Come

La capacità di ciascuno di individuare e segnalare prodotti, acquistarli, apprezzarli e farlo sapere agli altri produce informazioni che, se correttamente modellate ed analizzate, sono una potente leva al servizio della realizzazione di una filiera alimentare orientata ai bisogni realmente espressi.

Se le informazioni  rimangono di proprietà della comunità che le ha prodotte ed è questa disponibilità a garantire la libertà e la qualità dell’accesso al mercato, chi acquista o vende prodotti avrà la garanzia di partecipare ad un mercato basato sui principi della filiera corta.

Inoltre, se la partecipazione delle persone è stimolata dal senso di appartenenza, c’è bisogno di un soggetto nel quale si possano riconoscere e che attragga coloro che ne condividono gli obiettivi ideali e vogliono contribuire alla loro realizzazione.

Per questi motivi abbiamo costituito un Comitato, un ente no profit snello e leggero, come primo passo di un percorso che raggiunga tutti questi obiettivi. Con il Comitato si può lavorare per creare quella comunità che, riconoscendo questi temi come centrali, sarà in grado di raccogliere le risorse per costituire una Fondazione, l’ente che per definizione è in grado di garantire che la proprietà dell’ intero progetto è di tutti i partecipanti.

Chiediamo alle organizzazioni private, alle associazioni di categoria e agli enti pubblici che condividono le finalità del progetto di partecipare secondo le proprie possibilità:  semplicemente con il proprio patrocinio per promuovere gli eventi, oppure offrendo supporto al fund raising o contribuendo direttamente a finanziare la futura Fondazione.

Il nome, il logo, i siti, la presenza sui social network e soprattutto le attività sul territorio sono le pratiche con cui tutti possono contribuire alla realizzazione di una filiera corta dove possiamo conoscere il contadino che produce quello che mangiamo senza mediazione alcuna.

4 pensieri su “Come

  1. Quindi Ciboprossimo è un progetto non profit o meglio il suo contenitore (la Fondazione) non mira al profitto ma alla proprietà diffusa della infrastruttura che consente ai produttori di incontrare i consumatori, al prezzo giusto.

  2. Se non ho mal inteso, si promuove la divulgazione di prodotti tipici e a filiera corta. Mi domando se tra i requisiti vi sia anche la genuinitá, non dico il bio certificato (nel quale poco credo) ma le buone pratiche agricole e di trasformazione (il non uso di fertilizzanti chimici oltre chiaramente ai pesticidi, erbicidi, etc ed il non uso di conservanti, coloranti, aromizzanti, etc.)

    1. L’interpretazione è assolutamente corretta vogliamo la divulgazione dei prodotti tipici a filiera corta. Le uniche annotazioni sono solo su come vogliamo farlo. Nella pagina del come vedrà che ci sono parecchi stimoli che differenziano Cibprossimo, in una fase assolutamente iniziale, rispetto a quelli che attualmente sono in circolazione. Al di là del materiale che può trovare nel blog importante è seguire la pagina e se lo ritiene di suo interesse attivarsi tramite i contatti. Grazie per l’attenzione

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