Se c’è una cosa che si può dire degli eventi live di Fortnite, è che diventano sempre più ambiziosi. Dal lancio del razzo originale alla battaglia mech vs. kaiju fino al buco nero che ha spazzato via un’intera isola, ogni nuovo evento è più elaborato dell’ultimo. Ora possiamo dire lo stesso dei concerti. Lo spettacolo dei Marshmello dell’anno scorso è stato un esempio emozionante e dinamico di come potrebbe essere un concerto virtuale. L’esibizione di Travis Scott di questa settimana l’ha fatto saltare fuori dall’acqua.

Epic aveva preparato il palcoscenico per il concerto fin dallo scorso fine settimana – letteralmente. Negli ultimi giorni i musicisti hanno potuto vedere un palco in costruzione sulla spiaggia di Sweaty Sands, e con il passare dei giorni è diventato più completo. C’era un palco nero in cima all’acqua, e tutt’intorno ad esso c’erano delle teste d’oro gonfiabili di Travis Scott.

Come per gli eventi passati, il pre-show è stato un bagno di sangue, con i giocatori che si uccidono a vicenda per ammazzare il tempo. (Per fortuna, i videogiochi erano attivi.) Quando lo spettacolo è iniziato, i giocatori hanno potuto vedere uno strano oggetto simile a un pianeta fluttuare verso di loro su uno schermo circolare; quando si è avvicinato abbastanza, tutto è esploso e la performance è iniziata correttamente.

In realtà, l’intera isola di Fortnite era il palcoscenico. Durante la canzone d’apertura un gigantesco Scott ha calpestato l’isola, mentre i giocatori potevano correre sull’acqua per intravederlo. Mentre i brani cambiavano, cambiavano anche le immagini. A un certo punto tutto era infuocato e Scott si è trasformato in un cyborg; più tardi sembrava che tutti fossero stati trasportati a Tron. Quando è apparso “Highest in the Room”, la folla era sommersa sott’acqua, insieme a un gigantesco astronauta. C’erano montagne russe ed effetti psichedelici e alla fine i giocatori volavano letteralmente intorno al pianeta.

Lo spettacolo è stato breve, della durata di circa 15 minuti. Ma quello che ho amato è stato il tipo di esperienza che poteva esistere solo in uno spazio virtuale come questo. Sì, i concerti dal vivo sono diventati più elaborati, come può testimoniare chiunque sia stato a uno spettacolo in un’arena di Travis Scott IRL. Ma non ti lasciano fluttuare nell’aria mentre un rapper delle dimensioni di Godzilla attraversa l’oceano.

Sembra che anche Epic abbia imparato qualche lezione dagli eventi e dai concerti del passato. Per prima cosa, una volta iniziato lo show, l’interfaccia utente del gioco è stata automaticamente disattivata, permettendo di avere una visione migliore delle immagini psichedeliche. Lo sviluppatore ha anche limitato gli emotes che i giocatori potevano usare per mantenere le cose sul marchio. Non potevo fare una danza da gattino o qualcosa di stupido; potevo invece fare headbang o infuriarmi con un’asta microfonica infuocata. Con un tocco di classe, non c’era bisogno di possedere quegli emotes per usarli durante il concerto.

Forse la cosa più intelligente che Epic ha fatto è stata quella di farne un tour invece che un concerto. Mentre tutti i precedenti eventi della Fortnite erano una tantum, il concerto di Scott a cui ho partecipato è stato il primo di cinque. Se ve lo siete perso, ci sono molte altre possibilità di entrare. (Per saperne di più su come guardare, date un’occhiata alla nostra guida.) Apre l’evento a un pubblico più vasto in tutto il mondo.

Il concerto dei Marshmello dell’anno scorso è stato un grande successo; più di 10 milioni di persone hanno partecipato, secondo la Epic, rendendolo il più grande evento della Fortnite. Con spettacoli multipli, un’esibizione più elaborata, un artista di maggiore fama e un pubblico prigioniero bloccato all’interno senza niente da fare, il tour virtuale di Travis Scott ha il potenziale per superare tutto quell’evento. La domanda, in realtà, è quanto Epic possa fare la sua prossima serie di concerti digitali più surreale.

Avete appena letto la traduzione di Alessandro Scassellati Sforzolini di Travis Scott’s first Fortnite concert was surreal and spectacular uscito su The Verge. Per noi fortunati che non abbiamo avuto lutti l’impatto più significativo in questi tempi di coronavirus è sicuramente il distanziamento sociale. Obbligandoci a cambiare l’uso del tempo e dello spazio le soluzioni che vengono proposte per vivere distaccati dai nostri simili possono essere utilizzate come cartina di tornasole per comprendere la profondità di elaborazione del fenomeno e illuminarci sul futuro.

L’evento su Fortnite è una di queste epifanie basta confrontare la registrazione di un concerto di Travis Scott di neanche due anni fa con la registrazione dei 15 minuti sulla all’interno del videogioco di Epic. Nella prima le persone erano andate da Travis nella seconda Scott è entrato nelle case di 12 milioni di persone.

Travis Scott LIVE at ACL Fest 2018 w/ Mike Dean (Austin City Limits Weekend 1)

E’ sempre stata ascoltata della musica ma grazie ad Epic il distanziamento sociale era rispettato secondo tutte le normative esistenti. Ma nel farlo non sono solo stati inviati i soliti compiti a casa agli studenti, o fatto con Zoom la solita lezione frontale ma è stato ripensato il format stesso di concerto. Si è insomma sperimentata una nuova didattica!!!

Fortnite x Travis Scott FULL EVENT!

Il “coinvolgimento emotivo” è lo scopo primario di un buon concerto ma sempre all’interno delle possibilità che il ruolo di spettatore concede. In un videogioco l’interazione è il requisito primario e l’esperimento compiuto da Fortnite cerca una sintesi tra una passività e un’attività delle due organizzazioni del tempo. L’inversione richiesta dal distanziamento sociale qua è implementata in una soluzione che offre una prospettiva di innovazione, di scoperta di nuove vie.

Aerei e coronavirus, uno «scudo» di plastica per separare i passeggeri

L’immagine precedente riconfigura un’aereo come potrebbe essere ai tempi del Coronavirus. L’approccio è quello di un ritorno al passato. In un modo completamente diverso da Epic, l’idea che gli sta di dietro è che ritorneremo a viaggiare in aereo e quindi questa è una soluzione per separarci socialmente. Non sostituiremo il concerto con un gioco ma andremo ancora sotto il palco e quindi avremo bisogno di essere separati da barriere di plexiglass. Se non prendiamo in considerazione che con Epic è il cantante che è venuto a casa nostra e non siamo noi che siamo andati da lui avremo sempre bisogno dell’aereo che non potrà essere diverso da quello che conosciamo e quindi dovremo piegare i suoi seggiolini a proteggerci da chi ci sta vicino.

«La spiaggia non avrà muri di plexiglass»

Il parterre sotto un palco di un concerto assomiglia molto ad una spiaggia e l’immagine qua sopra la dice lunga dell’approccio conservativo rispetto ad una innovazione che concepisce la “crisi” del Coronavirus come uno stimolo per immaginare e sperimentare metodi nuovi.

Anzi come dimostra questo video, Ripartenze, bar e gelaterie: cosi torneremo a gustare l’espresso e il cono, le soluzioni che considerano la normalità come un ritorno ad un passato aggiornato da distanziatori interrompono spesso percorsi virtuosi come quello che stava portando all’abbandono di tutto quello che non era riciclabile da parte di molti protagonisti della nostra quotidianità.

Per fortuna, tra Fortnite e spiagge dove non andrei neanche in fotografia, esistono situazioni dove non dobbiamo inventare tutto da zero. Come dimostra Vicenzo Galasso sulla Voce.info con il suo Primo Maggio, il lavoro in tempi di Lockdown le modalità di erogazione delle prestazioni lavorative o la possibilità di erogare le stesse sono cambiate molto in questo periodo ma sempre in relazione a quale era la situazione potenziale ante-crisi.

La gravità del momento è testimoniata dal fatto che a fine marzo, dopo quasi tre settimane di lockdown, il 47 per cento dei lavoratori intervistati aveva smesso, anche solo temporaneamente, di lavorare. Ma il dato positivo è che un 35 per cento poteva continuare a lavorare da casa e si spera che quel 18 per cento che lavorava dal regolare posto di lavoro potesse farlo in sicurezza.

Come sono cambiate le modalità di lavoro a causa Lockdown

Nell’analisi dei dati di Germania, della Francia, Regno Unito adombra una una connessione tra la qualità della risposta e la situazione preesistente alla crisi provocata dal distanziamento sociale.

Continua l’analisi connettendo la differenze degli effetti che il Lockdown ha sui lavoratori in funzione del tipo di occupazione. La percentuale di occupati che dopo 6 settimane hanno smesso di lavorare è più elevata tra i blue collar (codici Isco 6-9: operai, artigiani, agricoltori) che tra i white collar (codici Isco 1-2: professionisti, dirigenti e quadri superiori) o i lavoratori dei servizi (codici Isco 3-5: tecnici, impiegati, quadri intermedi).

Il mercato del lavoro a sei settimane dal Lockdown

Un’indagine successiva certifica che quelle professioni dove l’inversione era più fattibile, il lavoro che va dal lavoratore e non viceversa, hanno risposto meglio in termini di velocità di ripresa del lavoro stesso.

Sono molto contento del salto nell’iperspazio che, l’Italia in questi due mesi, ha fatto finalmente per colmare, alla velocità della luce, i ritardi nell’adozione dello smart-working e capendo come usare la didattica a distanza, ma sono molto più intrigato dall’adozione di alcune soluzioni vincenti che derivano da una comprensione profonda dell’inversione necessaria nel guardare la nuova realtà. La dichiarazione di Luca Ceriscioli: “Cure a domicilio, così le Marche sono uscite dall’emergenza” ne è una delle massime dimostrazioni. Non voglio ritornare sulle polemiche, a proposito dello smantellamento del sistema sanitario come una delle concause dell’altissimo numero di morti che il Covid-19 ha provocato, ma evidenziare che la comprensione della meccanica del distanziamento sociale ha convinto, questo presidente di regione e professore di matematica, a portare medici e infermiere dal paziente anziché concentrare i malati negli ospedali.

Una buona sintesi di quante occasioni avremo per invertire le nostre convinzioni nel nostro modo di ragionare l’ha data ROBERTO ROSSINI, presidente delle Acli, in un articolo comparso su Avvenire il 1/5/2020 dal titolo significativo Un Centro di Gravità Permanente e di Futuro.

Caro direttore, dal 4 maggio si aprirà la fase di convivenza col virus. C’è chi tornerà allo stesso lavoro di prima. C’è chi, invece, sarà sostenuto dagli ammortizzatori sociali, perché la sua attività aprirà più avanti. Qualcuno non troverà più il suo lavoro, e dovrà mettersi alla ricerca o in formazione. Qualcuno lavorerà a singhiozzo, con attività più ridotte o di smart-working, con presenze a rotazione, se si tratterà di mettere a norma gli ambienti o adattarsi a spazi ormai vincolati. La questione degli spazi, a causa del distanziamento fisico, diventerà una questione di tempi, di orari, per consentire il soddisfacimento della domanda. A queste evidenze del mondo del lavoro s’affiancheranno a settembre quelle della scuola. La scuola — quasi un milione di lavoratori, otto milioni di studenti e sedici di genitori — non avrà gli stessi orari di prima: si alterneranno lezioni online a presenze a scacchiera, anche di pomeriggio. Per tenere insieme gli spostamenti, in entrata e in uscita, del lavoro e della scuola, servirà una nuova offerta di orari dei servizi pubblici e commerciali e una richiesta di informazioni sempre aggiornate attraverso app e siti web. Si vivrà tra beni e servizi materiali e immateriali, con orari sempre più dilatati. Questi semplici fatti quotidiani sottolineano almeno tre elementi su cui si dovrà lavorare.

Primo: cambiando i tempi del lavoro, cambieranno i tempi delle città. A questo scopo sarà necessario un piano degli orari delle città, che tenga presente “il tutto”, perché tutto è collegato. L’elettronica collegherà e farà funzionare molte realtà. La riconfigurazione e il potenziamento dei servizi pubblici e commerciali si baserà su sistemi digitali sempre più avanzati.

Secondo: la tecnologia sarà usata anche per il controllo del Covid19 (ad esempio, strumenti wearable, cioè indossabili), fissando bene i limiti al controllo sul cittadino e lavoratore.

App Australiana Covid Safe

Terzo: il ruolo del welfare sarà essenziale nel sostenere in modo intelligente e concreto i tempi, i redditi, la salute, l’assistenza, la previdenza e la formazione al lavoro, in particolare le politiche attive del lavoro. Servirà un welfare più potente. Tutte le misure a sostegno del reddito saranno le benvenute, soprattutto in fase di emergenza. Dopo di ché si dovranno mettere a punto delle politiche anche a sostegno del lavoro, coinvolgendo il sindacato e l’associazionismo economico e sociale. Di fronte a cambiamenti così grandi bisognerà porre particolare attenzione ai più deboli e ai più fragili. Chi è forte, se la caverà comunque. Chi è debole rischierà di indebolirsi di più. Il distanziamento fisico può tradursi in distanziamento reddituale, sociale e infine umano. La strada che ci porta fuori da questa tragedia ci chiede di assumere un pensiero complesso, collettivo e concreto: molto concreto.

Condividendo molto, No volveremos a la normalidad porque la normalidad era el problema, scritta che troneggiava su una casa a Madrid, mi auguro che le soluzioni alle domande poste da questa crisi siano quanto più innovative possibili, volgendo il meno possibile la testa all’indietro verso un passato da superare.

No volveremos a la normalidad porque la normalidad era el problema

Insomma molto contento dell’accelerazione nell’adozione dello smart-working e della didattica a distanza, soluzioni comunque già esistenti in passato, ma curioso che quanto è ancora da risolvere assomigli di più alla via tracciata dal concerto su Fortnite, un esempio estremo ma molto significativo, che ad aereo o spiaggia piena di paratie, o ad soluzioni tecnologiche che sviluppino solo il controllo o ottimizzino l’attesa delle code al supermercato.

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