. E nei suoi campi nessun odore di sostanze chimiche, piante belle e rigogliose: un esempio di eco-sistema in equilibrio.

Ciò significa che l’utilizzo di varietà di semi antiche, le meno manipolate dell’uomo, che conservano intatto il loro patrimonio genetico rendendole più forti e meno aggredibili dalle malattie, il FUTURO dell’Agricoltura è quella SOLO NATURALE, mantenendo un eco-sistema sano e nei giusti rapporti fra i mondi minerale, vegetale ed animale.

AGRICOLTURA NATURALE E PERMANENTE IN COLTIVAZIONE SELVATICA DI GIUSEPPE OGLIO

Giuseppe, agricoltore e contadino, propone una agricoltura legata al passato ma nello stesso tempo proiettata nel futuro. Non fa uso di prodotti chimici e fino a qui lo fanno, o meglio, lo dicono in molti. Ara solo come effetto diserbante ogni cinque/dieci anni , non diserba, e non concima . I suoi grani , tutti di varietà antiche (frassineto, senatore cappelli, saragolla..), crescono insieme alle erbe spontanee, il suo riso profuma di camomilla, forse proprio in virtù di ciò, i suoi prodotti che lui definisce “integri” possiedono anche alcune P.M., curative. I suoi cereali vengono in parte acquistati dal dottor Franco Berrino responsabile del centro tumori di Milano ed in parte ad un gruppo di giapponesi (ass. Shumei) , estimatori di Masanobu Fukuoka (La rivoluzione del Filo di Paglia) che ogni mese gli fanno pervenire i propri ordini.
E’ anche una agricoltura moderna, quanti agricoltori sono in grado di fare a meno, come lui fa, degli aiuti che l’Europa stanzia per l’agricoltura, aiuti che sono destinati a cessare o nelle migliori delle ipotesi a ridursi di molto.
E’ un agricoltore che non si impone sulla terra ma che ad essa si allea.

A proposito questo è quanto è esposto oggi nello stand di Giuseppe.

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