Il Covid cooperativo di Palazzo Archinti

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Il Circolo in Piazza è un progetto della Cooperativa Sociale Io ci sono. Le donne del circolo, come amano definirsi, Luigia Crespi, Samantha Cattaneo e Jimbel Legaspi, rispettando gli obblighi della prima fase del Covid, chiudono il locale fino ad aprile. Appena è possibile riattivano l’attività ospitando le poche persone che la dimensione del locale permette servendo il caffè anche in piazza. Gli avventori non sono molti ma, a differenza dei grandi centri urbani dove una parte consistente degli introiti deriva dalla mobilità indotta dal lavoro che induce a consumare caffè e pasti lontani da casa, in un piccolo centro come Mezzago, la contrazione delle consumazioni è ridotta visto che la paura del contagio bilancia l’aumento delle persone costrette a casa dalla chiusura degli uffici nelle città.

Le inversioni sulle modalità di uso degli spazi e del tempo che il Covid propone lasciano così trapelare nuove tendenze che potrebbero diventare abitudini in grado di valorizzare il locale dandogli per una volta la possibilità di essere più appetibile dell’immaginario di un urbano lavorativo. E’ in questa luce che va letta la capacità di trasformare delle difficoltà in opportunità. L’uso forzoso di uno spazio aperto, per compensare la carenza dello spazio tradizionale all’interno delle mura del bar, permette a tutti di guardare con occhi diversi gli spazi aperti ma coperti del vicino Palazzo Archinti.

Un refettorio grande, un banco bar disponibile ma soprattutto tanto spazio all’aperto è un boccone troppo ghiotto per non essere gustato, così il primo giugno Il Circolo in Piazza prende armi e bagagli e si trasferisce all’interno di Palazzo Archinti. Ma la capacità di guardare in modo diverso cosa succede non si ferma agli elementi spaziali. Da anni a Mezzago d’estate c’è il cinema all’aperto. Lo schermo è a qualche passo dal bar e viene naturale riassemblare l’esperienza con i mattoncini di una scatola di lego diversa. Quello che prima lo faceva la pro loco adesso lo può fare il Circolo in Piazza, mentre il Bloom continua a fare la sua attività culturale.

Il Poster del Film Favolacce

Ma come spesso avviene nei processi evolutivi i piccoli cambiamenti provocano delle sfumature che non sono solo di sapore ma intaccano la sostanza. La sostituzione di un soggetto a base volontaria con uno che deve produrre il sostentamento di un gruppo di persone permette di passare da una a tre proiezioni settimanali visto che un impegno lavorativo è più esteso di uno volontario.

Il Menù Cinese fornito da Cucina Nomade

Martedì un cinema in sintonia con l’abituale platea del Bloom, attraendo un maggior numero di abituè, permette di sperimentare un’inedito accoppiamento tra la proiezione e un menù in pandant con la produzione del film. Se il film è cinese metterò nel piatto un Cha Ye Dan, mentre non mi farò scrupolo di far parlare romanesco se proietto Favolacce.

Giovedì i temi ambientali echeggiavano tra le mura del vetusto palazzo. D’altro canto se ho vinto un bando, Terrestra, per fare Un festival diffuso nelle piazze e nei luoghi d’interesse della Brianza. Per parlare del nostro rapporto col pianeta, attraversando il territorio in cui viviamo, quando trovo un nuovo spazio sono solo contento. Palazzo Archinti era una location in più nella quale condividere che legame esiste tra i nostri comportamenti e la possibilità che noi come genere umano possiamo continuare ad esistere.

I cambiamenti imposti dal Covid ci hanno obbligato a cambiare, almeno in via transitoria, molte abitudini creando ad esempio a Mezzago un giovedì di riflessione sui temi ambientali. Se questi temi avessero, a loro volta, la capacità di forzare dei cambiamenti nelle nostre abitudini, probabilmente potremmo darci delle possibilità concrete di continuare ad abitare il nostro pianeta. Avreste mai pensato la dolce estate di Palazzo Archinti come possibile prodroma di un approccio al mondo più fattivo? In questi lunghi mesi del 2020 ci sono state ragioni da vendere per piangersi addosso ma, anziché perdere tempo, questa comunità è stata in grado di pensare e ha messo in atto soluzioni piacevoli per prendersi cura di se stessa.

Terrestra il bando culturale vinto dal Bloom

Il sabato è stato dedicato a film adatti al grande pubblico. Le comunità sono complesse e avere attenzioni inclusive verso tutte le sue componenti è un passo importante anche perché non sempre la qualità delle possibilità espressive di uno strumento si adattano a tutti i contenuti e poterle esprimere in altri contesti è importantissimo. Spazio e tempo sono due dimensioni inscindibili, come ben sappiamo dalla proposizione della teoria della relatività, e nel suo piccolo il microcosmo di Palazzo Archinti è riuscito a creare una dimensione spazio temporale molto intrigante giocando con cinema e cibo.

Il Menù del Giovedì e del Sabato

Se per il martedì l’accoppiamento tra cibo e film era dato dalla nazionalità comune dei due ambiti creando un momento unico la cui connotazione era forzata dall’organizzazione per il giovedì e il sabato si è pensato di valorizzare l’abitudine ad abitare uno spazio con quel cibo che il nostro immaginario ci ha abituato a consumare in una sagra paesana estiva.

Le tre proiezioni, la qualità del cibo e l’impegno dei lavoratori nella riuscita del tutto hanno portato alla triplicazione / quadruplicazione dell’utenza. Far evolvere una cosa esistente, partita tre anni prima con una proiezione settimanale, un bar e cibo da sagra paesana da consumare prima dell’inizio del film tra 19.30 e le 21.30, ha permesso di avere un ritorno economico completamente diverso.

Visto che per ragioni organizzative la cena del martedì andava prenotata, utilizzando in maniera informale Facebook o WhatsApp, sappiamo che quel giorno arrivavano circa 130 persone, riempiendo tutti gli spazi disponibili. Potendo prenotare cena e cinema sia in modo coordinato che separato e conoscendo il valore di entrambi i beni è possibile determinare il ciclo di affari che questa epifania è stata in grado di generare tenendo conto che abbiamo potuto valutare tra 10/15 i coperti che non potevano essere serviti per il rispetto delle direttive Covid.

Durante il giovedì e sabato tutto era più informale visto che si poteva occupare il tavolo e ordinare liberamente. Tutto questo impedisce di essere precisi sull’impatto economico di queste due giornate anche perché non riempiendo tutto in modo sistematico non è possibile creare un parallelismo con la serata del martedì anche per la differente strutturazione del menù.  

Il fornitore primario delle materie prime del Circolo in Piazza, circa 90% del suo fabbisogno, rimane la Coop di Mezzago che garantisce un accordo commerciale speciale agli organizzatori degli eventi di Palazzo Archinti.

Purtroppo, per quanto ne sappiamo, questo soggetto economico non tiene traccia dell’impatto che hanno gli eventi sul suo conto economica e quindi nemmeno in questo caso c’è una fonte informativa attendibile di quanto questa nuova modalità espressiva della comunità mezzaghese possa incidere sulla struttura della catena del valore che Mezzago è in grado di determinare.

Da sapori del mondo a cibo di una specifica terra

Probabilmente è il nomadismo di Marcello Passoni, cuoco da oltre 20 anni, viaggiatore ed esploratore dei sapori del mondo, che ha provocato l’associazione tra cibo e cinema. Siamo curiosi di sapere, ma non abbiamo avuto risposta, se tutto o in parte il fabbisogno delle sue cene etniche poteva essere soddisfatto dalla Coop. Questo impedisce ancor di più una valutazione economica dell’estate mezzaghese e una comparazione con il suo recente passato.

A tal proposito è interessante scoprire che il buon Marcello proprio negli stessi giorni cambia il pattern della sua capacità di creare connessioni spostandolo dall’associazione cibo / cinema al mettere insieme cibo / luogo di provenienza proponendo i prodotti di quella terra in Cascina Bagaggera, un attore non estraneo al tessuto mezzaghese.


Durante gli stessi giorni il Bloom dichiara che la sua Premiata Pizzeria is Back facendo leva sul diverso significato della parola spazio. Cambia la forma ma sempre cibo è. Purtroppo cambia la catena del valore. Il fornitore del rosso e del bianco, pomodori e farina, è diverso – il Bloom si serve da altre parti – visto che la gamma in fornitura è molto ristretta e le quantità concentrate anziché distribuite su materie prime diverse. Questo diverso fabbisogno di fornitura porta probabilmente ad economie di scala e a formati di prodotto diversi. Immagino che confezioni di farina siano completamente diverse per una fornitura ad una pizzeria piuttosto che per una cena al ristorante.

Ma estendere anche a questa esperienza lo stimolo fornito da Marcello, quando include nella catena trasformativa di un pranzo, i prodotti del luogo, alla farina e i pomodori darebbe corpo ad un’immagine che quanto abbiamo descritto sino ad adesso potrebbe evocare: un ecosistema mezzaghese del cibo che è capace di immaginare non solo nuove modalità di consumo ma anche i suoi strumenti di distribuzione fino ad arrivare all’uso delle proprie terre per produrre quanto necessario facendolo nel rispetto dell’attenzione all’ambiente che in questi giorni si è posta come elemento di riflessione.

E le connessioni non finiscono qui perché Mezzago è stato in grado di dare risposta a tanti bisogni specifici di persone meno fortunate di noi mettendo in relazione il suo ecosistema di eventi con il complesso sistema di risposte che sanno dare sia strutture riconosciute dalla legge che quel volontariato vera trama di un tessuto sociale vivo.

Abbiamo accennato al cambio di paradigma che il Covid ha provocato nell’organizzazione dell’estate mezzaghese, passando dall’utilizzo di volontari al lavoro salariato di cooperative che non dimentichiamo sono sociali. Ancora una volta un cambio nella catena del valore che mettiamo qui come possibile suggestione di un approfondimento che può essere generato dal cambiare il ciclo di approvvigionamento del proprio cibo.

La capacità di capire come risorse esistenti possano incrementare il loro valore combinandole in modo diverso, riconoscere e cambiare la loro destinazione d’uso sono modalità alla base dei processi creativi. Adattare quello che si ha a disposizione alle caratteristiche di coloro che lo devono fruire richiama il dualismo tra l’approccio dell’astronauta, che nello spazio può solo ricombinare quanto l’astronave offre, versus l’atteggiamento del cow boy, che consuma tutto quello che incontra tanto le praterie sono infinite. Il Covid come stimolatore di innovazione è stato dunque un momento importante che Mezzago ha saputo cogliere come avevamo già documentato con le Consegne a Domicilio della Coop di Mezzago.

Box da Asporto

Se tutto questo è vero non potevano non chiudere con l’ultima suggestione che Marcello ci lascia: il Box da Asporto. Evoca le Ghost Kitchens emblema che riassume in un’immagine sola quanto il Covid ci ha chiesto di prendere in considerazione. Le Ghost Kitchens rappresentano l’elemento più versatile per soddisfare l’immaginario dei piatti di una comunità. Messo in sinergia con un sistema di approvvigionamento / distributivo che privilegi le coltivazioni locali suggerisce un ecosistema diverso dall’attuale concepito per estrarre valore dai luoghi.

Immaginatevi insalate fatte con i micro ortaggi o i fiori edibili di Pianta Natura o le lasagne a base degli asparagi della Cooperativa locale cucinate per essere distribuite in monoporzione. Se riuscite ad immaginare tutto il ciclo a partire dalla progettazione degli eventi, passando dal calcolo della materia prima necessaria a soddisfarli, state implicitamente chiedendo che i campi mezzaghesi si riempiano anche di pomodori e di cereali per fare la pizza. Come è già successo per la Sagra della Zucca state chiedendo che ogni agricoltore dedichi parte della sua terra a soddisfare la domanda di zucca che quella manifestazione ha generato. Ogni piatto immaginato permetterà dunque di orientare ad un uso rispettoso dell’ambiente fette sempre più grandi del vostro territorio.

Crediamo che gli stimoli di questa lunga estate mezzaghese siano molti. L’arrivo della stagione autunnale permetterà di tirare le fila di quanto successo e, riorganizzando le idee, progettare soluzioni che abbiano l’ambizione di tener dentro tutto quanto.

Lunga vita ad un luogo che sa innovare.

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