Camilla che Fatica Insieme agli altri Salmoni

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Grazie per l’invito ci tenevo molto ad esserci. Sono Giovanni Notarangelo e della neonata Cooperativa Camilla sono il vicepresidente e vi posso assicurare che in questo gruppo di persone il vicepresidente conta zero.

La cooperativa  nasce dalla confluenza delle idee di due realtà, uno, un Gruppo di Acquisto Solidale ALCHEMILLA l’altra l’esperienza dei mercati di Campi Aperti.

In Alchemilla, come avviene in tutti GAS organizzavamo degli acquisti collettivi: ci si divideva tutti i compiti e c’era qualcuno di noi che, contattava i produttori, dopo aver fatto una ricerca e lanciava la proposta di acquisto collettivo. A Bologna siamo diventati abbastanza grandi perché è un’esperienza che è nata tra le prime in Italia penso almeno 15 anni fa. Io a quei tempi non c’ero ancora.

È arrivata a coinvolgere 150 famiglie però con numeri che negli ultimi anni erano diventati un po’ asfittici, cioè non crescevano. Siccome eravamo tutte persone attive non capivamo perché non riuscivamo ad andare avanti e non si cresceva più come prima. La grandezza del gruppo non aiutava sicuramente: un GAS quando cresce troppo diventa ingestibile soprattutto se lo tengono solo volontari, solo da chi ritaglia un po’ di tempo per organizzare le cose. Se questa era la prima considerazione l’altra è che a Bologna volevamo creare una rete più forte.

L’altra esperienza da cui nasce la Cooperativa Camilla sono i Campi Aperti un’associazione di contadini che opera sul territorio che ha ad oggi 100/120 produttori associati che organizzano mercati contadini in città.

Questa è la premessa per dire che partiamo da un terreno fertile.

L’esperienza di Bologna, questa di Campi Aperti, ma anche di Arvaia, una CSA, è il terreno che ci dava speranza di trovare risposte ed accoglienza per un progetto di questo tipo. Un progetto che andasse al di là degli steccati tra i consumatori critici e i produttori che conferiscono i loro prodotti ai GAS.

Visto che c’erano i mercati contadini e i GAS, abbiamo iniziato a pensare perché non fare qualcosa di più? Abbiamo lavorato un annetto per capire che cosa fare e come farlo. Abbiamo cercato gli strumenti, dopo un po’ ci siamo lanciati in pubblico e abbiamo iniziato a parlarne per raccogliere adesioni. Siamo andati in giro qualche mese.

Una cosa che vi dico è che la sensazione di poter superare lo steccato l’abbiamo avuta sin da subito. Ad inizio 2018, quando abbiamo fatto un questionario tra quelli che avevano pre aderito ad una cooperativa non ancora costituita, chiedendo quali erano le motivazioni della loro partecipazione, i loro interessi, è venuto fuori che più della metà di quelle persone non compravano né tramite i gas né nei mercati contadini. Questa è stata una prima cosa interessante visto che solo con il lancio eravamo riusciti ad andare oltre i recinti precedenti infatti avevamo intercettato chi non era né di Alchemilla né frequentava Campi Aperti.

Ma come abbiamo raccontato il progetto? Siamo partiti dalle esperienze che già ci sono all’estero, in Italia non erano ancora arrivate, come la FoodCoop di New York, quella del film. Non so se qualcuno di voi l’ha già visto? Noi abbiamo organizzato delle proiezioni, abbiamo fatto vedere come il modello poteva funzionare. Poi abbiamo conosciuto delle realtà in Belgio e in Francia. Soprattutto in Francia ce ne sono molte. Con quella del Belgio,  Bees  a Bruxelles città, che è già operativa, abbiamo intessuto un legame molto più stretto. C’è un ragazzo italiano con cui abbiamo stabilito una relazione, siamo andati da loro, abbiamo rubato qualche idea, ci siamo scambiati delle cose.

L’idea è di avere un posto, uno spazio fisico dove poter praticare i nostri consumi critici, consapevoli, sostenibili, tutto quello che sappiamo, però con il coinvolgimento diretto di tutti i soci, quindi in forma cooperativa.

La cooperativa l’abbiamo costituita il 21 giugno di quest’anno. Solo i soci della cooperativa potranno acquistare, con delle regole che magari possiamo approfondire. Il socio che dà la quota di capitale sociale gestisce la cooperativa. Tutti sono tenuti a partecipare alla vita della cooperativa dando una quota del loro tempo tre ore al mese o due e mezzo, adesso vedremo.

Tutti, per queste ore, devono dare il loro contributo alla cooperativa che può essere di vario genere. Nei modelli che già funzionano come New York, che esiste da quarant’anni, fanno di tutto. Anzi hanno surplus di soci rispetto a quello che hanno da fare e quindi se ne sono inventati di ogni tipo, dall’intrattenimento per i bambini, al giornalino, la consegna della spesa a casa, al prestare i soci ad altre cooperative analoghe che non avevano la stessa forza per iniziare. Questa mi sembra davvero una cosa molto interessante. L’amministrazione, la comunicazione insomma tutto quello che serve per gestire una cooperativa sia nel mandare avanti la parte operativa che la comunicazione del progetto stesso.

Dietro a tutto questo abbiamo visto, oltre ad uno sviluppo del consumo critico, che l’avvicinarsi reciproco tra le persone crea una comunità di chi condivide queste modalità di acquisto, capace di organizzare molte altre attività. Noi questa l’abbiamo chiamata la Buona Compagnia. Nella cooperativa non vengo solo per fare gli acquisti ma perché c’è un’anima, che si occuperà di fare cultura, di attrarre persone nuove oltre quelle che già attiravamo con i GAS superando così quello sapevamo essere un punto debole dei GAS.

Questo è un po’ il cappello. Adesso vi racconto un po’ dove siamo arrivati oggi.
Come vi ho già detto siamo andati in giro, abbiamo raccolto con un modulo informale delle pre adesioni, abbiamo costituito la cooperativa. Abbiamo raccolto fino a giugno scorso 450 firme. Da quando abbiamo costituito la cooperativa il 21 giugno scorso, circa a tre mesi fa, sono state formalizzate 293/295 adesioni. Quindi per ora il risultato è abbastanza buono. Dalle proiezioni economiche che abbiamo fatto contiamo di arrivare a circa 400 soci che devono essere attivi sia rispetto alle attività che abbiamo raccontato prima, sia rispetto all’acquisto, altrimenti la tabella, il foglio di calcolo non gira perché avrebbe un risultato negativo nel conto economico.

Siamo in piena corsa, come andrà, non lo sa nessuno. Speriamo bene certo le promesse sono buone ma come andrà, ribadisco, non lo sa nessuno. Abbiamo preso uno spazio in affitto da privati come cooperativa e adesso dobbiamo iniziare tutto il lavoro di coinvolgimento diretto dei soci, l’apertura del punto vendita con la possibilità di acquistare. Li vedremo tutto. È tutto in itinere.

Ci siamo posti come obiettivo, l’abbiamo messo anche nello statuto la possibilità di supportare iniziative analoghe che stanno facendo lo stesso percorso. Penso che noi siamo quelli più avanti come strada fatta però c’è Cagliari, c’è Parma, a Milano qualcuno ci ha contattato ma poi non è partito niente insomma c’è qualche gruppo sparso per l’Italia che ha iniziato a lavorare su queste idee. Vogliamo supportarli perché potremo essere di esempio. Il dare documenti, supporto alle altre realtà che stanno facendo la stessa esperienza è importante per avere un respiro futuro e avere maggiori possibilità di successo nei prossimi anni.

La fatica dei salmoni

Quello che avete appena letto è la trascrizione dell’intervento di Giovanni Notarangelo ad una manifestazione molto interessante dove venivano messe a Confronto le varie forme di Cooperazione. Finito il giro di presentazione è iniziato quello delle domande e risposte. Nel leggere questa sezione dovete tenere conto che la Festa della Cooperazione, La Fatica dei Salmoni è avvenuta a fine settembre e quindi da un lato qualcosa è cambiato, ad esempio tutti insieme sono andati a vedere lo spazio che occuperà la cooperativa, e dall’altro che potete consultare voi stessi le risposte di  Camilla alle vostre domande più frequenti .

D: Il punto vendita è già attivo?
R: No il punto vendita non è ancora attivo  ma firmiamo il contratto di affitto la settimana prossima per lo spazio che abbiamo scelto. Quindi entro l’anno contiamo di iniziare. Un paio di mesi per allestire e preparare tutto quello che serve

D: I posti di lavoro?
R: L’ho detto prima. Pensiamo che servano e siano anche utili dei posti di lavoro. Vediamo nella fase iniziale come riusciamo a partire anche se crediamo che già in questa fase servano delle collaborazioni part-time. In prospettiva crediamo che ci devono essere persone che ci lavorano altrimenti torniamo al discorso di prima che facevamo con i GAS che non si reggono solo con l’attività volontaria anche se in questo caso l’impegno è chiaro in termini di ore da condividere.

D: La vostra relazione con le centrali cooperative?
R: Io personalmente non sono esperto di cooperative, non vengo da questo mondo e non so come fare ad approfondire questo tema però dalle sensazioni che abbiamo avuto, a titolo personale, ti posso dire che non ci assoceremo a nessuna centrale cooperativa. Inoltre abbiamo avuto la sensazione che, quest’esperienza che stiamo cercando di portare avanti, venga vista da Legacoop come un’esperienza concorrente visto che ci occupiamo di distribuzione. Magari l’avete visto sul Web l’altra realtà di Parma che sta facendo la stessa cosa, si chiama oltre Oltre FoodCoop, hanno partecipato ad un bando di Legacoop di € 10.000, hanno vinto, ma la richiesta di Legacoop di accelerare molto i tempi gli farà saltare tutta la fase di costituzione della comunità. Inoltre con Legacoop stanno affrontando tutta una serie di questioni perché queste esperienze in realtà non sono normate. Questa donazione di lavoro in realtà è borderline. Noi stiamo mettendo in campo tutta una serie di paracaduti perché non esistendo una cornice di riferimento bisogna vedere cosa succede. Loro con Legacoop vogliono stare entro tutti i limiti consentiti ma se si vuole fare innovazione bisogna sperimentare, chiaramente qualche rischio esiste e lo vogliamo correre altrimenti non l’avremmo fatto.

D: E le monete complementari
R: Si l’abbiamo messo anche nello statuto. A Bologna c’è qualche progetto che cerca di partire ma con difficoltà però è una cosa che guardiamo con moltissima attenzione perché è una cosa che si lega a quello che vogliamo fare. Una delle motivazioni che ci ha spinto in questa avventura è che  avendo uno spazio e una cooperativa con tante persone potremo in futuro sperimentare cose nuove tra cui i patti produzione consumo. Noi come GAS, tranne quello con Terra e Cielo, altri patti con i produttori non abbiamo fatti. Chiaramente con Camilla potremmo sperimentare delle forme di innovative di contratto e crediamo che questa sia una componente che può contribuire al successo dell’esperienza stessa.

D: Camilla è una CSA nel senso che coinvolge tutti?
R: È qualcosa di simile visto che una CSA, agricoltura sostenuta dalla comunità, è un patto tra consumatori e produttori. Ieri a Milano, forse perché è avanti e quando vengo vedo sempre dei messaggi che non vedo da altre parti, ho visto davanti a un Carrefour, quelli piccolini, “Carrefour fa transizione alimentare”. Non l’avevo mai visto. È vero che non frequento supermercati ma quando vedo qualcosa che mi colpisce fotografo tutto. Questo che significa? Cooptare? Sicuramente questo non aiuta a fare tanta rete tra di noi, impedisce ai GAS di crescere visto che la concorrenza, molto più grande di noi, in qualche modo ci ha assorbiti. Carrefour e Coop adesso utilizzano gli stessi messaggi, gli stessi claim. Sanno che hanno presa grazie al lavoro che abbiamo fatto noi. Quindi quello che dobbiamo fare è fare rete perché vuol dire andare oltre, far capire alle persone che il messaggio di Carrefour è fuorviante. Quando uno entrerà in Camilla e vedrà i prodotti potrà dire che questi sono uguali a quelle di Carrefour e Coop visto che loro hanno molte più risorse economiche e di comunicazione di noi ma è solo tramite la capacità di fare rete che potremo far emergere le nostre peculiarità. Penso che adesso, riuscire a fare un salto organizzativo, di numeri, riuscire a fare un po’ di sistema nei prossimi anni, sia necessario proprio per questo visto che penso che la gente non partecipi più ai progetti anche perché ci sono queste offerte alternative, queste forme usate anche da altri che sembra facciano quello che facevamo noi.

 

 

Essendo iscritto alla mailing list di Camilla ho ricevuto questo messaggio …
Ai pulsanti sotto lasciamo un pò di documenti utili prodotti finora nel nostro percorso, tutti raggiungibili tramite il nostro blog (presto attivo un sito vero e proprio). Abbiamo incontrato e sostenuto alcuni altri gruppi sparsi per l’Italia con cui ci siamo scambiati documenti e informazioni. Tra i nostri scopi c’è il sostegno a nuove iniziative dello stesso genere, che poi ognuno condirà con le proprie salse locali!  

La carta degli intenti , Lo statuto, Il Regolamento dei Soci e Un po’ di Foto da cui ho attinto anche per questo articolo.

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