E’ passata solo una settimana dalla nostra gita a Montebruno per il Mandillo dei Semi 2018 che mi colpisce il leggere che tra qualche giorno avremo l’opportunità di godere della medesima occasione anche a Milano.

Scorrendo il calendario, presente sul nuovo sito della Rete Semi Rurali, si scopre che ogni domenica, a partire dalla prossima, ci sarà uno o più scambi di semi. Il 4 a Torino con Una Babele di Semi  e a Sant’Antonino con ProSpecieRara. L’11 Febbraio il Giardino degli Aromi promuove il Mandillo dei Semi a Milano e poi, visto che la stagione è quella giusta, si prosegue a Firenze, il 18 con la Fierucolina dei Semi e dalle parti di Cremona con la Giornata dell’Artemisia.

A Montebruno si sono dunque aperte le danze del 2018 ed è avvenuto in tutti i sensi, infatti da un lato Massimo Angelini ha voluto ricostruire il senso di queste manifestazioni riprendendone la storia e dall’altro il Consorzio della Quarantina ha lanciato l’Albo dei Custodi dei semi.  Se ripercorrere il percorso fatto è sempre molto importante altrettanto, se non di più, è costruire proposte, come l’Albo dei Custodi, che possono migliorare quello che sin qua si è costruito.

Di seguito trovate la trascrizione dell’audio dell’intervento di Massimo Angelini sulla storia e quanto hanno proposto con l’Albo dei Custodi, in modo che, partecipando ad una delle molte date in calendario, possiate apprezzare meglio quello a cui state partecipando.

Massimo Angelini
E’ solo dal 1989 che si inizia a parlare di biodiversità, di varietà locali, tradizionali, tipiche.  Qui in Liguria avevamo già iniziato un lavoro di ricerca  e anche se questa cosa che oggi è di moda, allora era ancora un po’ lontana. E lì che è incominciata la semina.

Adesso dico molto velocemente due cose. Primo progetto di recupero della patata quarantina 1994, parco delle Capanne di Marcarolo, non tanto distante da qui. Il primo comitato che è stato fatto nascere per recuperare queste varietà è del 1999.  Nel 2000 nasce il Consorzio della Quarantina, ma attenzione nel 2000 nasce anche il primo Mandillo dei Semi. Ma perché nasce? La faccio breve perché capiate.

Nel 1998 la Comunità Europea, aveva emesso una direttiva con la quale di fatto di vietava la libera circolazione delle sementi. Si mettevano definitivamente fuori legge, dicendo non esistono, tutte quelle varietà che non appartenevano ai cataloghi sementieri, che non erano registrate. Le varietà registrate nei cataloghi sementieri sono quelle che in senso tecnico si dice “costituite, create selezionate” dalle ditte sementiere. Quindi tutto ciò che mantenevano i contadini e che i contadini tramandavano, veniva dichiarato invisibile e, state attenti, sotto norma penale infatti, diventando reato penale, diventava impossibile donare e scambiare semi. Indipendentemente da quante mani si utilizzassero, lo scambio si fa utilizzando tutte e due le mani mentre il donare lo si fa con una mano sola, tutti i gesti legati ai semi diventavano illegali.

Il Mandillo è nato proprio nel 2000 come espressione di una disobbedienza civile, come forma di protesta per dire lo scambio dei semi, il dono dei semi è ciò che i contadini hanno sempre fatto e se lo hanno sempre fatto è qualcosa di antico, più antico delle leggi. E’ qualcosa che appartiene all’ambito della sussistenza, come fare i figli come fare da mangiare per i propri famigliari, come abitare. Tutto questo non può essere vietato né limitato da alcuna legge perché è un diritto originario, fa parte della sussistenza dell’uomo. E’ così che è nato il Mandillo.

Quindi noi dal 2000 al 2006, chiamando televisioni, chiamando giornalisti e dicendo loro venite a vedere, stiamo facendo una cosa che per l’Europa è illegale: denunciateci adesso, denunciateci.

Poi il problema è finito perché in parallelo c’è stata la rincorsa a costruire una legge nazionale, interpretazione della direttiva europea che lasciasse uno spazio interpretativo, uno spazio di libertà per dire che le varietà tramandate in effetti sono varietà, sentite il nome, sono varietà da conservazione e come tale devono poter essere mantenute. Come? Scambiate in piccola quantità, come la modica quantità delle droghe, e in ambito locale. Ambito locale vuol dire provincia e quelle confinanti. Tutto questo è passato, per cui dal 2007 fino allo scorso anno l’Italia, adesso si è adeguata anche la Francia, è stato l’unico paese dell’unione europea dove, avendo una legge di deroga, una legge specifica per lo scambio dei semi, il dono, la piccola circolazione in ambito locale dei semi tornava ad essere possibile.

Risultato dal 2007 liberi un po’ tutti. Per cui questa cosa che si faceva soltanto a Firenze, dove si chiama Fierucola dei Semi e in Liguria dove si chiama Mandillo dei Semi, si è diffusa a macchia d’olio. Io ne avevo contati più di 80 ma ormai credo siano quasi un centinaio, di momenti, di manifestazioni in tutta Italia dove si fa liberamente e a volte, lasciatemelo dire, anche un pò superficialmente, in un modo così improvvisato e modaiolo, lo scambio dei semi. Anzi ci sono delle zone dove non c’è più la festa contadina se non c’è anche lo scambio dei semi.

Ma quello che molti non sanno è che tutta questa cosa nasce da una protesta, nasce da un atto di obiezione di coscienza nei confronti di una legge completamente ingiusta perché non si può vietare quello che è sempre stato, come se mi vietassero di fare da mangiare per mio figlio. Non scherziamo. Capito?

Tutto questo è cresciuto dal 2000. Siamo arrivati alla diciassettesima edizione organizzata dal Consorzio della Quarantina, a partire da Fabio, e devo dire che è cresciuta con tanti amici che vedo qui. E’ cresciuta grazie a Teresa, è cresciuta con Fabrizio e Anita, è cresciuta con Massimo, è cresciuta con tanti di noi, con Ettore, con Daniela. Tutto questo è da una parte il risultato di una semina che è partita tanti anni fa e il raccolto mi sembra buono: un 10 a 1!!. Ed è cresciuta non per una, due o tre persone ma oggi lo si vede come gioco di squadra.

Albo dei Custodi

Sono sicuro che domani tutti quelli che oggi hanno partecipato al Mandillo si domanderanno: cosa ne ho fatto dei miei semi? Dove sono andati? A chi sono andati?

Essendo impossibile costruire una risposta a queste domande, durante la manifestazione stessa, all’interno del Consorzio ci siamo detti  perché non costruire un’Albo, come primo momento di tracciabilità di tutti i semi che vengono scambiati all’interno del Mandillo?

Abbiamo fatto un regolamento molto semplice, di due pagine, una pagina e mezza. Albo non volevamo tradurlo come burocrazia ma farlo rimanere una cosa molto libera, come lo scambio. E’ solo un momento dove vengono prese alcune informazioni dei semi che verranno scambiati, in modo tale che se un domani uno volesse ritrovare un seme, noi possiamo dargli la possibilità di sapere chi ce l’aveva e dove è andato a finire, mantenendo le caratteristiche che sono della festa, quindi autoproduzione dei semi, poche quantità, semi che devono essere sani.

A chi si farà domande del tipo: nell’edizione scorsa del Mandillo ho scambiato dei semi di pomodoro, però non mi ricordo chi li aveva,  il consorzio metterà a disposizione le informazioni raccolte, permettendo dunque, alle persone che lo vorranno, di avere un domani di nuovo i semi che sono stati scambiati negli anni.

Partendo da quest’anno, ogni anno, aggiorneremo l’Albo perché magari il custode riporterà i semi anche l’anno successivo e li condividerà con altre persone, mantenendo in vita una varietà che è stata tramandata da parenti, da amici. Non importa da dove viene il seme, l’importante è che sia stato autoriprodotto. Può essere un seme che è sempre stato nel suo paese e che il Custode non sa come si chiama, non sa la varietà, ma sa che sono i fagioli del suo paese. Quindi non abbiamo bisogno di tanti nomi, di tante varietà. E’ quello che hai sempre fatto a casa tua, noi lo tracciamo perché un domani possa rimanere.

Oggi, a chi ha portato dei semi da scambiare, è stato dato un foglio dove indicare quali varietà aveva. Per ciascuna di esse poteva indicare se voleva diventarne il custode. Dunque niente di nuovo. E’ quello che sta già accadendo da tempo, solo che da oggi, diventando esplicito, il Custode assume un impegno morale verso la comunità, verso noi che siamo qua, di riportare quei semi l’anno prossimo al Mandillo.

Grazie a voi che siete venuti oggi e che permettete possa essere realizzato l’Albo.

A proposito, nei corridoi del chiostro del Santuario di Nostra Signora di Montebruno, troneggiavano dei cartelli con il  Regolamento generale e l’Art. 2 delle Linee guida dei custodi che vi riporto

Autoproduzione – I semi sono stati prodotti da chi li scambia, oppure dalla comunità nella quale chi li scambia vive o lavora, e senza l’uso di prodotti chimici di sintesi.

Reciprocità – Lo scambio si svolge nella reciprocità e senza denaro.
Modiche quantità – La quantità scambiata è limitata a quanto basta perché ciascuno, nel proprio luogo, possa riprodurre e moltiplicare da sé i semi ricevuti.

Informazioni – La ricchezza della varietà in agricoltura non è fatta solo di semi, ma anche di esperienze e conoscenze: per questo motivo i semi si scambiano insieme con le notizie che, per quanto se ne possa sapere, raccontano la loro origine, il luogo dove sono stati riprodotti, chi li ha conservati e li tramanda, le informazioni per coltivare bene le piante alle quali danno vita.

Pubblico dominio – I semi scambiati non sono proprietà privata di nessuno, non sono gravati da brevetti, ne è titolare (in forma non esclusiva) chi li riproduce e li coltiva, il loro scambio non è un atto di commercio ma l’espressione di un diritto originario del quale sono titolari gli stessi coltivatori e le loro comunità.

Sanità – Non si scambiano semi evidentemente difettosi, malconservati, ottenuti da piante che si sanno o si presumono malate o degenerate.

Da Repubblica apprendiamo che “Tra i primi iscritti all’Albo ci sarà un contadino che ha ereditato dalla suocera una qualità di fagiolini che da queste arti si chiamano ‘balin de Cougi’ (fagiolini di Cavorsi, frazione di Torriglia); un altro, di Casalino di Montoggio, ha promesso che si occuperà di proteggere e offrire i semi dello zucchino costoluto liscio genovese; un altro ancora sarà custode del ‘pursemin’, il pomodoro a fisarmonica che cresce solo dalle nostre parti ed ha qualità straordinarie. Tanto per dire: il pomodoro marmand genvese ha 7- 8 coste, il pursemin una quarantina”.

One Reply to “Tra un Mandillo e l’altro”

  1. L’ha ribloggato su DI TUTTO UN PO' ….UN PO' DI TUTTOe ha commentato:
    È cosa buona e giusta.È da tempo che seguo i buoni propositi di queste persone,io nel mio piccolo non avendo un pezzo di terra,ci provo sul mio terrazzo a conservare e distribuire i semi delle mie piante ma qui dietro questi scambi c’è qualcosa di grosso che si muove e portare l’informazione ad altri è il minimo che posso fare,quindi condivido nel mio umile ma seguito (forse per simpatia?)blog. Evviva i salvatori di semi,evviva la nostra Terra,evviva Gaia

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