Sono passati ormai alcuni mesi da quando è stata scattata quella foto che inquadra, di fianco agli altri, Battista l’uomo delle acque.

C’eravamo incontrati nel pavese per altri discorsi e parlando del più e del meno mi aveva raccontato la sua esperienza come capoprogetto degli impianti di depurazione nella provincia di Milano.

Subito ho pensato all’acqua di Un Orto a Milano e gli ho chiesto se gli mandavo delle foto mi poteva consigliare qualcosa in merito. Detto fatto, anziché delle foto gli feci questo video e glielo mandai. Semplicemente avevo percorso la canalizzazione pregressa che irrigava l’orto facendo finta di essere l’acqua che scorre allegramente in una situazione idilliaca.

Dopo qualche giorno mi ritrovai in un giorno uggioso, le quattro persone della foto a camminare in Un Orto a Milano. Battista da esperto, ha ripercorso il tracciato del video per ogni angolo, sottopassaggio, chiusa, canale asciugato, caduta in fogna mi diceva “vedi Marco qua basta ripristinare la sponda, là metti una chiusa e gestisci l’apertura…”.

Dopo alcuni giorni mi mandò il numero di telefono dell’ingegnere che segue il Parco delle Cave per conto del Canale Villoresi. Ci vedemmo da lì a poco e la lunga chiacchierata con annessa camminata lungo le canalizzazioni fu molto illuminante.

Battista aveva consigliato di recuperare le canalizzazioni pregresse togliendo tutti i passaggi sotterranei o eventualmente di fare un pozzo.

Non mi ricordo chi affermò che la strada del pozzo era veramente in salita, anche se sembra un ossimoro, visto i tempi biblici per ottenere le concessioni e quindi dopo quest’incontro rimase in campo solo l’opzione dell’allacciamento al sistema irriguo del Canale Villoresi come stanno attualmente facendo gli altri inquilini del Parco delle Cave, dal Comune agli agricoltori presenti.

E’ importante capire come l’agricoltura utilizza l’acqua e quindi che relazione esiste tra un canale e i campi che irriga. Immaginatevi di avere una serie di rubinetti uno dietro l’altro. Tenendo ben presente che l’acqua che passa è sempre la stessa, supponendo che il primo sia il vostro rubinetto, se lo aprite tutta l’acqua finirà nel vostro lavandino. Quando lo chiudete potrà andare avanti nei tubi e uscirà dal primo lavandino aperto che incontrerà.

E’ facile intuire che l’irrigazione è dunque solo frutto di un accordo tra i fruitori dell’acqua lungo il percorso per garantire una corretta distribuzione dell’acqua immessa in canale nelle 24 ore.

L’ultimo elemento che vi manca è quanta acqua arriva e se è 200 lt al secondo avremo nell’ora d’acqua in cui teniamo aperto il rubinetto 720 metri cubi d’acqua. O riusciamo ad utilizzarla tutta in quell’ora, come viene fatta nell’irrigazione a immersione, o dobbiamo per forza “metterla via” in qualche contenitore, un laghetto, delle cisterne, e prenderla quando ci serve.

Se non la preserviamo in qualche modo e la preleviamo “mentre passa” dovremo gestire il cosi detto “troppo pieno” altrimenti allagheremo anche zone non nostre. Il “troppo pieno” è uno sbarramento con un’altezza determinata dove l’acqua in eccesso passa sopra e deve andare in un canale di scolmo in questo caso la fogna.

Su queste informazioni abbiamo lungamente discusso, abbiamo visto le mappe catastali ma per una serie di ragioni non ce l’abbiamo fatta a fare il progetto.

Mentre accadeva tutto questo venivano a galla dal passato altre verità. Gli ortisti pre sfratto prendevano acqua dalla cascina. C’era un rubinetto esterno che ahimè adesso non c’è più. Ma la loro fonte idrica principale era in realtà la fogna, che vi ricordo in quel tratto contiene solo le acque del Villoresi. Un magico tombino su uno spigolo dell’orto veniva aperto e con una pompa prelevavano l’acqua che sembra accumulavano come fanno gli ortisti che hanno la terra al di là del canale.

Tombino in fondo all’orto di accesso alle fogne

Forte di questa informazione e della canna dalla quale vengono abbeverati gli animali in cascina l’acqua è passata in sordina anche perché mi veniva sempre ripetuto “non preoccuparti sei seduto su montagne d’acqua” e quando ne avrai bisogno ne avrai in abbondanza.

Tutto il lavoro fatto con i semenzai diffusi in realtà era funzionale a spostare più in là il tema visto che ciascuno avrebbe irrigato i semi a casa sua.

Ma come al solito il diavolo fa le pentole e non i coperchi e giusto ieri mattina nell’abituale incontro in Cascina Giulia ci dice che è meglio iniziare a seminare in terra i ravanelli, gli spinaci, la lattuga e aglio e cipolle.

Mi sono messo anch’io e diserbare manualmente quando vedo arrivare l’Emilia e Giuliana. Mi dicono che mi devono raccontare delle cose strappandomi alla mia attività Zen. Quello è stato il primo richiamo alla realtà. Emilia, meno ingenuamente di me, aveva visto incombere il problema dell’acqua e si era preparata delle soluzioni per risolverlo. Lasciando a lei la descrizione delle sue proposte vi ricordo i principi ispiratori.

Diserbo Manuale in Un Orto a Milano

Quest’anno sarà un’anno particolarmente siccitoso. A Milano avremo delle precipitazioni appena appena compatibili con i fabbisogni dell’orto quindi l’ideale sarebbe utilizzare quest’acqua piovana per contribuire anche con Un Orto a Milano a salvare questa preziosa risorsa che sta diventando scarsa.

La proposta prevede dunque di utilizzare l’acqua delle grondaie della cascina con varie tecniche tenendo presente un altro fattore: all’acqua basta 1 per 1000 di pendenza per muoversi in una direzione. Lavorando su questo concetto è possibile avere un sistema di irrigazione che usa la forza di gravità risparmiando l’uso di qualsiasi altra forma di energia.

Mentre mi raccontava tutto questo siamo andati verso il magico tombino discutendo di pompe elettriche o a motore per estrarre l’acqua.

Candidamente mi fa osservare:

Marco va bene quando siamo qui in tanti: due possono sollevare il tombino, altri tirare i tubi e innaffiare, ma se vengo da sola perché ho libera qualche ora e voglio passarle in questo luogo magnifico non potrò mai innaffiare in queste condizioni !!

Che dire: ecco che l’accumulo di acqua e l’uso della forza gravità per innaffiare, unito ad un impianto a goccia si presentano tutti insieme davanti ai miei occhi.

Diego e l’unica acqua di Un Orto a Milano

Girandomi l’immagine che mi si è presentata è la più eloquente ed è quella che vi lascio per chiedervi di vederci al più presto per dirimere questo tema.

Diego si è offerto per passare dall’orto la mattina prima di andare in ufficio ma solo con quell’annaffiatoio non è sicuro di arrivarci mai….

2 Replies to “Abbiamo solo un innaffiatoio”

  1. Caro marco,
    scusa se non mi sono più fatto vivo. Nel frattempo ho proseguito i miei tentativi di tecnica agricola biologica in quel di Cuneo. Sono passati ormai 6 anni e devo dire che, dai discorsi che facevamo io e te, alla realtà, ci passa un mondo. Comunque ho imparato un sacco di cose, che davo per scontate. Cose che non si imparano sui libri e tanto meno su Internet. Venendo al tema Acqua che tu poni, siccome ti ho sempre seguito – e scopro con sorpresa che dopo quasi un anno sei ancora qui a porre gli stessi quesiti mentre avreste dovuto già da un pezzo trovato le soluzioni – mi permetto di inoltrarti alcuni consigli basati sulla mia esperienza.
    I temi tecnologici sono tre: pozzo, acqua a scorrimento del consorzio e grondaie.
    Ho sperimentato tutte le opzioni, ma per farla breve, per la vostra situazione, mi pare che non sia affatto sbagliata l’idea di riutilizzare l’acqua piovana. Occorre un buon lattoniere che faccia cadere le grondaie esattamente dovete volete voi e poi trovare le cisterne. Buona notizia, ne trovi a migliaia, perché molti contadini hanno dismesso queste cisterne perché non più a norma per il diesel (ma sempre buone per l’acqua). Hanno un volume di mille litri. Vanno posizionate su un solido sostegno con l’accortezza di lasciare il rubinetto alto da terra per almeno 80 o meglio 100 centimetri. Così si lavora solo con la forza di gravità, senza uso di energia elettrica. Però, già che ci siete, tenete conto che mille litri sono pochi per l’estate e forse conviene averne due o meglio ancora tre. Ovviamente il lattoniere lo deve sapere prima per decidere come inclinare la grondaia.
    L’altra opzione è la sommersa nella fogna. Tieni conto che con 3 o 400 euro comperi una buona sommersa. L’unico problema è che questa consuma elettricità (non meno di 3 kilo watt ora) e che in ogni caso occorre fare una uscita (nel tombino) sia per il tubo dell’elettricità che per quello dell’acqua. Poi funziona come un semplice interruttore (schiacci ed esce l’acqua).
    Da lì in poi si porrà il problema dei tubi e dei raccordi per irrigazione. Mi sono fatto una cultura. Il vero tesoro è trovare un fornitore specializzato in irrigazione. Io l’ho trovato a 40 km. da casa mia e non sai come lo ringrazio di esistere. L’irrigazione è una vera e propria scienza e le tecniche ed i materiali nuovi sono stupendi (riduttori di pressione, rubinetti che non gelano, filtri, bocchette…).
    Molta roba proviene da Israele e per me che sono anti-sionista questo è un problema. Spero che si sviluppi meglio la filiera dell’irrigazione in Italia. Nel frattempo non c’è molta alternativa.
    Ma per voi milanesi il problema è doppio, perché lì in zona non ne avete fornitori professionali, ma soltanto fighetti, buoni solo per le madame dell’alta borghesia.
    Quindi se ascolti me, per prima cosa, fai una bel giro fisicamente alla ricerca di fornitori professionali e affidabili. Meglio che fare un post su internet. Buon divertimento.
    PS: cominciare dai semi di pomodoro mi pare una stupidaggine, quando il vero problema sono i semi di mais, grano, frumenti in genere e loro complementari. Ti ricordi il libro di Vandana Shiva? I quattro elementi per far vivere la terra? Il pomodoro non è previsto.
    Ciao
    romano

    1. Ciao Romano
      abbiamo cominciato con il grano come dici tu. Non è molto chiaro ma abbiamo seminato due popolazioni di grano tenero e un miscuglio di grano tenero. C’è un’area che dovrebbe andare a Mais. Dipende dal ciclo economico. L’orto, questa parte è dedicata alla conservazione varietale mentre le altre aree dovrebbero occuparsi dell’evoluzione delle varietà fino a che ci siano le condizioni per sviluppare un ciclo economico che abbia un senso. L’acqua è un tema ma non è il solo visto dove sono posizionati i campi e che relazione hanno con le zone circostanti. Con calma speriamo di innescare un circolo virtuoso ma le condizioni che devono cambiare sono molte e direi che la maggior parte non dipendono da noi ma se non si iniziava non avremmo mai saputo come poteva andare a finire.

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