Qualche volta i sogni si avverano e la felicità del successo contamina altre speranze. Il recupero ambientale del Parco delle Cave a Milano è sicuramente una di queste. All’interno del parco c’è una cascina che è stata il cuore pulsante di tutte le attività di recupero del parco. Finalmente dopo decenni è stata restaurata, l’hanno assegnata ad un agricoltore, gli hanno restituito la terra ed è pronta a tornare al suo ruolo di propulsore.

Cascina Linterno ha tutte le caratteristiche per diventare il luogo dove a Milano si affronti seriamente il tema della sostenibilità nelle sue declinazioni ambientale, sociale ed economica visto che può porre sé stessa come soggetto e oggetto di studio. Abbiamo un oggetto nuovo che non è ancora in grado di camminare con le sue gambe se gli diamo la benzina per partire e un progetto con cui evolvere possiamo vedere tutti insieme se è vero che la sostenibilità è veramente possibile.

La terra è un moltiplicatore di risorse. Se trattiamo bene il suolo, solo con l’aiuto della luce del sole, dell’acqua e dell’intelligenza umana dovrebbe essere in grado di sfamare, donare allegria e molto altro.

Non avendo pregresso dovrebbe essere facile costruire un meccanismo che riesca a “contabilizzare” i progressi economici, sociali e ambientali per valutare la sostenibilità del progetto.

Per la dimensione sociale la “contabilizzazione” dovrà essere così semplice da essere direttamente percepibile dai soggetti che partecipano. Bisognerà tenere presente che la socialità si attiverà solo se riusciremo a stimolare i partecipanti ad apprezzare i benefici economici e ambientali del progetto stesso e solo quando si attiveranno, potranno partecipare a farlo diventare sostenibile.

La dimensione ambientale, soprattutto nelle specificità di un’agricoltura di qualità è il vero driver del progetto. Se ci poniamo come obbiettivo una “certa omeostasi del sistema” la circolarità dei cicli naturali diventa il paradigma che ci guiderà ad utilizzare solo risorse interne, più acqua e sole. È evidente che preservare il suolo, dopo averlo eventualmente rigenerato è uno degli obbiettivi primari del progetto. La riproduzione interna degli input almeno vegetali lo è altrettanto. Non volendo fare evidentemente un’agricoltura mineraria l’obbiettivo è di togliere tutti gli apporti esterni o riutilizzare quanto prodotto (sovescio, compost). Il ciclo dell’acqua è fondamentale e dovrà essere conservativo quanto più possibile per armonizzarsi con il ciclo di protezione del suolo.

La dimensione economica nelle condizioni sopra descritte diventa complementare in quanto deve colmare il gap che esiste tra le esigenze che i partecipanti al progetto devono soddisfare nel “mondo esterno” e quello che quello che stiamo generando è in grado di soddisfare. Un momento particolare è tutta la fase di start-up in quanto il sistema non ha ancora le risorse che gli permettono di auto-generarsi e queste devono essere immesse dall’esterno. La dimensione economica se numericamente prende forma dalle esigenze ambientali è sostanziale nella sua interazione con la dimensione sociale. Forme creative di vendita dei prodotti, orti sociali, cene collettive, forme di partecipazione associative e molto altro potranno nascere dall’osservazione delle necessità che verranno via via a crearsi.

Se queste sono le coordinate dell’agire ne consegue che si farà un’agricoltura biologica che utilizzerà la riproduzione interna dei semi. Si introdurranno i miscugli per garantire un corretto recupero delle competenze agronomiche in una fase fondamentale come la selezione e la riproduzione delle sementi e per ottenere sementi adattate al cambiamento climatico. La rotazione dei terreni o le consociazioni per la permacultura saranno il metodo primario per garantire la fertilità del suolo. Si è deciso che per sostenere il percorso formativo della fattoria didattica si introdurranno un numero molto piccolo di animali di piccola taglia come ovini e caprini. Le galline verranno allevate, magari introducendo anche specie diverse per garantire anche un po’ di biodiversità animale, per produrre uova. Verrà continuata ad ampliata l’attività di apicoltura. In rapporto alle risorse umane disponibili si partirà con un orto di dimensioni ridotte, la coltivazione di cereali, le coltivazioni necessarie al fabbisogno animale, delle officinali e quanto è possibile mettere al servizio della produzione di miele da parte delle api. Per soddisfare l’esigenza di comprendere il ciclo riproduttivo dei semi verranno messe dimora qualche piazzola per evidenziare varietà diverse di cereali e di legumi.

La scommessa del progetto è dunque trasformare due debolezze, scarsezza di risorse finanziarie e scarsezza di conoscenza, in due punti di forza. Partendo dal constatare che Apicoltura Veca – Apepé  e Ciboprossimo sono hub di relazioni consolidate reali e virtuali, sia in ambito urbano che extraurbano, l’idea è di utilizzare questo potente sistema relazionale per colmare le deficienze citate, avviando e alimentando un circuito virtuoso dove tutti si sentano partecipi.

La ricerca di nuove conoscenze non lega solo l’agricoltore a chi le possiede ma anche il consumatore alle motivazioni che lo spingono a scegliere un prodotto che preserva l’ambiente. Le attività e le strutture necessarie saranno progettate dai migliori esperti, mentre la gestione rimarrà a  Apicoltura Veca – Apepé, condividendo le fasi di semina e raccolto con i cittadini. Tutti verranno accompagnati dagli esperti, con occasioni di incontro sia in aula che in campo.

Questo approccio sostanzia anche il percorso economico, perché le fasi di trasferimento di conoscenza possono essere retribuite anche in un rapporto diretto con le scuole (che potrebbero partecipare anche alla fase di semina) e la raccolta del prodotto può essere una fonte di ricavo.   Questa modalità di azione permette di diminuire i costi di gestione (utilizzo di forza lavoro nella raccolta e semina) e valorizza una socialità diffusa che a sua volta aumenta l’accettazione del progetto stesso e del luogo in cui è immerso.

La forza del progetto sarà quindi l’abilità di promuovere una coltivazione varia, sostenibile non solo per l’ambiente ma anche economicamente, testimone di temi centrali quali conservazione della biodiversità, valorizzazione dei semi, delle tecniche colturali, delle filiere agroalimentari e degli stili di vita, grazie a un continuo scambio di conoscenze tra esperti, gestori e cittadini.

In fase di ideazione hanno dato la loro disponibilità a contribuire Civiltà Contadina, Coltivare Condividendo, per la valorizzazione della biodiversità attraverso la conservazione dei semi. Se con i miscugli di Salvatore Ceccarelli metteremo  l’accento sulle tecniche da mettere in campo per superare il controllo dei semi da parte di poche aziende globali, dall’altro la presenza di un ente di ricerca come l’Unità di ricerca per la Maiscoltura permetterà di entrare nel mondo colorato del mais aprendo gli occhi sull’integrazione culturale tra continenti diversi e su tecniche di riproduzione controllata.   Sono state attivate connessioni con singole aziende, agricole e non, per ottenere anche aiuti “pratici” sia dal punto di vista colturale che strumentale. L’Orto Sociale di Cesate ci ha accompagnato sin dai primi vagiti di progetto. Abbiamo creato un sito che aggrega i contributi che sono già arrivati e quelli che arriveranno: Un Orto a Milano.

Quello che avete appena letto è una delle varie versioni del documento con cui Apicoltura Veca – Apepé  e Ciboprossimo  hanno chiesto di aderire a IMPATTO + AGRICOLTURA SOCIALE, 2° BANDO 2018 PER PROGETTI DI CROWDFUNDING con il Gruppo Banca Etica. L’altro ieri ci hanno comunicato che siamo stati selezionati e abbiamo tempo fino al 15/11 per trasformare quanto sin qui descritto in intriganti strumenti di comunicazione tesi ad invogliare la comunità tanto evocata a farsi carico della costruzione di questo sogno dotandolo delle risorse economiche per la fase di start-up.

Le foto che accompagnano il testo fanno vedere bene il ciclo avviato. Qualcuno ha detto che sarebbe stato bello fare le prose con del compost. Qualcun altro lo ha fatto arrivare. E’ stato steso ed ecco che appena ha piovuto la natura ha aggiunto del suo. Il tutto in qualche settimana.

Ce la faremo anche con la comunicazione? Quello che avete appena letto racchiude tutti gli elementi di progetto che abbiamo che abbiamo riassunto in questa espressione:

Dalla campagna alla città, dalla città ai cittadini ed eventualmente dalla città alla campagna, si muovono tecniche colturali, cultura e materiale genetico per permettere di preservare la biodiversità e produrre semi adatti al territorio milanese visto che seguiranno l’evoluzione delle stagioni specializzandosi al suo clima.

 

Come modello di campagna ci piace molto Lowcountry Street Grocery : Mobile Farmers’ Market

 

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