L’AGROECOLOGIA SI APRE UNA STRADA TRA LE RESTRIZIONI CONTRO COVID-19

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Tutto comincia all’inizio della crisi di COVID-19, con una e-mail piena di indignazione da parte di un produttore agroecologico. È un grido d’allarme per la decisione di chiudere i mercati settimanali. Ciò gli avrebbe fatto perdere il principale canale di distribuzione dei suoi ortaggi, a detta dei suoi clienti. È la decisione amministrativa che attribuisce ai comuni la responsabilità del proseguimento di questa attività, danneggiando i piccoli produttori e favorendo i grandi supermercati, contro ogni logica di fronte alla pandemia che il Paese sta affrontando.

Dopo qualche giorno, lo stesso agricoltore non riesce a star dietro alla produzione, alla gestione degli ordini e alla distribuzione. All’improvviso, gli ordini hanno cominciato ad aumentare. Il comportamento delle persone è cambiato. “Abbiamo avuto un aumento molto significativo del servizio a domicilio. Il numero di cestini che prepariamo e distribuiamo una volta alla settimana dall’azienda agricola è triplicato”, spiega Enric Navarro, responsabile del Parco Agroecologico di Albons (Baix Empordà), tre settimane dopo la prima e-mail. “Se quello che è successo questa settimana continua allo stesso ritmo la prossima settimana, il mercato del biologico è destinato a collassare. Abbiamo contatti con altre persone della zona che possono aiutarci a soddisfare questa domanda, ma il nostro compito è quello di produrre e non di distribuire il prodotto”, afferma.

Non è l’unico caso. Da quando sono stati posti in isolamento, anche i polli e le uova biologiche della fattoria di Jordi Artells, a Montblanc (Conca de Barberà), sono usciti ogni giorno. Continuano a essere distribuiti a privati, piccoli negozi e cooperative di consumatori, ma la domanda è aumentata: “Ora ci sono giorni in cui non ho più prodotti da vendere, ma non posso aumentare la produzione né vi sono interessato, se voglio mantenere la qualità”, riflette. Come lui, anche altri piccoli produttori della zona si trovano nella stessa situazione: una produzione limitata che cerca di tenere il passo con la domanda attuale in base alla capacità della stessa azienda agricola, dalla produzione alla distribuzione, ma che non sa per quanto tempo sarà in grado di sostenerla.

Le piccole aziende produttrici e il mercato del biologico in particolare stanno facendo un grande sforzo per adattarsi alle numerose restrizioni e condizioni imposte dall’attuale situazione. Non solo hanno adottato le misure igieniche e di sicurezza necessarie per evitare qualsiasi rischio di contagio nell’ambiente di lavoro, sia per i prodotti, sia per i clienti, ma hanno anche cercato modi e strategie per mantenere la clientela e superare le difficoltà. Nuove forme di pagamento, estensione del raggio di distribuzione, trasporto a domicilio o alternative alle consuete forme di marketing sono alcuni esempi. Lottano contro l’incertezza di un sistema che non sempre li ha appoggiati, che nell’ambito istituzionale ha sostenuto il prodotto di prossimità, ma che ora dà priorità a quello che la gente compra nei supermercati.


La sfida di trasporto, della distribuzione e delle eccedenze

Nei Paesi Catalani, il settore agro-ecologico è eterogeneo e assai diffuso su tutto il territorio. Questo ha reso il trasporto e la distribuzione la difficoltà principale fino ad ora. Alla crisi del coronavirus e alla chiusura di alberghi, ristoranti e mense scolastiche, si è andato ad aggiungere un eccesso di produzione che si sta accumulando o finirà per essere sprecato se i prodotti non raggiungeranno nuovi consumatori.

Di fronte a questo problema, Arran de Terra ha creato Abastiment agroecològic, un’iniziativa che pone le basi di una rete di mutuo sostegno tra i produttori della Catalogna per facilitare la distribuzione dei loro prodotti. “Stiamo cercando di dare risposte di emergenza ai produttori e di facilitare i collegamenti con consumatori, piccoli commercianti e distributori”, spiega Ana Correro, membro di Arran de Terra. Per il momento, hanno già aderito quasi 150 produttori di vari settori, dalla frutta, le verdure e gli ortaggi, al bestiame, ai formaggi e al pane, tra gli altri.

Vale a dire che ad Arran de Terra, associazione che promuove l’agroecologia e la sovranità alimentare per lo sviluppo locale, sono molto consapevoli del fatto che il trasporto sia una delle principali difficoltà da risolvere in questo momento di emergenza e, quindi, una delle priorità: “Stiamo offrendo un servizio che risponde alle esigenze dei contadini e anche dei consumatori”. Per far fronte a queste difficoltà, anche i territori si sono organizzati creando dei collegamenti. È il caso della campagna Menja’t l’Alt Urgell o di Xarxa Agroalimentària de la Cerdanya, iniziative che riuniscono produttori locali per offrire nuovi canali di vendita e distribuzione dei loro prodotti.

Helena Guillén, del caseificio Formatgeria Montmalús, spiega come la situazione stia cambiando nella Cerdagna dopo la diffusione di COVID-19: “Finora ci eravamo concentrati molto sulla ristorazione e sul turismo ed è un bene che stiamo diversificando i nostri canali per raggiungere maggiormente la popolazione locale”. Per questo motivo hanno aperto due punti di distribuzione, uno a Bellver de Cerdanya e l’altro a Puigcerdà. Anche se gli ordini sono ancora pochi, tanto i consumatori quanto i produttori sono d’accordo sul fatto che questi collegamenti sono utili al di là dell’attuale eccezionalità.

Xarxa Agroecològica Cerdanya

L’Area Metropolitana di Barcellona è uno dei territori con la più grande popolazione confinata e dove è sempre più evidente la necessità di sviluppare un meccanismo per avvicinare la produzione e i consumatori. Dal Parco Agricolo del Baix Llobregat, dove sono coltivati 3.300 ettari di orti, è arrivato un appello alla popolazione perché consumi i prodotti locali. “Se favoriamo il settore primario, aiutiamo anche le persone a non spostarsi molto e a comprare vicino a casa”, dice Gemma Francès, responsabile del Consorzio del Parco Agricolo del Baix Llobregat.

Da quando è iniziato lo stato di emergenza, questa istituzione pubblica di gestione del territorio si è concentrata sul sostegno al settore agroalimentare, dandogli visibilità, creando una strategia di comunicazione congiunta e diffondendo le informazioni dei contadini. Per ora il sito web del Parco offre un elenco dei contadini che forniscono il servizio a domicilio, è stata incrementata la presenza sui social network con l’apertura di un account Instagram e di uno su Twitter e presto verrà lanciata una campagna per pubblicizzare i prodotti locali come i carciofi di El Prat o gli asparagi di Gavà. “I contadini continuano a lavorare perché è un’attività essenziale, ma nei mercati ci sono alcuni banchi che hanno dovuto chiudere e a Mercabarna si è ridotto di molto l’acquisto di prodotti, soprattutto quelli destinati alla ristorazione. Dobbiamo trovare nuove strade”, aggiunge Francés.


Il coronavirus come un’opportunità

Nonostante la situazione sia complessa per il settore, c’è chi parla di questa crisi come di un’opportunità. “Questo momento sta servendo a dare visibilità ai contadini sul territorio disposti a offrire il loro prodotto e pure molti consumatori stanno capendo che i supermercati non possono essere l’unica alternativa per l’approvvigionamento alimentare”, dice Ana Correro.

L’esistenza di alternative alimentari come le cooperative e i gruppi di consumo è cresciuta negli ultimi anni e sempre più persone optano per prodotti locali e biologici legati al territorio. Data la situazione attuale, concordano sul fatto che hanno dovuto apportare modifiche al sistema organizzativo non solo a causa delle limitazioni dettate dal Ministero della Salute, ma anche per l’arrivo di nuovi membri e l’aumento della domanda. Ruben Luna, un volontario di Som Alimentació, una cooperativa valenciana di recente costituzione, spiega che nelle ultime settimane sono venuti nel negozio nuovi clienti del quartiere che di solito non lo facevano e alcuni sono addirittura diventati soci. Un altro dei cambiamenti che ha dovuto affrontare è stato quello di ridurre gli orari del suo unico punto vendita per mantenere la sicurezza dei suoi lavoratori, limitando l’accesso ai volontari e valutando nuove forme di distribuzione.

Il Generalità della Catalogna ha lanciato la campagna #alimentsdeprop per facilitare il contatto tra i consumatori e i produttori agroalimentari locali (agricoltori, allevatori e pescatori) in questo contesto di eccezionalità. Tutte le iniziative raggiungono il loro risultato se quello che si ottiene è la fidelizzazione dei consumatori. “Sarebbe positivo se quei cittadini che ora hanno cominciato a comprare dai contadini si fidelizzassero. Chi non acquistava con un paniere [attraverso un gruppo di consumo] o direttamente dai contadini e ora inizia a farlo, vede che il prodotto è di qualità superiore, buono e facile da ottenere. Questo sarà un vantaggio per l’agricoltore stesso, che potrà adattare la sua struttura e consolidare i canali di commercializzazione”, dice Francés.

Som Alimentació València

I piccoli agricoltori forniscono cibo fresco, di qualità e locale, ma si prendono cura anche dell’ambiente perché sono responsabili della gestione del territorio e del mantenimento del mosaico agroforestale, svolgendo la duplice funzione essenziale di mantenere vivi i territori e di garantire la sovranità alimentare. Si devono scegliere i produttori locali , siano essi biologici o meno, perché sono gli unici in grado di evitare situazioni come quella attuale. Nelle parole del biologo Rob Wallace, “per ridurre la comparsa di nuovi focolai di virus, la produzione alimentare deve cambiare radicalmente”.

Al di là dell’attuale contingenza, il modo in cui decidiamo di mangiare è di fondamentale importanza nella vita quotidiana e nella conservazione dei territori. “La gente torna ad essere consapevole della propria alimentazione, di come scegliere i prodotti e di come cucinarli”, spiega Ana Carrero. “Speriamo che la sensibilità verso il consumo di prossimità continui anche oltre il confinamento”, aggiunge.

Speriamo che il virus ci trasformi in consumatori consapevoli.

Traduzione di Vittorio Bica di un articolo comparso su Directa il 30/3/2020 a cura di LAURA MASÓ FERRERONS @Aix_Lau L’AGROECOLOGIA S’OBRE PAS ENTRE LES RESTRICCIONS CONTRA LA COVID-19

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