Vecchie email e nuovi triangoli lariani

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Se qualcuno ti chiede: hai ricevuto la mail che ti ho mandato ieri mattina e la tua risposta è negativa, non pensare subito a qualcosa di grave legato all’età incipiente, ma molto più leggermente verifica, se l’indirizzo di posta del tuo amico, non sia stato segnalato come sorgente di spam. Se è così, dopo avere recuperato la mail in oggetto, mi raccomando indica al gestore della tua casella di posta che quell’indirizzo è di un tuo carissimo amico e che tu gradiresti che le sue mail ti arrivino subito!!!

Se tutto questo avviene in una sperduta località di montagna, dopo una grigliata cotta a puntino, immaginerete che è difficile non aggiungere altri aneddoti legati alla posta elettronica. So che ci sono migliaia di temi più intriganti ma, quando rimani scottato da qualcosa di importante come questo, tendi a connettere altri segnali che ti sono giunti in questi momenti. Ma sarà arrivata la mail con cui ho sollecitato il pagamento? E quella proposta di progetto a cui non ho ricevuto alcuna risposta? E così via. Chiaramente, visto che sono un informatico, si fa un po’ di diagnosi del problema e si prospettano soluzioni, puntualmente da verificare perché manca il computer dell’amico. Di parola in parola si ritorna sempre più indietro con i ricordi fino a che viene alla mente quando si è sottoscritto quel contratto: il 2002.

Visto che, aggiornato all’incremento del costo della vita, viene pagato ancora il canone concordato ben 17 anni fa, iniziamo a fare congetture su cosa fare con la montagna di soldi che sarà risparmiata appena verrà disdetta questa inutile gabella per sottoscrivere un contratto interamente gratuito.

Il contratto aziendale l’ho fatto perché all’epoca un mio amico, docente di informatica al politecnico, mi disse che far sottolineare l’immagine di innovazione che l’azienda che stavo costituendo anche dall’uso di una tecnologia alla moda, come era la posta elettronica a quei tempi, era una buonissima idea.

Mi consigliò uno dei due operatori più importanti a quei tempi e sottoscrissi quell’abbonamento ancora in essere. Il contratto aziendale prevedeva chiaramente che potessi dare le mail ai miei collaboratori. Cosa che feci subito. Eravamo e lo siamo tutt’ora una rete di professionisti che, lavorando su progetti complessi, aveva bisogno di tenersi in contatto pur vivendo nei posti più disparati di questo paese. La casella di posta aziendale per molti di questi fu un’elemento di novità che rendeva più efficiente una relazione meglio di altri strumenti come il telefono.

Alcuni di loro usano ancora quella “vecchia” mail anche se le strade si sono divise e tanta acqua è passata sotto i ponti.

Ricordando questa storia abbiamo evidenziato che l’insieme di alcuni fattori avevano permesso la costruzione di una soluzione di successo che è durata fino ad adesso e che con qualche riammordamento contrattuale potrà andare avanti ancora per molto anche se la mail ha perso, come strumento, quell’alea di novità che poteva avere quasi un ventennio fa.

Lanciare un’attività economica ha senso solo se risponde ad un bisogno rilevato. Se il bisogno in sé, o la modalità di soluzione dello stesso, hanno delle caratteristiche di innovazione forse esistono altri elementi di novità con i quali andare in risonanza. Probabilmente il sentire è diffuso e noi stiamo semplicemente cogliendo l’opportunità specificatamente legata alle nostre competenze nello stesso momento in cui altri fanno lo stesso con quello che sanno meglio fare.

L’innovazione tecnologica spesso è portatrice di nuove opportunità e chi è in grado di coglierle legandole alla propria esperienza può creare nuove soluzioni economicamente sostenibili.

La mail per questa società di consulenza aveva suggeriva entrambe le cose: testimoniava l’assonanza tra una proposta specifica, quella aziendale e uno strumento che si stava affermando e non lo faceva solo sul piano dell’immaginario ma anche su quello molto concreto di risolvere un problema legato alla strutturazione dell’organizzazione del lavoro.

Le due voci, quella del docente universitario che l’ha spinta, testimonianza di un sentimento che si stava diffondendo, preesistente all’azienda stessa, e l’altro, la mail come soluzione della struttura a rete delle componenti stessa della nascente azienda, sono due componenti fondamentali per il successo della stessa. Una ambientale che quasi dice è venuto il momento che tu faccia questa cosa e che la faccia così e una strutturale che sommessamente dice se sei fatto così questa è la tua via.

Ma tutto questo è possibile perché esiste una struttura, il servizio di posta elettronica, che lo eroga. La posta è sempre stato un servizio capace con la sua capacità di relazionare di referire all’immaginario di una nazione. Un pony express, le diligenze come postali, sono componenti costituente degli USA. La Germania e la struttura dell’industria, attuale trovano le loro radici nella struttura del servizio postale di quel paese.

Implementare il servizio di posta con la disponibilità di Internet probabilmente era naturale pensarlo ma l’immediatezza del ricevere il messaggio pur mantenendo l’asincronicità della connessione hanno messo in risalto ancor di più la potenza di creare relazioni dirette tra individui.

La posta elettronica come uno dei primi segnali di una società reticolare. Tutto quello che verrà dopo non farà altro che amplificare questo modello relazionale che ribadiamo è reso possibile dalla disponibilità di servizi terzi che ne implementano una forma, dalle chats modello WhatsApp, ai social come Facebook ecc.

La cosa interessante è che ne stavamo parlando in questi termini dopo un barbecue in un sperduto posto di montagna di un pomeriggio di giugno non troppo caldo.

Sarà la pancia piena e l’entusiasmo di citare momenti di un passato glorioso, dove si potevano prendere decisioni che avessero un senso per il sostentamento economico delle persone, che è venuto naturale pensare se epifanie come quelle fossero ancora possibili.

Essendo non lontani dal triangolo lariano ci siamo ricordati di un mitico libro, che dobbiamo ritrovare, nel quale era scritto che vista la ridottissima dimensione dei fondi agricoli montani gli agricoltori di inizio secolo si erano specializzati in singole produzioni e si scambiavano tra loro i prodotti ricostruendo così diete equilibrate partendo però da un’efficientamento produttivo.

L’idea di avere un’agricoltura di qualità, basata su piccoli appezzamenti, riproduzione autoctona di sementi, tecniche di rigenerazione del suolo, che sia anche efficiente dal punto di vista produttivo è ancora attuale ma, mancando il contesto sociale che aveva reso possibile quel sistema organizzativo rende impossibile averne uno così efficiente. Sarà più facile ricostruire oggi tradizioni che diano un senso al collaborare o avere un servizio simile alla posta che, determinando il un fabbisogno alimentare del triangolo lariano, inviti i proprietari ad i loro appezzamenti di terreno a produrre quanto necessario?

Credo che non ci sia alcun dubbio su quale opzione sia più fattibile. Allora quando costruiamo quel servizio che ci permette di fare questo e molto altro? Le reti sono queste, bisogna solo immaginare quella che abbia la capacità di creare quelle epifanie che abbiamo ripercorso dopo un piacevole barbecue narrando di un tempo dove era epico avere una casella di posta….

Essendo stato tra i presenti, ma non avendo fatto foto, mi sono permesso di citare l’evento attraverso le immagini dell’articolo Apple Piazza Liberty: ecco l’interno del negozio

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